“Washington e Tel Aviv affossano il diritto internazionale, il solo pericolo di genocidio è sufficiente per agire e porne fine”
“I Paesi direttamente coinvolti nella fornitura di armi a Israele corrono seri rischi di essere indagati”. Parola di Luis Moreno Ocampo, ex procuratore capo della Corte Penale Internazionale, nonché procuratore della giunta che in Argentina condusse il processo verso il ritorno della democrazia (1983). Intervistato dalla palestinese Rula Jebreal per La Stampa, Ocampo ha parlato del ruolo della CPI oggi e dell’utilità reiterata da Stati Uniti e Israele nei confronti dei procuratori incaricati a indagare sul genocidio in corso nella Striscia di Gaza. A gennaio 2024 la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) aveva ritenuto plausibili i rischi di genocidio nell’enclave, come denunciato dal Sudafrica che aveva trascinato Israele all’Aja con questa ed altre accuse. “L’accusa da parte del tribunale più importante del mondo rispetto al rischio di genocidio è sufficientemente chiara. La Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio è altrettanto esplicita. Per ogni Stato che l'ha firmata il solo rischio di genocidio è sufficiente per agire, per porre fine al crimine in corso. La Corte internazionale di giustizia Cig ha anche emesso ordini legali contro l'occupazione israeliana dei Territori palestinesi che perdura, definendola illegale e disponendo che sia smantellata”, ha spiegato. Alla domanda se il genocidio a Gaza avrà ripercussioni globali, l’ex procuratore dell’Aja risponde netto: “Assolutamente”. “Gaza - continua - è un test. Il genere umano gestirà il conflitto seguendo la legge e i giudici, o con le guerre? Scegliendo le seconde l'illegalità, la barbarie e il terrorismo domineranno e saranno replicati su scala globale. L'attacco all'Iran, gli assassinii extra giudiziali dei ministri in Yemen, il bombardamento di Paesi sovrani. Al momento gli Usa stanno inviando navi da guerra in Venezuela con il pretesto di contrastare il traffico di droga. L'ultima cosa che ci serve in America del sud è la guerra”. Ancora. “L’idea che l'Ue stia passando dalla giustizia agli armamenti, e che intenda spendere il 5% del budget in armi è pura follia. Non stanno togliendo capitali soltanto al futuro dei loro figli, ma anche alla loro sanità pubblica e all'istruzione, a solo vantaggio dell'industria americana delle armi. La risposta a Gaza non può essere una corsa globale agli armamenti, ma un punto di svolta per cambiare le nostre modalità di approccio ai conflitti”. Venendo al diritto internazionale, calpestato da Israele e Stati Uniti. “Gli Usa hanno una politica di rifiuto sistematico della Cpi. L'Amministrazione Biden era contraria al mandato di arresto della Corte penale internazionale contro i leader di Israele. L'ex presidente ha cercato di indebolire la Corte e si è spinto anche oltre. Trump non crede nel diritto internazionale, ha punito i giudici e i procuratori coinvolti nel caso contro Netanyahu e Gallant. Gli Usa stanno strumentalizzando le sanzioni, soprattutto quelle finanziarie contro i giudici, per far cambiare direzione alla Giustizia, per farla deviare. Questo è un attacco alla civiltà umana”. Il riferimento è al procuratore Karim Khan, che ha di recente rassegnato le dimissioni. “Khan è stato sanzionato a causa dei mandati di arresto contro i leader israeliani. Gli hanno congelato i conti bancari e le sanzioni lo stanno colpendo sul piano economico e personale. Non può mantenere finanziariamente la moglie e i figli: è inaccettabile. I Paesi devono farsi avanti a sostegno di questi giudici, soprattutto quando vanno incontro a difficoltà sul piano finanziari”. “Il fatto che Trump non creda nelle istituzioni giudiziarie o internazionali dovrebbe essere un segnale di grave allarme per l'Europa. Mentre l'America Latina, il Sudafrica e il sud globale sono alla guida di uno sforzo legale volto a far prevalere il diritto internazionale e cercare di ottenere giustizia per la Palestina. Il Sudafrica ha avviato un caso legale presso la Corte internazionale di Giustizia per il genocidio e 15 giudici, compresi quello americano, hanno concordato che a Gaza c'è il rischio di un genocidio”. “Oggi - aggiunge - la democrazia statunitense sta facendo passi indietro. Abbiamo bisogno di altri Paesi alla guida, di prendere le distanze dalle guerre infinite e di costruire la pace proteggendo le leggi, e le istituzioni, in particolare la Convenzione sui genocidi. Never Again (mai più) deve diventare un motto universale”. Alla domanda sul rifiuto di alcuni Stati dell’Ue, Italia inclusa, di rispettare il mandato di cattura spiccato per Netanyahu dall'Aja, Ocampo risponde: "L'Europa ha rivestito un ruolo centrale nella creazione della Corte penale internazionale, e compromettere l'istituzione che ha contribuito a fondare va contro il suo stesso interesse di sicurezza nazionale”. Ocampo commenta anche la posizione di Israele e Usa secondo la quale la Cpi non ha giurisdizione perché la Palestina non è uno Stato. “Gli Usa hanno posto il veto alla risoluzione per riconoscere lo Stato di Palestina, l’ha piena giurisdizione, perché i crimini sono commessi in un territorio occupato, e perché la Palestina è entrata nella Cpi come Stato non membro, riconosciuto dalla stragrande maggioranza dei Paesi. Gli americani sfruttano il loro potere di veto eliminando la soluzione politica con il pretesto che non si tratti di uno Stato. Puniscono i giudici, tolgono le sanzioni ai coloni israeliani che terrorizzano i palestinesi”. “Dopo il mandato di arresto per Putin, la Russia sta punendo avvocati e giudici per aver svolto indagini su di lui. Adesso gli Stati Uniti stanno facendo altrettanto, sanzionando giudici per aver osato svolgere indagini contro Israele”. Secondo l’ex procuratore argentino gli “Usa non vogliono una giustizia imparziale dalla Cpi, ma vorrebbero che venisse utilizzata come arma contro i nemici. Questa, in sintesi, è la filosofia politica dell'Amministrazione Trump”. Oggi a difendere l’Aja c’è “la società civile, le Ong, gli avvocati internazionali, le associazioni per i diritti umani stanno raccogliendo le prove dei crimini di guerra e in un certo senso sopperiscono ai fallimenti dei vari governi nell'applicare il diritto internazionale”.
Foto © Estonian Foreign Ministry
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