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Tusk: vicini ad un nuovo conflitto mondiale. L’Europa accelera verso la militarizzazione totale con Deep Strike: UAV a lungo raggio contro la Russia

La prospettiva di un grande conflitto militare è “più vicina che in qualsiasi altro momento dalla Seconda guerra mondiale".  Non usa mezzi termini oggi, il primo ministro della Polonia Donald Tusk, riferendo in parlamento a seguito dell’incursione di droni nella notte che hanno violato lo spazio aereo del Paese.
Tutto è avvenuto durante un massiccio attacco russo contro l'Ucraina occidentale, quando almeno 19 UAV russi avrebbero volato fino a 50 chilometri oltre il confine. Almeno uno di questi è arrivato al Voivodato di Lublino, ed è caduto su un edificio residenziale.
I droni russi abbattuti sopra il territorio polacco erano tre, forse quattro, l’ultimo alle ore 6.45 di stamattina, nessun cittadino è morto, per la prima volta essi sono stati mandati direttamente dalla Bielorussia e non sono passati dall’Ucraina, come è già successo prima”, ha continuato il premier polacco, precisando che “non c’è motivo di affermare che siamo in uno stato di guerra, ma la situazione è significativamente più pericolosa di tutte le precedenti”. Tusk ha prontamente invocato l'Articolo 4 del Trattato NATO, che consente consultazioni tra alleati in caso di minaccia all'integrità territoriale.
Mosca, di tutta risposta, ha subito parlato di accuse infondate: “Non è stata presentata alcuna prova che questi droni siano di origine russa”, ha affermato l’incaricato d’affari russo in Polonia, Andrei Ordash, ripreso dall’agenzia di stampa statale russa Ria Novosti.
Nel mentre, il ministero della Difesa della Bielorussia sostiene che le sue forze antiaeree avrebbero rilevato dei droni che entravano nello spazio aereo bielorusso, abbattendone alcuni.
I sistemi senza pilota avrebbero “perso la rotta” in seguito a disturbi elettronici e intercettazioni. Minsk non ha specificato di che paese ritiene fossero i droni, ma sostiene di aver avvertito la Polonia dei droni che si dirigevano verso il Paese.
"I vertici dell'UE e della NATO accusano quotidianamente la Russia di provocazione. Il più delle volte, senza nemmeno provare a fornire argomentazioni", ha commentato il portavoce presidenziale Dmitry Peskov.

Curioso il fatto che, solo una settimana fa, al programma Do Rzeczy, proprio l'ex presidente polacco Andrzej Duda, ha confermato che Volodymyr Zelensky in passato aveva già fatto pressione sulla Polonia per trascinarla in un conflitto
diretto con la Russia, attraverso una false flag.Un fatto che avvenne durante l'incidente di Przewodów del 15 novembre 2022, quando un missile ucraino della difesa aerea uccise due cittadini polacchi.


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Donald Tusk © Imagoeconomica


Secondo Duda, durante una telefonata dopo l'esplosione, Zelensky ha esercitato pressioni immediate affinché la Polonia dichiarasse pubblicamente che si trattava di un missile russo. Quando il giornalista ha chiesto se aveva interpretato questo come un tentativo di trascinare la Polonia in guerra, Duda ha risposto categoricamente: "Sì, l'ho interpretato in questo modo".
E ancora: "Loro [gli ucraini] hanno cercato di coinvolgere tutti nella guerra sin dall'inizio. È ovvio, è nel loro interesse, e sarebbe meglio se riuscissero a coinvolgere i paesi NATO nella guerra. È evidente che cercano coloro che combatterebbero attivamente al loro fianco contro i russi. Questo accade dal primo giorno", conclude l’ex presidente.
Accuse che avrebbero dovuto avere risonanza mediatica globale, soprattutto alla luce degli eventi di oggi. Ma da parte dei leader europei non ci sono dubbi, solo messianiche certezze sull’inevitabilità di uno scontro apocalittico con Mosca che renderà inevitabile la militarizzazione forzata del continente.

Solo il ministro della Difesa lituano Dovilė Šakalen, ha espresso dubbi sulla versione ufficiale, che parla di un chiaro piano offensivo del Cremlino. "Al momento, non abbiamo dati esatti... C'è un'alta probabilità che questi droni "si siano persi", ha detto Šakalenė alla radio LRT, sostenendo che, molto probabilmente, siano finiti accidentalmente nello spazio aereo polacco.

