Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

La Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese, in un’intervista al Fatto Quotidiano, ha espresso profonda preoccupazione per la situazione in Palestina, sottolineando che la diminuzione del numero di vittime non rappresenta una vera tregua e che la crisi umanitaria a Gaza si aggrava giorno dopo giorno.
La relatrice ha esordito con chiarezza: “Non è un cessate il fuoco”. Ha quindi spiegato che “si sono ridotti i numeri degli uccisi, ma in meno di quattro mesi l’esercito israeliano ha ammazzato oltre 500 persone solo a Gaza. E anche in Cisgiordania c’è violenza, inferta in altro modo. Ma si parla di pace”.
Francesca Albanese ha aggiunto: “A Gaza non si muore solo di proiettili, si muore di ipotermia, di fame, si muore sotto le macerie buttate giù dalle bufere e per la mancanza di cibo e medicine”. Ha poi denunciato “uno sfaldamento del sistema di protezione dei diritti umani, già fallace in Palestina”.
Riguardo alla società israeliana, la relatrice ha osservato: “Da una parte i coloni, una porzione robusta della società israeliana, ben rappresentata nelle istituzioni, di là un’altra parte della popolazione appare silente, indifferente”. Ha proseguito annunciando: “Sto scrivendo la mia prossima inchiesta che è sulla tortura: c’è un parallelo tra quello che si infligge ai palestinesi dietro le sbarre e quello che si fa fuori. Si cerca di annientarli nel corpo, nell’anima e nell’identità collettiva”.
Passando al contesto internazionale, Francesca Albanese ha analizzato il ruolo degli Stati Uniti: “oggi possiamo dire che la pressione di Trump affinché si parlasse di pace aveva due obiettivi: velocizzare l’ingresso degli Usa nelle vicende mediorientali. Del resto, Israele è un’appendice dell’imperialismo Usa nel Medio Oriente”. Ha precisato inoltre che “l’altro obiettivo era mettere a tacere l’opinione pubblica internazionale: la Flotilla aveva creato un colpo di frusta che ha mobilitato tanta gente e che i governi occidentali vicini a Israele non potevano gestire. Così tutti, anche nel governo italiano, si sono affannati a parlare di pace”.
La relatrice ha espresso sconcerto per le iniziative legate all’ex presidente americano: “il Board di Trump si sostituirebbe al Consiglio di Sicurezza Onu. Sconcerta che altri Stati aderiscano: si mira a sfaldare il sistema multilaterale dell’Onu, più o meno democratico”. Ha poi proseguito: “Sì, l’impero Usa decide e non trova opposizione, ma è disfunzionale dal punto di vista del rispetto delle regole e del mantenimento della pace. Non si rendono conto delle bombe di risentimento e sofferenza che stanno seminando in Medio Oriente. La fase 2 prevede la costrizione dei palestinesi sopravvissuti alla fase più acuta del genocidio in zone di concentramento, staranno nelle riserve. È come il colonialismo contro i nativi in America”.
Sul fronte interno italiano, Francesca Albanese ha messo in guardia: “bisogna capire che c’è un nemico comune e la Costituzione italiana è in pericolo. La Palestina ha scatenato una presa di coscienza, sono scese in piazza anche persone a cui non sarebbe importato nulla della Palestina 2/3 anni fa. E questo ha portato ai decreti che funzioneranno da bavaglio nei confronti della libertà di espressione, alle misure contro chi è sceso in piazza, alle schedature”.
Ha inoltre evidenziato: “Anche dalla Germania e dall’Italia continuano ad arrivare armi e assistenza tecnica. E comunque si sono intensificati gli scambi commerciali tra Italia e Israele. Siamo al punto più basso della diplomazia italiana in Medio Oriente”.
Riguardo alla crisi finanziaria delle Nazioni Unite, la relatrice ha dichiarato: “Se gli Usa si sono ritirati, altri non hanno pagato le somme dovute. Per qualche mese l’Onu sarà in grado di pagare le operazioni in corso, ma non altri programmi. All’Alto commissariato per i diritti umani ci sono tagli di organico fino al 30%”.
Infine, commentando le sanzioni personali imposte dagli Stati Uniti nei suoi confronti, Francesca Albanese ha concluso: “Male, il cappio si fa sempre più stretto, non riesco più a ricevere un pagamento. E sono l’unica che non è sostenuta dal proprio Stato: in altri casi sono stati i governi a fare da garanti. Sono sanzioni draconiane senza possibilità di appello”.

Fonte: il Fatto Quotidiano

Foto © Paolo Bassani

ARTICOLI CORRELATI

Francesca Albanese trattata come una terrorista. Governo tace ma accoglie i tagliagole dell’Isis

Piantedosi proteggi Francesca Albanese. Rischia la vita
di Saverio Lodato

Roger Waters: ''Ascoltate Francesca Albanese, lei dice la verità''
di Giorgio Bongiovanni

Il ritorno della Santa Inquisizione contro Francesca Albanese: ''E' una strega fallita!''

   

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos