Le parole della Relatrice speciale Onu in una conferenza stampa a Montecitorio
I crimini commessi a Gaza non possono essere letti come il risultato di azioni isolate, perché "non avrebbero potuto essere commessi materialmente senza il sostegno diplomatico, militare, politico di tantissimi Stati, Italia inclusa". Così la Relatrice speciale dell’Onu per il territorio palestinese occupato, Francesca Albanese, intervenuta nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio, tornando a denunciare una situazione che definisce una "tragedia tuttora in corso, nonostante la tregua".
L’incontro, promosso dalla deputata M5s Stefania Ascari nell’ambito dell’iniziativa “Genocidio di Gaza: un crimine collettivo”, si è svolto in un clima politico segnato da forti tensioni. Nei giorni precedenti non erano mancate prese di posizione critiche da parte di alcuni partiti della maggioranza, con Fratelli d’Italia che aveva attaccato l’appuntamento definendolo "un affronto all’istituzione". La conferenza stampa ha messo in luce "dati e fatti", già raccolti in un rapporto che Albanese aveva presentato lo scorso ottobre collegandosi da Cape Town, in Sudafrica.
Nel documento, la relatrice Onu ha spiegato di aver preso in esame "le pratiche di 64 Paesi", mettendo in luce "le responsabilità condivise da questi: dalla copertura diplomatica, alle continue forniture digitali e militari; dagli interessi economici ed energetici, alle donazioni". Una ricostruzione che, sottolinea, porta a una conclusione netta: "Il genocidio del popolo palestinese è un crimine collettivo che è stato reso possibile dalla complicità internazionale".
Ascari ha presentato Albanese come "una voce libera e coraggiosa, che va tutelata e diffusa a partire dalle istituzioni". Dal canto suo, la Relatrice ha allargato lo sguardo anche alla Cisgiordania, ricordando le violenze continue dei coloni e parlando di "assedio" che continua a gravare su Gaza, "nonostante i tentativi di pace". Nel descrivere la situazione umanitaria, ha aggiunto che "mentre il maltempo flagella la Striscia, esattamente come è avvenuto in Sicilia, i palestinesi restano al freddo, senza accesso a cibo e acqua" e che allo stesso tempo "aumentano i feriti da attacchi deliberati da Israele". Dati confermati, ha insistito Albanese, indicano che quasi 500 palestinesi sono stati uccisi durante il periodo di “cessate il fuoco”: sei bambini sarebbero morti per attacchi mirati delle truppe, mentre oltre dieci minori avrebbero perso la vita per ipotermia. 
Alla conferenza stampa ha partecipato anche una rappresentanza di parlamentari particolarmente attivi sul tema dei diritti del popolo palestinese: Arturo Scotto del Pd, già coinvolto nella spedizione della Flottiglia, Dario Carotenuto per il M5s, Peppe De Cristofaro e Tino Magni di Avs. Presenti, inoltre, l’avvocato Fausto Gianelli dell’associazione Giuristi democratici, impegnato nell’hub difensivo degli attivisti, e Alessandra Annoni, professoressa di Diritto internazionale all’Università di Ferrara.
Il rapporto di Albanese rivolge accuse esplicite anche all’Italia, collocate all’interno di un’analisi più ampia sul "doppio standard della comunità internazionale”. A sostegno di questa tesi vengono citati anche i dati sull’export: l’Europa continua a essere il principale esportatore verso Israele e Roma, accusa la relatrice, "ha aumentato i suoi scambi di circa 100 milioni di euro". Rimane inoltre aperto "il problema dell’accordo Ue-Israele", la cui mancata sospensione, secondo gli intervenuti, sarebbe imputabile anche alla posizione del governo italiano. Un "disallineamento", denuncia De Cristofaro, sul quale l’esecutivo non avrebbe mai fornito risposte.
A chiudere il confronto è stato Arturo Scotto, che ha rivolto quattro domande dirette a Palazzo Chigi, sottolineando come siano ancora senza risposta. Il deputato ha chiesto "se Un governo di patrioti può accettare che una sua cittadina possa subire sanzioni individuali, se il governo intende tutelare gli italiani al lavoro nelle Ong che non potranno più operare in quei territori, se intende attivarsi per sbloccare gli aiuti umanitari tuttora bloccati ai valichi e continuare con il suo programma ‘Food for Gaza’". Infine, "se il governo– conclude Scotto – intende rispondere alle opposizioni che hanno più volte chiesto il motivo del ‘disallineamento’ italiano a Bruxelles rispetto l’accordo Ue-Israele".
Foto © Imagoeconomica
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