A Parigi i volenterosi stabiliscono le garanzie che la guerra non cessi. Macron: "Dopo il cessate il fuoco, migliaia di soldati francesi potrebbero essere inviati"
Dopo l’aggressione militare illegale in Venezuela e le minacce avanzate anche verso Cuba, Iran, Messico e Groenlandia alla Casa Bianca l’approccio diplomatico sembra essere clamorosamente deflagrato anche con la Russia, come testimoniato dalle dichiarazioni degli ultimi giorni.
Poco dopo la cattura di Nicolas Maduro, nel commentare lo stato dei negoziati, il presidente americano Donald Trump ha insistito sull’idea che una via d’uscita diplomatica resti possibile, lasciando intendere che Washington continui a lavorare dietro le quinte per chiudere il capitolo ucraino. “Penso che a un certo momento concluderemmo un accordo”, ha affermato, inserendo questa prospettiva nel solco delle ripetute dichiarazioni in cui ha parlato di negoziati nelle “fasi finali” e di “progressi significativi” verso la fine della guerra.
Buoni propositi quelli del tycoon se non fosse per la sua insistenza volta a raggiungere un’intesa che garantisca “un accordo forte”, accompagnata da “garanzie di sicurezza” per Kiev, da imporre però alla Russia con la forza.
A questo scopo, il presidente ha rilanciato la leva dei dazi come strumento di pressione non solo su Mosca, ma anche sui Paesi che continuano a sostenerne l’export energetico. “Potremmo aumentare le tariffe per l’India, se non aiuteranno a risolvere il problema del petrolio russo”, ha continuato, avvertendo che Washington “può aumentare i dazi su di loro molto rapidamente” se Nuova Delhi non ridurrà gli acquisti di greggio da Mosca. In questo quadro, la minaccia di un ulteriore irrigidimento commerciale arriva dopo provvedimenti che già prevedono tariffe molto elevate sui Paesi che continuano a comprare petrolio, gas e altre materie prime russe, in linea con proposte di legge che autorizzano dazi fino al 500 per cento contro chi alimenta, a prezzi scontati, la macchina bellica del Cremlino.
Trump ha inoltre spiegato di aver discusso con i membri del Congresso statunitense la possibilità di rafforzare le sanzioni contro la Russia, collegando strettamente la dimensione tariffaria alle misure punitive più tradizionali. Nel descrivere questi colloqui, il presidente ha ricordato che i nuovi strumenti legislativi “consentono al presidente di fare ciò che vuole” sul fronte delle sanzioni, presentando quindi l’inasprimento delle misure economiche come una «opzione» di cui la Casa Bianca dispone per aumentare la pressione su Mosca se i negoziati di pace dovessero rallentare. L’idea è utilizzare l’arma combinata di dazi e sanzioni per stringere ulteriormente il margine di manovra economico della Russia, mantenendo però aperta la porta a un accordo che permetta di dichiarare politicamente chiusa la guerra.
Trump ritratta sul raid di droni alla residenza di Putin
Parallelamente, Trump ha completamente virato di 180° sulle sue condanne all’attacco di Kiev alla residenza di Vladimir Putin, avvenuto il 29 dicembre. Il presidente americano ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti che mostrano chiaramente la sua reazione iniziale all'accusa russa. 
"Non mi piace. Non va bene. L'ho saputo dal presidente Putin oggi. Ero molto arrabbiato", aveva commentato a margine di una telefonata con il leader del Cremlino.
Condanna ora subito ritrattata dal tycoon che ha fatto leva sulle verifiche condotte dagli apparati statunitensi. “Non credo che l’attacco ucraino contro la residenza di Putin si sia verificato”, ha detto, aggiungendo che “lui [Putin] ha detto che la sua casa è stata attaccata. Noi non crediamo che ciò sia accaduto, poiché l’abbiamo già verificato”, pur ammettendo che “qualcosa è accaduto nelle vicinanze” della residenza, ma le informazioni raccolte da Washington non confermano affatto che l’obiettivo sia stato l’edificio in cui vive il presidente russo, alimentando così il sospetto che si tratti di un episodio usato politicamente da Mosca per rafforzare la narrativa dell’assedio e giustificare nuove rappresaglie, poi di fatto mai avvenuto, o una giustificazione per una rottura del tavolo negoziale, anch’essa mai verificatasi attualmente.
