Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Artisti, attivisti, giornalisti uniti in difesa della Palestina. Albanese: "Smettete di aspettare. Organizzatevi, protestate, chiedete di più ai vostri rappresentanti. Il cambiamento arriverà"

Nei giorni scorsi, il Wembley Stadium di Londra ha ospitato “Together for Palestine”, un evento che ha superato ogni aspettativa in termini di adesione e generosità. Ideato da Brian Eno, insieme a Khalid AbdallaKhaled Ziada e Tracey Seaward, lo spettacolo è nato con lo scopo preciso di raccogliere fondi per il popolo palestinese e di scuotere le coscienze nei confronti del genocidio in corso. Risultato: l’evento di raccolta fondi più grande del Regno Unito.
Nonostante le difficoltà iniziali — come la resistenza nella concessione della sede a causa del solo nome “Palestina” — la risposta delle persone è stata impressionante: i dodicimila biglietti sono andati esauriti in poche ore. Solo dalle vendite dei biglietti è stato raccolto mezzo milione di sterline, cifra che si è subito sommata ad altre donazioni, portando il totale a un milione e mezzo di sterline durante la serata. Questi fondi saranno destinati a diverse associazioni palestinesi, tra cui TaawonPalestine Children’s Relief Fund e Palestine Medical Relief Society
Ma il palco quello che ha sorpreso più di ogni altra cosa. Si sono alternati oltre 150 artisti tra chi suonava dal vivo e chi partecipava da remoto. Tra loro anche i Gorillaz con “Damascus”, Jamie XXAnnie LennoxPinkPantheressFaraj Suleiman e altri. Sono emerse collaborazioni e performance inedite, come “Oh Rascal Children of Gaza”, scritta appositamente per l’occasione, eseguita da Brian EnoDamon AlbarnAdnan JoubranAlexis Taylor degli Hot Chip, Nadine Shah. L’evento non si è limitato alla musica: numerosi interventi hanno dato voce a testimonianze forti, con attori - come Benedict Cumberbatch e Amer Hlehel - che hanno recitato poesie di Mahmoud Darwish, e altri che hanno dedicando parole di solidarietà come Richard Gere. E poi attivisti ed esperti della questione palestinese che hanno fatto appelli alla comunità internazionale. 
Tra questi Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU sul Territorio Palestinese Occupato: “Per quasi un secolo, il popolo palestinese ha vissuto sotto il peso di un brutale progetto coloniale - ha detto -. La Gran Bretagna ha piantato il seme di questa catastrofe con la Dichiarazione Balfour, promettendo, una terra che non era mai stata sua da dare. E questo non significa negare l'orrore che ha colpito il popolo ebraico in Europa, né la necessità di proteggerlo. Ma perché quella protezione è avvenuta a spese di un altro popolo che non aveva nulla, nulla a che fare con l'antisemitismo europeo? Il popolo palestinese non aveva nulla a che fare con i crimini europei”. E ancora: “Oggi i palestinesi continuano a soffrire mentre i nostri governi chiudono un occhio, o peggio. Sono complici - ha spietato -. Commerciano armi. Ospitano funzionari israeliani. La storia ci insegna che i diritti umani non vengono mai semplicemente concessi. La giustizia si conquista con il sudore e il coraggio della gente comune”. “Dobbiamo assumerci questa responsabilità - ha concluso Albanese lanciando un appello al pubblico presente -. Se godete dei diritti umani, non liquidateli come giusti, simbolici o inutili. Perché i diritti umani sembrano inutili solo a chi non deve lottare per ottenerli. Quando i governi tradiscono i valori umani più fondamentali, spetta a noi rimediare. A noi, il popolo. Smettete di aspettare. Organizzatevi, protestate, chiedete di più ai vostri rappresentanti. Il cambiamento arriverà. La Palestina sarà libera. E saremo tutti liberi. Saremo tutti più uguali e più umani. Ma oggi. Oggi, arrendersi non è una scelta. Non possiamo permetterci questo lusso. Quindi cominciamo da qui. Insieme”. 


free palestina dep 4842006630


Dopo Francesca Albanese è intervenuto anche Mehdi Hasan, un giornalista televisivo, autore ed ex conduttore della MSNBC, nonché editorialista del Guardian US e caporedattore di Zeteo. “Non si può bombardare la verità - ha detto dal palco nel suo lungo discorso fatto in memoria dei colleghi giornalisti uccisi in Palestina da Israele -. Ogni giornalista caduto lascia dietro di sé le sue riprese, le sue parole, il suo esempio. E quindi spetta a ciascuno di noi portare avanti il suo lavoro. Onoriamo il loro sacrificio non con la paura, ma con il coraggio. Non con il silenzio, ma con le nostre voci più forti. Non con la disperazione, ma con aperta sfida. Ai giornalisti caduti a Gaza, ai giornalisti assassinati a Gaza, diciamo: ‘Le vostre voci sono le nostre voci. La vostra lotta è la nostra lotta e la vostra verità non morirà’. E a Israele e ai suoi alleati nei media; a coloro che pensano di poterci censurare con la violenza, con le minacce, con le calunnie, ascoltateci stasera, diciamo: ‘Ascoltateci da Wembley. Non metterete a tacere Gaza. Non metterete a tacere la Palestina. Non metterete a tacere la verità. E un giorno, molto presto, la Palestina sarà libera”.
L’evento è stato concepito “in contrasto all’indifferenza dei governi”, come scrive Billboard Italia. Il coinvolgimento non solo degli artisti sul palco ma anche di personalità che hanno partecipato tramite video (Billie EilishFINNEASPeter GabrielJoaquin Phoenix, tra gli altri) ha amplificato il messaggio a livello globale.
Brian Eno stesso ha raccontato di aver lavorato per un anno per realizzare il concerto, sottolineando che “la sola menzione della parola Palestina era quasi sinonimo di rifiuto”, e che il cambiamento è arrivato negli ultimi mesi, quando Wembley ha accettato il contratto, YouTube ha concesso lo streaming, e soprattutto gli artisti hanno deciso di aderire al progetto.
Together for Palestine è diventato così molto più che un concerto. Piuttosto andrebbe definito un gesto collettivo, una “call to action” in cui la raccolta fondi ha assunto un valore simbolico e concreto, sostenuto da una partecipazione ampia che ha mostrato quanto sia sentita e urgente la causa palestinese per tante persone nel mondo. E quanto sia importante “to speak up” e prendere posizione contro il genocidio che si sta consumando nella Striscia di Gaza.

Sostieni Together for Palestine: clicca qui!

ARTICOLI CORRELATI

Roger Waters: ''Il sionismo è un crimine indicibile Netanyahu al capolinea''


Svelati i risvolti dell'operazione genocidio: la miniera d'oro immobiliare di Gaza

La commissione d’inchiesta Onu: ''Israele responsabile di genocidio''

Gaza: l'attacco finale di Netanyahu mentre il mondo dorme

Roger Waters: ''Il sionismo è un crimine indicibile, Netanyahu al capolinea''

Salpa la Global Sumud Flotilla: un'eroica missione che smaschera l'ipocrisia dell'Occidente

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos