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Il PCHR raccoglie dettagliatamente i racconti dei sopravvissuti alle torture: “Hanno spezzato la nostra anima e ogni speranza di vita che avevamo

Grazie agli accordi di tregua, centinaia di detenuti palestinesi sono tornati ad abbracciare i propri cari a Gaza e in Cisgiordania, ma la felicità del loro sguardo nasconde indicibili drammi interiori. Associazioni per i diritti umani come il Palestinian Centre for Human Rights (PCHR) documentano una moltitudine di testimonianze riguardanti stupri, minacce di stupri per familiari, aggressioni con oggetti e animali, nudità forzata e video riguardanti prigionieri in disumane condizioni. Sul fatto Israele continua a sostenere di agire sempre in conformità con la legge, nonostante l’eterogeneità delle denunce che portano inevitabilmente a compiere importanti riflessioni su ciò che accade all’interno delle carceri israeliane. Di seguito alcune delle testimonianze più sconvolgenti:

N.A., madre palestinese di 40 anni e arrestata a nord di Gaza in un checkpoint israeliano, ha dichiarato di esser stata stuprata 4 volte in tre giorni di detenzione, poi lasciata nuda per parecchie ore in una stanza mentre i soldati israeliani la filmavano e minacciavano di pubblicare le sue nudità online. La tortura è terminata soltanto quando alla donna è iniziato il ciclo, quindi è stata rivestita e portata in un’altra cella. “Ogni singolo istante ho sperato di morire” si legge nella sua deposizione. 

M.A., diciottenne di Gaza arrestato nella ricerca di ottenere aiuti umanitari in un punto di distribuzione della Gaza Humanitarian Foundation. Costretto ad inginocchiarsi e a subire, insieme ad altri detenuti, continue aggressioni sessuali con un oggetto sotto gli occhi dei soldati mentre gridavano ripetutamente aiuto. “Hanno violato la nostra dignità, hanno spezzato la nostra anima e ogni speranza di vita che avevamo”.

T.Q., uomo di 41 anni arrestato da sfollato nel Kamal Adwan Hospital di Gaza Nord nel dicembre 2023, racconta di numerose aggressioni con un bastone di legno durante interrogatori e sedute punitive, costretto a rimanere in posizioni dolorose, a subire aggressioni sessuali e a compiere azioni degradanti. Denuncia inoltre le minacce dei soldati israeliani di voler condurre la moglie in cella, violentarla davanti a lui e in seguito stuprarlo nuovamente. “L'umiliazione è stata intollerabile. Ho perso conoscenza per alcuni minuti”.

A.A., padre trentacinquenne di Gaza City arrestato nell'Al-Shifa Hospital e trasferito successivamente in altre strutture, come il campo militare di Sde Teiman nel deserto del Negev, ricorda quando le guardie fecero distendere a terra lui e altri detenuti, lungo un corridoio fuori dalle telecamere, lasciando che cani addestrati camminassero sopra di loro per terrorizzarli. In seguito uno dei cani è stato usato persino per tentare di aggredirlo sessualmente, un episodio di disumanizzazione, “Sono stato trattato nemmeno come un cane, ma come un oggetto da distruggere”.

I fatti descritti non rappresentano singolari casualità bensì pratiche ricorrenti all’interno di diverse strutture detentive israeliane, “un modo per allargare il campo di battaglia nello spazio più intimo del corpo e della famiglia di una persona” secondo un ricercatore legale a Gaza. Le Convenzioni di Ginevra e dell’ ONU proibiscono ovviamente torture e tali crudeli trattamenti, obbligando ogni Stato a prevenire e punire tutti quegli atti che infliggono gravi sofferenze fisiche e psichiche, infine i tribunali internazionali identificano lo stupro e le violenze sessuali quali potenziali crimini contro l’umanità o di guerra. Per i sopravvissuti, le cui testimonianze sono raccolte in file legali, la richiesta è semplice: le loro storie devono essere prese in considerazione seriamente e indagate, non insabbiate o sminuite. Israele, del resto, utilizza lo stupro e l’abuso come arma politica per spezzare il morale e la dignità di generazioni di palestinesi. Da decenni prigionieri palestinesi (uomini e donne), in particolare dall’inizio del genocidio a Gaza denunciano questo tipo di violenze subite nelle carceri israeliane. Gli abusi sessuali sono uno strumento illegale e inumano a cui tutte le potenze coloniali hanno fatto ricorso nella storia per affermare il proprio dominio sui territori che occupano. Un dominio che, prima di tutto, riguarda i corpi.  

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