Il leader del Cremlino: “Costretti ad agire”. Belusov: il sistema Golden Dome prevede sia l'intercettazione che la distruzione pre-lancio di missili russi e cinesi
Alla riunione con i membri permanenti del Consiglio di sicurezza russo il clima è stato più teso che mai.
“Gli Stati Uniti hanno condotto un'esercitazione a ottobre per provare un attacco missilistico nucleare preventivo contro la Russia. Inoltre, Washington prevede di schierare missili in Europa e nella regione Asia-Pacifico, con un tempo di volo di sei-sette minuti dalla Germania alla Russia centrale”, ha dichiarato il Ministro della Difesa Andrei Belousov, evocando chiaramente i piani di dispiegamento in Germania, a partire dal 2026, di missili a lungo raggio Tomahawk e gli ipersonici Dark Eagle provenienti dagli Stati Uniti in grado di garantire al Paese un assetto offensivo molto preoccupante per Mosca.
Una premessa a cui si aggiunge il tweet di Donald Trump, lanciato poco prima dell’incontro con Xi Jinping, che ha lasciato il mondo intero con il fiato sospeso.
“Ho dato istruzioni al Dipartimento della Guerra di iniziare a testare le nostre armi nucleari su eguali basi. Questo processo inizierà immediatamente”.
Pochi giorni dopo, l’annuncio del lancio, avvenuto questa mattina, del missile balistico intercontinentale Minuteman III che ha percorso circa 6.750 km per raggiungere il Ronald Reagan Test Site nell'atollo di Kwajalein nelle Isole Marshall.
Putin ha definito le dichiarazioni di Trump “una questione seria”, aggiungendo che il Consiglio di Sicurezza ha analizzato le dichiarazioni rilasciate negli ambienti dirigenti statunitensi. Il Presidente ha inoltre affermato che Mosca non ha intenzione di ritirarsi dal Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT), ma sarebbe costretta a prendere le misure appropriate qualora si percorresse questa pericolosa iniziativa.
Secondo Jesús Ágreda, professore colombiano di politica internazionale presso l'Università Javeriana di Bogotà, riprendere i test nucleari dopo una pausa di quasi 30 anni è inutile e mira a inviare un segnale politico, non militare, "in un mondo in cui esistono già modelli e capacità di simulazione sufficientemente accurati”.
Il messaggio è chiaro: gli Stati Uniti sono pronti ad usare l’arma atomica per difendere l’inviolabilità egemonica dell’impero.
Secondo Belousov, Washington sta attivamente aumentando il suo potenziale di armi offensive strategiche e si sta ritirando sistematicamente dai trattati di stabilità strategica. Ha precisato che gli Usa stanno lavorando allo sviluppo del sottomarino strategico Columbia e alla rimessa in servizio di 56 lanciatori fuori uso su 14 sottomarini. Inoltre, il ministro della Difesa ha riferito che gli Stati Uniti stanno anche lavorando allo sviluppo di un nuovo missile balistico intercontinentale con testata nucleare e una gittata di 13.000 km.
E ancora: “Il programma statunitense Golden Dome prevede sia l'intercettazione che la distruzione pre-lancio di missili russi e cinesi”, ha ricordato Belousov.
Nei dettagli, questo sistema, previsto operativo entro il 2029, sarà composto da una costellazione tra 950 e 16.000 satelliti in orbita bassa terrestre, equipaggiati con sensori avanzati e intercettori cinetici. Questi satelliti rileveranno rapidamente i missili balistici intercontinentali fin dal lancio e li intercetteranno sia nelle fasi iniziali (boost), sia in quelle intermedie (midcourse), sia nella fase terminale (rientro) attraverso veicoli in grado di sopportare il calore atmosferico. Il sistema sarà integrato con più livelli di difesa, tra cui nuovi radar terrestri, sistemi laser e missili NGI, THAAD e Patriot, garantendo copertura a tutto il territorio USA. La gestione sarà affidata alla US Space Force sotto il comando del generale Michael Guetlein e coinvolgerà grandi contractor come SpaceX, Lockheed Martin e Anduril. Il costo stimato varia fra 175 miliardi e oltre un trilione di dollari, data la complessità e il numero di satelliti e intercettori necessari per coprire ogni lancio multiplo. Il sistema punta a un’efficacia del 97%, ma resta dibattuto tra esperti per tempistiche, costi e fattibilità tecnica.
