Zelensky: “Fermare la Russia ora, bisogna farlo subito”. Wall Street Journal: Trump convinto dai suoi funzionari a cambiare politica sull’Ucraina
È un discorso solenne e sinistro, quello pronunciato da Volodymyr Zelensky all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York.
"I fatti sono semplici: fermare questa guerra ora, e con essa la corsa agli armamenti globali, è più economico che costruire in seguito asili sotterranei o enormi bunker per infrastrutture critiche. Fermando la Russia ora è più economico che indovinare chi sarà il primo a creare un semplice drone in grado di trasportare una testata nucleare. "Fermando Putin ora è più economico che cercando di proteggere ogni porto e ogni nave dai terroristi con l'aiuto di droni navali.", ha sottolineato il leader ucraino, lanciando un accorato appello ad attuare ora lo scontro decisivo, senza negarsi all’eventualità di inasprire pericolosamente il confronto.
"Se questo richiede armi, se questo richiede pressione sulla Russia, allora bisogna farlo. E bisogna farlo subito. Altrimenti, Putin continuerà a portare la guerra sempre più lontano, più in profondità e più in profondità", ha esortato Zelensky.
I fondi per il nuovo grande sforzo bellico sono ovviamente già pronti. Reuters ha rivelato che l’Unione Europea sta preparando un “prestito di riparazione” per Kiev fino a 130 miliardi di euro, finanziato con i beni russi congelati, in gran parte depositati presso Euroclear, con l’obiettivo di sostenere gli sforzi militari e rimandando il rimborso solo a quando arriveranno le riparazioni da Mosca nell’ambito di un futuro accordo di pace. Nel mentre la Commissione lavora a un meccanismo che permetta di utilizzare questa liquidità senza violare il principio della non confisca, una linea rossa per diversi governi e per la Banca Centrale Europea.
In questo contesto di ripresa feroce delle ostilità ha giocato un ruolo decisivo l’endorsement di Donald Trump rispetto alle condizioni massimaliste del leader ucraino.
"Credo che l'Ucraina, con il sostegno dell'Unione Europea sia in grado di combattere e riprendere tutto il suo territorio entro i suoi confini originali"; "Con il tempo, la pazienza e il sostegno finanziario dell'Europa , e in particolare della NATO, ripristinare i confini originali dove è iniziata questa guerra è del tutto possibile"; "La Russia sta combattendo una guerra insensata da tre anni e mezzo che una vera potenza militare avrebbe potuto vincere in meno di una settimana. Questo non rende onore alla Russia. Anzi, la fa apparire piuttosto come una 'tigre di carta'"; "L'Ucraina sarà in grado di riportare il suo paese alla sua forma precedente e, chissà, forse anche di più!", ha scritto sul social Truth, contraddicendo clamorosamente quanto affermava fino a poche settimane prima.
"L'Ucraina deve essere disposta a cedere parte del suo territorio alla Russia, altrimenti più a lungo andrà avanti la guerra, più perderà territorio!!" si legge in un suo post del 18 agosto scorso. 
Donald Trump
E ancora: "Non si può raggiungere un accordo di pace tra due fazioni in guerra se entrambe le parti non accettano di rinunciare a qualcosa... Altrimenti, se una delle due ottiene tutto ciò che vuole, non si tratta di un accordo di pace. Si chiama resa", ha dichiarato a Fox News sempre lo scorso mese.
Il Wall Street Journal segnala che negli ultimi giorni Trump ha incontrato funzionari statunitensi che lo stanno spingendo ad adottare misure più decise sulla questione della risoluzione della guerra tra Russia e Ucraina, in particolare il rappresentante speciale per l'Ucraina Keith Kellogg e il rappresentante permanente degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite Michael Waltz. Secondo le fonti della pubblicazione, questi ultimi avrebbero persuaso il leader americano sulla situazione attuale sul campo di battaglia delineando una situazione sfavorevole dal punto di vista russo. Allo stesso tempo, sempre secondo il WSJ, il tycoon starebbe autorizzando la vendita di armi all'Ucraina, pur limitando l'uso di armi americane per attacchi in profondità nel territorio russo.
Anche Zelensky fino a qualche mese fa non vedeva possibilità per una svolta nella situazione sul campo. “L'Ucraina non ha la capacità militare necessaria per riconquistare tutti i territori occupati dalla Russia dal 2014”, aveva riconosciuto in un'intervista al quotidiano francese Le Parisien a dicembre dello scorso anno.
Nel 2022, proprio mentre erano in corso i colloqui di Istanbul che avrebbero potuto fermare l’ecatombe senza fine, era addirittura favorevole alla questione cardine del conflitto, ovvero il non ingresso della NATO e delle armi occidentali. "Lo status neutrale e non nucleare dell’Ucraina siamo pronti ad accettarlo: se ricordo bene, la Russia ha iniziato la guerra per ottenere questo", affermò il 28 marzo 2022, aggiungendo però che "è impossibile portare la Russia a ritirarsi da tutti i territori occupati: questo porterebbe alla Terza guerra mondiale".