Il piano dei volenterosi per schierare le truppe e impedire che la guerra cessi
Ed ecco che su uno scenario di rottura totale si colloca il documento presentato ieri dalla "Coalizione dei volenterosi" a Parigi per delineare un quadro di garanzie di sicurezza per l'Ucraina, come annunciato l'inviato speciale degli Stati Uniti per la politica ucraina, Steve Witkoff.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer hanno firmato una dichiarazione d'intenti per schierare una forza multinazionale nel territorio ucraino successivamente alla cessazione delle ostilità.
Per la prima volta, anche gli Stati Uniti hanno sostenuto un'ampia coalizione di alleati dell'Ucraina, impegnandosi a fornire garanzie di sicurezza che, secondo i leader, includerebbero impegni vincolanti a sostenere il Paese in caso di nuovi attacchi della Russia.
Secondo le dichiarazioni di Macron, i meccanismi di monitoraggio del cessate il fuoco sono stati concordati durante il vertice, con i dettagli che verrebbero forniti dagli Stati Uniti. Le Forze Armate ucraine costituirebbero la prima linea di deterrenza contro l'aggressione russa, mentre le forze straniere della “Coalizione” opererebbero sulla terraferma, in aria e in mare. Zelensky ha assicurato che i documenti sulle garanzie di sicurezza sono pronti e verranno firmati a breve.
Il capo dell’Eliseo è poi entrato ancora più nei dettagli che rivelano risvolti ancora più inquietanti, che vedono le truppe francesi direttamente schierate nel Paese.
"Migliaia di soldati francesi potrebbero essere schierati per sostenere la pace in Ucraina dopo il cessate il fuoco. Dopo la firma dell'accordo di pace, vogliamo, in primo luogo, fornire immagini e dati di sorveglianza (...), in secondo luogo, partecipare alla ricostruzione dell'esercito ucraino e, in terzo luogo, abbiamo dimostrato la nostra disponibilità a essere schierati come parte di questa forza multinazionale. Queste non sono forze che ci impegniamo a partecipare a operazioni di combattimento. Sono forze di supporto dopo la firma dell'accordo di pace", ha affermato Macron a margine del vertice, aggiungendo che, secondo lui, la Turchia è pronta ad assumersi la responsabilità della componente marittima delle garanzie di sicurezza per l'Ucraina. 
Oltre a Parigi, anche Gran Bretagna ha firmato una dichiarazione d'intenti sul futuro dispiegamento di forze multinazionali una volta raggiunto un cessate il fuoco.
Macron ha inoltre spiegato che gli Stati Uniti assumeranno invece un ruolo guida nel monitoraggio del cessate il fuoco dopo la firma dell'accordo di pace:
"Questo vertice di Parigi ha cambiato il modo in cui, per la prima volta, c'è stata cooperazione tra la Coalizione dei Volentieri, gli ucraini e gli americani, e gli americani hanno dichiarato la loro disponibilità a questo... Ecco cosa è cambiato nelle ultime settimane. Saranno loro a guidare il monitoraggio del cessate il fuoco, ovvero tutto il lavoro necessario per determinare se il confine venga violato o meno", ha proseguito Macron.
Witkoff, che ha guidato i colloqui con la Russia, ha confermato dopo il vertice che Trump "sostiene fermamente" le disposizioni proposte.
"Questi protocolli di sicurezza hanno lo scopo di... scoraggiare qualsiasi attacco, qualsiasi ulteriore attacco in Ucraina, e... se ci saranno attacchi, hanno lo scopo di difendere, e faranno entrambe le cose. Sono più forti che mai", ha detto in una conferenza stampa congiunta con i leader francese, tedesco, britannico e ucraino.
Alla domanda sulla ripresa del dialogo con il presidente russo Vladimir Putin, Macron ha risposto che "riorganizzerà i contatti nelle prossime settimane".
Tuttavia, al di là delle belle frasi di circostanza, appare evidente come i piani per "schierare truppe di pace della NATO in Ucraina" dopo la fine della guerra mirano principalmente a impedire che la guerra cessi, poiché qualsiasi schieramento di truppe dell’Alleanza è inaccettabile per la Russia.
Il Ministero degli Esteri russo Sergei Lavrov ha più volte bollato qualsiasi contingente militare NATO in Ucraina "categoricamente inaccettabile" e fonte di "escalation incontrollata con conseguenze imprevedibili".
Ecco l’ennesima farsa in salsa occidentale per prolungare il conflitto a tempo indeterminato e forse sperare in futuro, in un golpe morbido in stile Venezuela.
Foto © Imagoeconomica
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