“Come emerge da un'analisi delle dichiarazioni contrastanti di funzionari statunitensi, i piani degli Stati Uniti per una possibile ripresa dei test nucleari non sono del tutto chiari”, ha commentato il Segretario del Consiglio di Sicurezza russo Sergey Shoigu. 
I vertici russi ora chiedono una risposta immediata. Belousov, da parte sua, ha dichiarato di ritenere opportuno avviare immediatamente i preparativi per test nucleari su vasta scala.
"Dobbiamo concentrarci non solo e tanto sulle dichiarazioni e sui proclami di personaggi politici e funzionari americani, ma soprattutto sulle azioni degli Stati Uniti d'America", ha aggiunto, concludendo che l'eventuale abbandono della moratoria sui test nucleari da parte degli Stati Uniti potrebbe rappresentare un passo verso la distruzione del sistema di stabilità strategica globale.
Pokrovsk circondata: cresce la pressione sul fronte orientale
Mentre i media glorificano ed amplificano la conquista dell’edificio del consiglio comunale della città di Pokrovsk, la situazione al fronte continua a peggiorare per Kiev.
Secondo Readovka, le forze armate russe hanno respinto un importante contrattacco ucraino nei pressi di Kupyansk, città strategica nella regione di Kharkiv, consolidando le proprie posizioni e impedendo a Kiev di creare una crisi operativa lungo il fronte nord-orientale.
In particolare la 6ª Armata Interforze della Guardia russa avrebbe respinto un attacco coordinato dalle 92ª e 151ª Brigata ucraine, supportate da droni e artiglieria, nelle aree di Radkovka, Moskovka e nella foresta di Kashtansky Les, nei pressi del villaggio di Sadovoe.
L’obiettivo delle forze ucraine era rallentare l’avanzata russa e guadagnare tempo per ritirare le truppe dalla riva orientale del fiume Oskol, ma — secondo fonti russe — l’operazione non ha avuto successo. Le forze di Kiev non sarebbero riuscite a penetrare nelle linee difensive di Kupyansk, nonostante abbiano subito perdite significative.
Parallelamente, la situazione appare critica anche più a sud, nel settore di Pokrovsk, dove — secondo il quotidiano tedesco Bild — le truppe ucraine rischiano l’accerchiamento. Fonti interne alle forze armate di Kiev ammettono che circa l’80% della città è ormai sotto controllo russo, mentre la guarnigione di Myrnohrad, poco più a sud, si troverebbe quasi completamente isolata.
Alcuni militari ucraini, citati dai media internazionali, parlano di una situazione “estremamente grave”, con intere unità tagliate fuori dai rifornimenti. Crescono inoltre le critiche verso il presidente Volodymyr Zelensky, accusato di non aver ordinato per tempo il ritiro delle truppe da posizioni ormai indifendibili.
Nel frattempo, il tentativo ucraino di lanciare un contrattacco verso Rodynske non ha prodotto risultati: i combattimenti restano accesi nelle periferie occidentali della città, ma il fronte non ha registrato avanzamenti significativi. Le forze russe mantengono il controllo del corridoio che separa le posizioni ucraine tra Pokrovsk e Myrnohrad, rendendo difficile qualsiasi manovra di soccorso.
Kiev continua a impiegare uomini e risorse nel tentativo di evitare che l’opinione pubblica percepisca la situazione come una sconfitta, ma quando gli ucraini non potranno più resistere all’avanzata, saranno gli europei a sostituirli.
ARTICOLI CORRELATI
Il Donbass cade, ma l'Occidente rilancia un piano folle per allungare il conflitto
Trump tra trattative e pressioni alla Russia: ''Bisogna lasciarli combattere''
Il Pentagono approva l’invio dei Tomahawk per l’Ucraina
