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L’informativa arriva in Aula mentre sul territorio la zona rossa continua ad allargarsi 

 Il caso Niscemi è arrivato in Parlamento come un vero e proprio caso politico. Così, durante l’informativa a Senato e Camera sulla frana che ha inghiottito parte del centro storico, l’ex governatore siciliano, oggi ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, si è ritrovato solo, fisicamente e politicamente, sui banchi del governo, mentre dalle opposizioni arrivavano accuse di mancata manutenzione. Ciò nonostante, Musumeci si è difeso sostenendo che la frana fosse inevitabile e ha parlato di un dissesto conosciuto da molti anni. Peccato che la ricostruzione fornita dal capo della Protezione civile sia stata letta dalle opposizioni come una memoria difensiva più che come un’assunzione di responsabilità. 

Il ministro ha provato a riconoscere che in questa vicenda tutte le istituzioni, da Roma a Palermo fino agli enti locali, devono sentirsi coinvolte. Sa che la Procura di Gela sta indagando anche sul suo operato e dice di essere pronto ad assumersi le proprie responsabilità. Prima, però, ha voluto sottolineare quanto fatto durante il suo governo regionale, sostenendo che sotto la sua presidenza la Sicilia avrebbe impegnato oltre il 90 per cento dei fondi disponibili per il contrasto al dissesto idrogeologico, risultando la prima regione in Italia per spesa contro le frane. 

Intanto, Musumeci ha annunciato l’arrivo di nuove risorse nei prossimi giorni per i territori colpiti, ma lo ha fatto senza citare né i tempi né gli importi. E insiste su un punto politico preciso: il dissesto in Sicilia non è un’emergenza, ma una condizione strutturale che riguarda nove comuni su dieci, in linea con il resto del Paese. Motivo per il quale ha voluto anche precisare che non intende fare da capro espiatorio. Intanto, mentre si accende il dibattito politico attorno alle parole del ministro della Protezione civile, Niscemi resta ancora in attesa di risposte concrete. 

Come se non bastasse, la situazione complessiva sul territorio pare essere in graduale peggioramento. La zona rossa si è infatti allargata verso valle per circa quattro chilometri quadrati, rendendo off limits campagne, capannoni, fabbricati e immobili rurali. A deciderlo è stato il primo cittadino Massimiliano Conti. Lo ha fatto con un’ordinanza, dopo aver constatato che i movimenti del terreno non si arrestano. 

La Regione ha avviato il monitoraggio tecnico-scientifico, affidandolo agli istituti nazionali di geofisica e oceanografia, mentre l’emergenza più urgente resta quella degli alloggi per gli sfollati. Nella fascia di 150 metri dal bordo della frana sono già stati sgomberati 880 immobili. Il Comune ha pubblicato un avviso per censire abitazioni libere da acquistare o affittare e destinare alle famiglie evacuate. 

Per quanto riguarda, invece, il fronte giudiziario, la Procura di Gela ha annunciato il pugno duro nei confronti di eventuali responsabilità e ha nominato un pool di consulenti tecnici dell’Università di Palermo per accertare le cause del cedimento. Nel frattempo, l’esercito sta affiancando le forze dell’ordine per impedire accessi non autorizzati nelle aree a rischio, con una vigilanza continua. La situazione complessiva nel paese è disarmante: il quartiere Sante Croci,uno dei più colpiti, vive da quasi due settimane in una condizione di sospensione. Ha chiuso anche l’ufficio postale che serviva almeno cinquemila persone, trasferendo i servizi fuori dalla zona rossa. 

Fonte: La Repubblica

Foto © Imagoeconomica 

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