L’analisi del sociologo: “Zelensky ha impiegato un anno e mezzo per realizzare un’impresa che Putin realizza in un giorno”
“L’Ucraina ha danneggiato o distrutto alcuni bombardieri di Putin usando un centinaio di droni lungamente nascosti in territorio russo. La grande stampa italiana ritrae questa nuova impresa di Zelensky come un successo straordinario che ha inflitto una grande umiliazione alla Russia. Putin – questa è la valutazione ottimistica – sarà più incline ad accettare le condizioni dell’Occidente che prevedono la militarizzazione integrale dell’Ucraina con le armi più avanzate della Nato”. A spiegarlo, attraverso “Il Fatto Quotidiano”, è il professore di sociologia del terrorismo Alessandro Orsini. Precisando che la consueta lettura trionfalistica, tipica della narrazione occidentale, rischia di essere viziata da un eccesso di ottimismo, Orsini ha anche evidenziato il pericolo di trascurare le reali dinamiche in gioco, soprattutto dal punto di vista geopolitico. “Se assumiamo il dovuto distacco emotivo, l’attacco ucraino contro gli aerei russi apparirà in una luce più realistica. Zelensky ha impiegato un anno e mezzo per realizzare un’impresa che Putin realizza in un solo giorno”. Ancora più sconcertante, secondo l’analisi di Orsini, è che gli effetti di questa operazione militare rischiano di ritorcersi contro l’Ucraina stessa. Si tratta di una possibilità che poggia su tre possibili conseguenze: in primo luogo, un’intensificazione dell’offensiva russa, con la conseguente perdita di nuovi territori da parte di Kiev; in secondo luogo, un rafforzamento del consenso interno a favore di Putin, accompagnato da una crescente radicalizzazione della popolazione russa, sempre più determinata a ottenere una vittoria totale; infine, una dinamica che vedrebbe ogni attacco ucraino generare una risposta sproporzionata da parte della Russia. Il quadro che ne emerge non è incoraggiante per l’Ucraina. Le conferme arrivano anche da precedenti episodi, come l’incursione di Kiev nel Kursk dell’agosto 2024, che ha provocato una controffensiva russa in grado non solo di respingere le forze ucraine, ma anche di minacciare nuove regioni, come Sumy. Oggi, il fatto che la Russia stia ammassando circa 50.000 soldati per sfondare proprio in quell’area non lascia presagire nulla di buono per la parte ucraina. Anzi, sembra confermare che la strategia fin qui adottata da Kiev si sia rivelata fallimentare e controproducente, soprattutto in termini di vite umane perse dall’inizio del conflitto. Per quanto riguarda la Russia, invece, sembra che il “sistema-Paese” stia reggendo piuttosto bene. “I vertici del Pentagono e dell’esercito ucraino - ha concluso Orsini - sono certi che, se i combattimenti continueranno a questo ritmo, a un certo punto l’Ucraina collasserà. Questo spiega l’urgenza con cui Trump e Zelensky cercano una tregua. E spiega anche perché Putin la rifiuti. È impossibile che questa guerra finisca con un’Ucraina più armata e temibile di prima. È doloroso dirlo, ma l’Europa non è ancora riuscita a capirlo”.
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