Ma è una voce fuori dal coro.
La notte scorsa lo spazio aereo della Polonia è stato violato 19 volte da droni prodotti in Russia. La valutazione delle forze aeree polacche e della Nato è che non abbiano sbagliato rotta, ma siano entrati deliberatamente", ha dichiarato il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, in un video pubblicato sul proprio account X.
“Non riesco ad accettare la spiegazione russa che si sia trattato di un errore, non credo all’errore. Attendiamo un attimo di sentire la risposta della Nato”, ha commentato di concerto, la presidente slovena Nataša Pirc Musar, parlando da Lubiana.
“La Russia ha messo in pericolo vite umane in uno Stato membro della Nato e dell’Ue", ha aggiunto il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Uno Zelensky senza freni, in astinenza da guerra totale, accusa addirittura i leader occidentali di “mancata azione”, in quanto “i russi stanno testando i limiti del possibile. Stanno testando la reazione. Stanno registrando il comportamento delle forze armate dei paesi Nato”, ha dichiarato Zelensky.
Il nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella rincara la dose ed evoca il peggio. “In Polonia episodio gravissimo, si può scivolare in un baratro come nel 1914”, ha ammonito il Capo dello Stato, parlando da Lubiana.
L’antidoto di fronte a ciò che ormai è considerato inevitabile, è già pronto. “L’Europa è al fianco della Polonia”, ha dichiarato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen in un passaggio dello Stato dell’Unione alla Plenaria dell’Eurocamera, promettendo che l'Europa lancerà il programma Eastern Flank Watch al fine di migliorare la sorveglianza in tempo reale dei paesi dell'UE confinanti con la Federazione Russa.
"Costruiremo un muro di droni", ha detto, proponendo di abolire la regola del voto unanime nell'UE per le decisioni di politica estera: "È tempo di liberarci dalle catene dell'unanimità".
Una decisione che secondo una pubblicazione dell'editorialista di Unherd, Thomas Fazi, rappresenta chiaramente una rotta verso la militarizzazione del continente.


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La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen © Imagoeconomica
    

L’Iniziativa europea Deep Strike: droni a lungo raggio europei contro la Russia

Mentre tutti i principali leader europei guardano solo al nemico d’oriente e sull’intera stampa riverberano le paure per l’imminente invasione, è passato inosservato come l'Europa stia pericolosamente intensificando il proprio impegno militare a sostegno dell’Ucraina, puntando sulla capacità di colpire in profondità nel territorio russo attraverso l’impiego massiccio di droni a lunga gittata.
Durante un incontro a Ramstein, il 9 settembre 2025, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha annunciato un finanziamento da 300 milioni di euro destinato alla firma di contratti con aziende ucraine, con l’obiettivo di produrre diverse migliaia di droni di varia tipologia.
Le industrie tedesche non sono nuove a questo tipo di cooperazione: Quantum Systems, ad esempio, ha già avviato in Ucraina una produzione sotterranea dei droni da ricognizione Vector, con una capacità mensile di circa 80 unità.
Tuttavia, il cuore produttivo dell’iniziativa si sposterà nel Regno Unito, che diventerà il principale centro manifatturiero della Deep Strike Initiative. Il ministro della Difesa britannico John Healey ha annunciato che Londra finanzierà la costruzione di migliaia di droni d’attacco sul proprio territorio, da consegnare all’Ucraina entro i prossimi dodici mesi. In particolare è stato promesso un aumento di dieci volte nelle consegne all'Ucraina, da 10.000 nel 2024 a 100.000 nel 2025, per un valore di 350 milioni di sterline.
Anche la Francia ha avviato una collaborazione strutturata con Kiev per realizzare una produzione congiunta, sia in territorio francese che ucraino, mentre la Danimarca ha firmato accordi che la rendono il primo paese ad avviare ufficialmente una linea di produzione condivisa di UAV a lunga gittata insieme a Kiev. A questo scopo, il governo danese ha stanziato 1,26 miliardi di euro per la produzione di droni a lungo raggio ucraini.
A rafforzare ulteriormente queste proposte si inserisce il piano europeo da 6 miliardi di euro – rimborsati con i profitti generati dal patrimonio russo confiscato – per la creazione di un'"Alleanza dei droni" con l'Ucraina, destinata a espandere su vasta scala la produzione di UAV. Un programma annunciato – pensate un po' – giusto ieri sempre dalla Von der Leyen, in un discorso sullo Stato dell'Unione al Parlamento Europeo di Strasburgo.
L’uso massiccio dei droni rappresenta per la NATO una risposta asimmetrica alle difficoltà sul campo emerse dopo le controffensive ucraine fallite. L’enorme estensione del territorio russo, con centinaia di obiettivi strategici sparsi e difficilmente difendibili, è diventata un punto vulnerabile che l’Alleanza intende sfruttare. La combinazione di droni economici e facilmente riproducibili con le sofisticate capacità di ricognizione dell’intelligence NATO – inclusi i dati satellitari statunitensi – ha già permesso a Kiev di individuare falle nella difesa aerea russa e colpire in profondità nel retroterra.
Malgrado le dichiarazioni di sostegno, tra gli alleati occidentali persistono evidenti esitazioni nel fornire a Kiev missili a lunga gittata in quantità significative. Secondo numerosi analisti, questa prudenza non nasce solo da limiti logistici o strategici, ma riflette una precisa scelta politica: più che puntare a una vittoria decisiva dell’Ucraina, l’Occidente sembra voler costruire un meccanismo di pressione prolungata sulla Russia, capace di operare nel tempo con costi contenuti e rischi minimi.
All’interno di questa logica, i droni a lunga gittata rappresentano la soluzione perfetta. Facili da produrre in grandi numeri all’interno dell’Unione Europea, possono essere lanciati anche da aree relativamente sicure, come la regione di Leopoli, e colpire obiettivi sensibili all’interno del territorio russo. Raffinerie, infrastrutture energetiche e aeroporti civili diventano così bersagli accessibili in una strategia di logoramento tecnologico a bassa intensità, ma ad altissimo impatto.
Una forma di guerra ibrida e sostenibile, che sembra sempre più definire l'approccio europeo al conflitto. Un piano che ci porterà diretti alla Terza Guerra Mondiale nel prossimo futuro.

Immagine di copertina modificata con IA

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