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Marco Simiani (PD): “L’operazione apparsa ridicola agli occhi degli alleati, ora rischia di trasformarsi in un boomerang”

Il Ponte sullo Stretto, bandiera politica di Matteo Salvini e del governo Meloni, inciampa sulla partita Nato. L’esecutivo aveva provato a farlo rientrare tra le spese “dual use”, quelle infrastrutture che possono avere una funzione civile e al tempo stesso militare. Un escamotage utile a superare i pareri ambientali negativi e a blindare il via libera del Cipess  - l’organo collegiale del governo che decide sull’uso dei fondi statali destinati a grandi opere pubbliche, infrastrutture e investimenti strategici -. Ma l’Alleanza atlantica ha gelato Roma: il “dual use” vale solo per opere come porti e aeroporti, non per il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria. “Sarebbe una forzatura”, ha spiegato Alessandro Marrone dell’Istituto Affari Internazionali, ricordando che le basi di Trapani-Birgi e Sigonella non avrebbero alcuna utilità dal Ponte. Anche l’ambasciatore Usa Matthew Whitaker ha bocciato l’idea, chiarendo che non saranno accettati trucchi contabili per raggiungere il 5% del Pil in spese militari. Dunque, il no complica la strada per Crosetto e Giorgetti, chiamati ora a recuperare risorse ingenti. Il ministero delle Infrastrutture assicura che l’opera è comunque coperta da fondi statali e non è in discussione. Ma la partita non è chiusa. Infatti, la delibera Cipess attende il vaglio della Corte dei Conti, e senza quell’ok non potranno aprire nemmeno i cantieri collaterali.

Intanto monta la polemica politica. La Cgil parla di “artifici contabili e propaganda”, Avs accusa il governo di avere costruito su un “falso ideologico” la deroga ambientale, mentre per Davide Faraone di Italia Viva, Meloni ha tentato di compiacere Washington con furbizie all’italiana, incassando solo una figuraccia in Europa.


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Marco Simiani © Imagoeconomica

 
A definire l’intenzione di far passare il Ponte sullo Stretto come spesa Nato “un escamotage ridicolo” è stato anche Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Infrastrutture alla Camera. Ai microfoni di Repubblica, Simiani ha sottolineato come l’operazione sia apparsa ridicola agli occhi degli alleati e rischi ora di trasformarsi in un boomerang. Questo significa che il governo dovrà comunque trovare risorse reali per le spese militari, probabilmente acquistando armi dagli Stati Uniti, invece di investire in opere civili. “Si è arrivati a far passare un’opera civile per militare. Un errore - ha precisato - che ci mette in ridicolo. Come il miliardo buttato per il Cpr in Albania”. Ora, “Meloni deve trovare altri 13,5 miliardi veri per la difesa. Il paradosso? Essere costretta a comprare armi, probabilmente dall’amico Trump, invece di fare opere civili”. Ecco allora che Simiani mette in fila quelle che, a suo avviso, sono le vere urgenze del Paese: “Per il dissesto idrogeologico servono almeno 26 miliardi, secondo l’Ispra. Per la crisi idrica vanno trovati 3,5 miliardi contro la siccità, metà al Sud. Abbiamo linee ferroviarie a binario unico, strade provinciali senza manutenzione, aree interne a cui sono stati tagliati 1,7 miliardi. Mancano 500 mila case. E il 90% delle scuole è da sistemare”.

Foto di copertina originale © Imagoeconomica. Grafica realizzata con supporto IA

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