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Secondo il sociologo, l’Occidente punta a sfruttare la frattura interna iraniana 

Se l’Italia fosse nella stessa situazione dell’Iran, un governo democratico arriverebbe a ordinare alle forze dell’ordine di sparare sui manifestanti? È da questa domanda, senz’altro provocatoria, che prende avvio l’ultima analisi di Alessandro Orsini sul Fatto Quotidiano, pensata per chiarire, attraverso la sua chiave di lettura, quanto sta avvenendo in Iran.
Proprio l’Iran, infatti, in questi ultimi giorni è diventato il teatro drammatico di una delle ondate di proteste antigovernative più vaste e sanguinose degli ultimi anni, scoppiate già alla fine di dicembre 2025. In molte città, le forze iraniane hanno usato munizioni reali, fucili automatici e tattiche di dispersione di estrema durezza contro i manifestanti, provocando migliaia di vittime in un arco di tempo molto breve e generando scene di caos, ospedali saturi e arresti di massa. Secondo la CBS, le vittime della repressione in Iran sarebbero almeno 12mila, ma potrebbero arrivare anche a 20mila. 
Tornando all’analisi del noto sociologo, gli Stati possono reagire in modo diverso a seconda del tipo di minaccia che affrontano, soprattutto quando è in gioco la loro stessa sopravvivenza. Minacce - ha precisato Orsini - che possono provenire dall’esterno o dall’interno, e che talvolta si sovrappongono. Quando una protesta interna è sostenuta, apertamente o implicitamente, da potenze straniere pronte a intervenire militarmente, lo Stato che la subisce non la percepisce più come semplice dissenso, ma come un rischio esistenziale. Ed è proprio in questo quadro che, secondo Orsini, rientrerebbe ciò che sta accadendo in Iran: un Paese attraversato da una profonda spaccatura interna, con una parte della popolazione ostile al regime e potenze occidentali pronte a sfruttare quella frattura per indebolire o rovesciare il sistema. Ovviamente, a loro vantaggio.
“Proviamo a fare un esperimento mentale - scrive Orsini sul Fatto Quotidiano. Immaginiamo che centomila manifestanti cerchino di entrare a Palazzo Chigi per rovesciare Meloni con il sostegno dell’Iran pronto a bombardare Roma. Il governo italiano che cosa farebbe? In primo luogo, etichetterebbe i manifestanti come ‘rivoltosi’, come accadde con Carlo Giuliani a Genova. Se poi Meloni si trovasse in uno stallo strategico, il governo italiano ordinerebbe ai Carabinieri di sparare sulla folla, con un margine di errore vicino allo zero”. E aggiunge: “L’Iran è diviso. Molti iraniani sono contro Khamenei e molti altri sono con lui. I conflitti severi generano sempre situazioni complesse. Il mondo è semplice per le menti semplici. L’idea: ‘Tutti sono da una parte’ era ridicola in Ucraina, figuriamoci in Iran. La verità sostanziale dei fatti - ha concluso Alessandro Orsini - è che l’Occidente sta cercando di assumere il controllo dell’Iran. L’Occidente non ha avuto pietà per gli ucraini e non ha alcuna pietà per gli iraniani. Nella prospettiva di Trump e Netanyahu, tanto maggiore sarà il numero di iraniani uccisi, tanto più grandi saranno i benefici. L’Iran sarà più mortificato e destabilizzato. E l’Occidente potrà dire di essere moralmente superiore”. 

Foto © Roberto Pisana 

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