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Fonti confidano a La Repubblica che i giudici dell’Aia attendono le carte dalle autorità di Tripoli, ma si profila una lunga battaglia legale per l’eventuale consegna

I giudici dell’Aja vogliono processare in Olanda il boia libico Osama Almasri il prima possibile. La Corte penale internazionale “appena avrà la comunicazione ufficiale dell’arresto di Osama Njeem Almasri chiederà alla Libia la sua estradizione”, scrive La Repubblica. Fonti riportano che “si segue con attenzione l’evolversi della vicenda”. Il generale libico è stato arrestato due giorni fa ma non sulla base del mandato spiccato dalla Corte, bensì su disposizione della procura Generale di Tripoli per casi di tortura (dieci per l’esattezza) commessi nel carcere di Mitiga e per la morte di un detenuto. Quindi un arresto delle autorità libiche, apparentemente scollegato dai fatti contestati dai giudici dell’Aja. Motivo per cui il suo status resta sospeso e non è detto che l’estradizione avrà luogo perché la Libia non ha firmato lo Statuto di Roma, anche se il governo libico di Dbeibeh, a maggio scorso, ha comunicato al Cancelliere della Corte Penale Internazionale di aver accettato la giurisdizione della CPI (ai sensi dell'articolo 12(3) dello Statuto di Roma) in relazione ai presunti crimini commessi nel suo territorio dal 2011 alla fine del 2027. Sbloccare la situazione, che si giocherà sul piano della legge internazionale e delle leggi libiche, richiederà sicuramente tempo. Ma l’Aja è determinata a farsi consegnare il detenuto. Il 18 maggio scorso, il presidente Hakomitna Abdul Hamid Dbeibeh, ha pubblicamente scaricato Almasri annunciando di volerlo consegnare alla Corte. “Nessuno è al di sopra della legge”, ha affermato il presidente qualche ora dopo l’arresto. Se l’ex comandante dovesse essere trasferito a Misurata (territorio che sfugge al controllo di Tripoli, seppur rappresenti un bastione anti Haftar) è possibile che Almasri sia riuscito a negoziare un salvacondotto personale. Se invece dovesse rimanere in custodia a Tripoli, forse la consegna alla ICC potrebbe anche essere più di un’ipotesi. 
L’arresto di Almasri arriva dopo mesi di forti tensioni tra milizie libiche. Il premier ha tentato di mettere freno alla forza delle bande armate che controllano diverse città della Tripolitania come “forze autonome”, scatenando anche una crisi politica in seno al proprio esecutivo, nonché  violenti scontri a Tripoli. Nello specifico, il fragile equilibrio si è rotto quando, su mandato del premier, la Brigata 444 - collegata al ministero della Difesa-, insieme alla Brigata 111 e ai miliziani di Misurata hanno giustiziato Abdelghani al-Kikli, noto come “Gheniwa”, e reso di fatto inoffensivi suoi uomini dell"Ssa” (Apparato di Sostegno alla Stabilità), e hanno successivamente tentato di disarmare anche la Rada di cui era capo Almasri, fallendo e provocando una situazione di instabilità nei mesi a seguire che si sono prolungati fino alla stipula di un “accordo”, avvenuto lo scorso settembre sotto l’egida della Turchia - tra il Gnu (Governo di Unità Nazionale) e la Rada. “Accordo” che ha previsto il ritiro della Rada dalla base aerea di Mitiga, la nomina del generale Abdul Fattah Dubub, nuovo capo della Polizia Giudiziaria, e l’ok per l’arresto di soggetti ricercati dai magistrati di Tripoli. Primo in lista: Osama Almasri.

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