Una guerra totale che oramai viene sdoganata senza troppi rimpianti. Evidentemente Zelensky è ora galvanizzato dalle nuove armi ucraine che promettono raid in profondità.
A marzo il presidente ucraino ha annunciato l’esito positivo dei test di un drone ucraino con raggio di 3.000 km, ringraziando sviluppatori e produttori e sottolineando che la priorità strategica del Paese è ormai la produzione di droni di lungo raggio, resa possibile dalla capacità industriale interna e dagli investimenti dei partner, soprattutto europei. Accanto a questo nuovo sistema, Kyiv ha introdotto i cosiddetti “rocket-drone” domestici come il modello Peklo con raggio di circa 700 km, progettati per missioni di strike a lungo raggio, che si aggiungono agli UAV già in uso dal 2024 come l’UJ-22 con autonomia fino a 800 km, impiegato contro infrastrutture energetiche e industriali russe lontane dal fronte, tra cui l’hub di Ust-Luga. Nel 2025 la capacità ucraina si è ulteriormente estesa fino a colpire basi aeree in Siberia e nell’Artico, grazie anche al preposizionamento clandestino di droni in territorio russo. In parallelo, la “Drone Coalition” co-guidata da Lettonia e Regno Unito riunisce circa 20 Paesi tra cui membri UE e NATO, inclusa l’Italia, con un fondo comune e appalti centralizzati per assicurare forniture costanti a Kyiv: nel 2025 i contributi ammontano a 2,75 miliardi di euro, per un totale cumulato di 4,5 miliardi in due anni, e prevedono la consegna di decine di migliaia di droni con commesse rilevanti anche alle industrie lettoni, mentre l’ecosistema europeo promuove il co-sviluppo e la produzione integrata con partner ucraini, rafforzando capacità e filiere su entrambi i lati del partenariato. 
L’industria militare europea intanto può tirare un sospiro di sollievo in queste ore. Rheinmetall ha recuperato il 2,62% dopo la flessione dell’1,44% del giorno precedente e Leonardo ha messo a segno un balzo intraday del 4,55%, rafforzando la posizione del paniere italiano nel settore, segno di come il linguaggio della guerra e le prospettive di nuovi strumenti finanziari a sostegno di Kiev si traducano in una spinta immediata per l’industria bellica europea.
Cresce la pressione russa attorno a Pokrovsk
Nel frattempo la realtà sul campo di battaglia si presenta ben diversa da quanto si afferma nel circo delle cancellerie occidentali.
Le unità delle Forze Armate russe stanno esercitando una pressione sempre più forte non solo su Pokrovsk, ma anche su altre roccaforti difensive ucraine, mettendo a dura prova la capacità di resistenza di Kyiv.
Nonostante la resistenza ucraina nei pressi di Dobropillya, le forze russe – in particolare unità della 51ª Armata – sono riuscite a completare l’accerchiamento della guarnigione ucraina a Rodynske. Secondo le stime, fino a due battaglioni di fanteria, circa 1.000 uomini, sarebbero rimasti intrappolati all’interno della città.
La guarnigione, pur avendo perso il contatto con le forze principali, non sembra intenzionata a capitolare. Come a Pokrovsk e Myrnohrad, è probabile che i difensori abbiano accumulato scorte di munizioni e viveri nei sotterranei, fattore che consente loro di continuare a operare in autonomia, sebbene senza possibilità di manovre offensive. La loro resistenza ha soprattutto un valore strategico: trattenere ingenti forze della 51ª Armata in attesa dell’esito della battaglia di Dobropillya.
Più a sud, le forze russe hanno annientato un battaglione della 79ª Brigata d’Assalto Aerea, che aveva occupato temporaneamente il villaggio di Myrne. Anche il 425° Reggimento d’Assalto Separato ucraino, citato nei media per precedenti avanzate, non è riuscito a portare a termine l’attacco verso Novoekonomicheskoe nel tentativo di ricongiungersi con le forze rimaste isolate nel villaggio.
Il contrattacco si è tradotto in un nuovo arretramento: le principali unità della 79ª Brigata sono state respinte da diverse posizioni a sud-est di Myrnohrad. Una gravità della situazione confermata direttamente dalla brigata stessa, che sul proprio canale Telegram, il 23 settembre, ha scritto:
“Nella zona di Myrnohrad, il nemico utilizza intensamente artiglieria pesante, distruggendo fortificazioni e interrompendo le linee di rifornimento. L’evacuazione dei feriti è complicata dai bombardamenti continui. Le forniture di munizioni sono intermittenti e le rotazioni incomplete. In alcune aree la linea difensiva è tenuta da una forza ridotta, aumentando il rischio di sfondamenti.”
Il fallimento delle manovre ucraine ha offerto ai russi l’opportunità di accelerare l’abbattimento della rete difensiva nemica nell’area della città.
Foto © Imagoeconomica
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