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Dallo sconfinamento aereo in Estonia al riarmo NATO, passando per i moniti di Mosca e l’ombra di Kaliningrad: un’escalation che rischia di spingere l’UE sull’orlo del conflitto 

Ormai è evidente: in Europa vige una fomentata isteria dell’invasione russa, talvolta riconfermata dall’ennesima presunta provocazione. Non ultimo, lo sconfinamento nello spazio aereo dell’Estonia, avvenuto il 19 settembre da parte di tre caccia russi MiG-31.
Durante la riunione d'emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di oggi i toni si sono fatti subito accesi, con tenore cupo di un ultimatum senza speranza. Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha parlato di “un’ulteriore violazione della sovranità” e ha messo in guardia Mosca: “Diciamo alla Federazione Russa: fate un passo indietro, fate un passo indietro. Non permetteremo che l’architettura di sicurezza europea venga disgregata”.
Dalla Gran Bretagna, Yvette Cooper ha ribadito che “siamo pronti a prendere tutte le misure necessarie per difendere i cieli e il territorio della NATO”, definendo l’atteggiamento di Mosca “bellicismo imperialista”. Sulla stessa linea gli Stati Uniti, con l’ambasciatore Mike Waltz che ha promesso di difendere “ogni centimetro del territorio della NATO”, chiedendo alla Russia di “porre fine urgentemente a un comportamento così pericoloso”.
L’Estonia, direttamente coinvolta, ha presentato le prove dell’incursione: secondo Margus Tsahkna i jet russi armati di missili “hanno trascorso 12 minuti nello spazio aereo estone”, penetrando per 10 chilometri. 
Tuttavia, lascia perplessi la mancanza di trasparenza nella divulgazione di questi dati. La legislazione estone stabilisce infatti rigorose restrizioni sulla pubblicazione dei dati radar attraverso la "State Secrets and Classified Information of Foreign States Act".
Secondo l’esperto militare russo Alexei Anpilogov, il volo dei caccia russi si sarebbe svolto “in conformità con le norme del diritto internazionale” e il margine di spazio neutrale in quella zona del Baltico sarebbe talmente ridotto — appena tre chilometri — da rendere fisiologici piccoli scostamenti. A questo si aggiungono le difficoltà tecniche nel monitoraggio aereo: “i radar non sono in grado di determinare con precisione al metro la posizione degli aerei in volo” e dunque Tallinn avrebbe ricevuto “informazioni errate dai propri radar”. Anche ammettendo un ingresso nello spazio aereo estone, questo sarebbe stato un episodio accidentale, forse dovuto a condizioni meteo, e comunque “non un’invasione, ma al massimo un errore di navigazione”.
Vale la pena ricordare che nell'aviazione civile il corridoio di volo stabilito per un aeromobile è di 10 km. Le acque neutre (e lo spazio aereo) sopra il Mar Baltico in questo tratto coprono un intervallo di soli 3 km. "Pertanto, in caso di situazioni controverse o conflittuali, è necessario convocare in un clima sereno una commissione bilaterale per indagare sull'accaduto. Al momento, l'Estonia ha assunto una posizione del tutto poco costruttiva”, sottolinea Anpilogov.
Ma il clima è stato tutt’altro che sereno. Il ministro degli esteri della Polonia, Radosław Sikorski ha avvertito al Consiglio di Sicurezza ONU che se un altro missile o velivolo entra nello spazio aereo polacco senza permesso e viene abbattuto, Mosca non dovrebbe “lamentarsi”. 

 

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"Non abbiamo mai sentito nella dichiarazione estone che dispongano di dati di monitoraggio oggettivi a sostegno della loro accusa", ha protestato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, che ha definito le accuse estoni come "vuote, infondate e parte di una politica sconsiderata di escalation delle tensioni".
Secondo la versione russa, i caccia hanno "completato un volo programmato in stretta conformità con le normative internazionali sullo spazio aereo, senza violare i confini di altri stati, come confermato da controlli oggettivi".
Mosca denuncia inoltre l’atteggiamento “poco costruttivo” dell’Estonia, accusata di rifiutare forme di indagine bilaterale e di utilizzare toni accusatori senza prove condivise. A rafforzare questa lettura, vengono richiamati precedenti episodi: dai droni attribuiti ai russi in Polonia, rispetto ai quali Mosca avrebbe proposto consultazioni ignorate da Varsavia, fino alle accuse ricorrenti dei paesi baltici sul fatto che i jet russi volino senza transponder. Già nel 2016 la Russia aveva sollecitato l’attivazione dei transponder sui voli militari, ma la NATO respinse l’idea; nel 2018 Tallinn accusò perfino l’aereo governativo russo di aver violato il proprio spazio aereo.
Momenti di tensione che arrivano mentre cresce la pericolosa militarizzazione attorno alla regione russa di Kaliningrad. A luglio, il generale Christopher Donahue, comandante delle forze terrestri USA in Europa e Africa, ha avvertito che la NATO potrebbe neutralizzare rapidamente l’enclave se necessario. Donahue ha sostenuto che oggi "è possibile eliminare le bolle A2AD da terra" e che l’alleanza ha sviluppato capacità per agire "più velocemente di quanto siamo mai stati in grado di fare". Nel mentre la Danimarca, con il ministro della Difesa Troels Lund Poulsen e il ministro degli Esteri Rasmussen, sta potenziando Bornholm e valutando armi d’attacco a lungo raggio come i missili Tomahawk e JASSM-ER, parte di un più ampio riarmo europeo. 

 

Putin propone di rinnovare il trattato Start: “stabilità strategica continua a deteriorarsi”

In questo clima di radicalizzazione dell’approccio militaresco europeo, avvallato dall’inviolabile dottrina della minaccia russa, Vladimir Putin è tornato ad annunciare la disponibilità ad aderire alle restrizioni previste dal Nuovo Trattato START, sottolineato che ciò sarebbe stato efficace solo se gli Stati Uniti avessero ricambiato. In tal caso, le disposizioni del trattato avrebbero potuto essere attuate per un anno dopo la sua scadenza, il 5 febbraio 2026.
Esso limita ciascuna parte a 1.550 testate nucleari strategiche dispiegate, 700 ICBM/SLBM e bombardieri pesanti dispiegati e 800 lanciatori complessivi dispiegati e non, con un robusto regime di verifica e ispezioni per controllare il rispetto di tali tetti.
"Credo che l'attuazione dell'iniziativa russa potrebbe dare un contributo significativo alla creazione di un'atmosfera favorevole a un dialogo strategico sostanziale con gli Stati Uniti d'America", ha detto Putin durante una riunione operativa con i membri del Consiglio di sicurezza.
In particolare il leader del Cremlino ha richiamato l’attenzione sul fatto che il sistema di controllo degli armamenti russo-americano è attualmente completamente distrutto e la stabilità strategica globale continua a deteriorarsi. Ciò è dovuto alle azioni distruttive dell'Occidente: “le potenze nucleari stanno minando le basi del dialogo nel tentativo di ottenere la superiorità”. 

 

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Il presidente russo ha ricordato che Mosca da anni richiama l’attenzione sulla fragilità del quadro strategico, ma che "le idee della Russia nell'ambito della sicurezza strategica non hanno ricevuto una risposta chiara". In questo contesto, ha sottolineato che il Cremlino sta lavorando al rafforzamento della propria capacità militare: "La Russia sta sviluppando piani per rafforzare la propria capacità di difesa, tenendo conto della situazione globale, e questi vengono attuati pienamente e tempestivamente". 
Allo stesso tempo, Putin ha insistito di non voler innescare un’escalation incontrollata: “Non abbiamo alcun interesse ad alimentare una corsa agli armamenti e preferiamo sempre risolvere le questioni attraverso mezzi diplomatici”. Ma ha anche avvertito l’Occidente: “Vorrei sottolineare, e nessuno dovrebbe avere dubbi al riguardo: la Russia è in grado di rispondere a qualsiasi minaccia esistente o emergente”. 
Uno dei passaggi più significativi ha riguardato la questione dei missili a raggio intermedio (INF). Putin ha definito la decisione di revocare le restrizioni sul loro dispiegamento “forzata”, motivata dalla necessità di rispondere ai piani occidentali di installare nuove armi in Europa e nell’area Asia-Pacifico. Ha poi incaricato le agenzie competenti di monitorare con particolare attenzione l’espansione del sistema di difesa missilistica statunitense, compresi i preparativi per un suo possibile dispiegamento nello spazio. 
Ricordiamo che è stata l’uscita degli Stati Uniti dal Trattato INF decisa dall’amministrazione Trump nel 2019, a riaprire la porta a missili terrestri con raggio 500–5.500 km, mentre USA e Germania hanno annunciato dispiegamenti “episodici” di capacità di long‑range fires in Germania a partire dal 2026 con sistemi Tomahawk, SM‑6, nonché armi ipersoniche in sviluppo come il Dark Eagle. 
Ebbene, a proposito di quanto affermato prima per quanto riguarda le minacce a Kaliningrad, la combinazione di Tomahawk, SM‑6 e LRHW consente strike precisi in profondità contro nodi C2, basi aeree, logistica e sistemi A2/AD russi, riducendo margini di manovra operativa nel teatro occidentale e aumentando la pressione su assetti nell’enclave e nel cuore stesso della Russia. 
Secondo Putin, proprio questo tipo di iniziative rischia di minare anche il Nuovo START, l’ultimo trattato ancora in vigore tra Mosca e Washington, che il Cremlino ha dichiarato di voler mantenere. “L’espansione delle componenti strategiche del sistema di difesa missilistica americano – ha detto – potrebbe compromettere gli sforzi per preservare lo status quo fissato dal Nuovo START”. 
Si ostacolerà anche l’ultimo freno alla folle corsa forsennata verso la terza guerra mondiale. 

Foto © Imagoeconomica 


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