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L’incidente del 2023 costò la vita a 57 persone. I familiari delle vittime chiedono verità e giustizia al governo di Atene

Due anni dopo il tragico incidente ferroviario di Tempes, la Grecia si trova nuovamente a fare i conti con un'ondata di proteste e indignazione popolare che ha letteralmente inondato le piazze. Il disastro ferroviario, avvenuto nei pressi di Larissa il 28 febbraio 2023, ha coinvolto due treni, uno passeggeri e uno merci, causando la morte di 57 persone, per lo più giovani studenti universitari. L'evento ha sollevato immediatamente parecchi dubbi e sospetti, culminati in accuse di insabbiamento che chiamano in causa direttamente il governo di Kyriakos Mitsotakis e Hellenic Train, la filiale greca delle Ferrovie dello Stato italiane. L'incidente è avvenuto mentre entrambi i treni viaggiavano in direzione opposta sullo stesso binario, provocando un violentissimo scontro frontale. Tuttavia, ciò che ha reso la tragedia ancora più inquietante è stato l'incendio scoppiato subito dopo l’impatto. Le fiamme sono state riprese da diverse telecamere stradali, alcune delle quali si trovavano a chilometri di distanza dal luogo dell'incidente. Tutti elementi che hanno sollevato domande ancora oggi senza risposta: cosa ha alimentato un incendio così potente? Come è stato possibile che due treni si trovassero sullo stesso binario in un tratto considerato strategico per i collegamenti tra Atene e Salonicco? E, soprattutto, perché le autorità hanno gestito il luogo dell'incidente in modo anomalo e del tutto inadeguato?


Le proteste nel secondo anniversario

Durante la giornata di ieri, in occasione del secondo anniversario della tragedia, le manifestazioni hanno assunto una portata senza precedenti. Decine di migliaia di persone hanno invaso le piazze greche, con epicentro ad Atene, davanti al Parlamento in Piazza Syntagma. I cartelli e gli slogan dei manifestanti - ha fatto sapere “Reporters United” - non lasciano spazio a dubbi sul sentimento dominante tra il popolo ellenico: “Non ho ossigeno”, le ultime parole di una delle vittime, campeggiavano su numerosi striscioni, mentre altri denunciavano “Il loro profitto, le nostre vite”. La protesta si è estesa anche oltre i confini nazionali, con raduni di solidarietà in diverse città, tra cui New York, Melbourne, Stoccolma e Copenaghen.


Le prove distrutte

Ad alimentare ulteriormente la rabbia popolare è un rapporto ufficiale che confermerebbe i timori delle famiglie: molte prove sono state distrutte, le autorità hanno agito in modo non trasparente e l’indagine è stata ostacolata sin dall’inizio. Dopo l'incidente, invece di preservare la scena per raccogliere ogni possibile elemento utile all'inchiesta, il governo ha ordinato una bonifica immediata dell'area. Sono stati rimossi i detriti, il terreno è stato scavato e portato via senza una ricerca approfondita di resti umani o oggetti personali. Inoltre, un altro elemento che ha acceso le proteste riguarda il vasto incendio sviluppatosi dopo lo scontro. La versione ufficiale iniziale attribuiva le fiamme all'olio di raffreddamento dei trasformatori delle locomotive, ma un’analisi scientifica ha smentito questa teoria. Attraverso un metodo avanzato per studiare la propagazione degli incendi, è stato stabilito che l’olio refrigerante non avrebbe potuto generare un’esplosione di tali dimensioni. L'ipotesi più plausibile è che il treno merci trasportasse ingenti quantità di idrocarburi non dichiarati, sostanze altamente infiammabili che potrebbero spiegare la rapidità e l’intensità dell’incendio. Le analisi chimiche commissionate dai familiari delle vittime hanno infatti rilevato alte concentrazioni di xilene, un solvente spesso usato nel traffico illegale di carburante.


L'ombra della criminalità organizzata

A rendere la vicenda ancora più inquietante è il fatto che proprio lo xilene e altri idrocarburi simili vengono comunemente utilizzati per adulterare il carburante, una pratica che in Grecia rappresenta un business milionario legato alla criminalità organizzata. Secondo le autorità, il traffico di carburante illegale sottrae allo Stato greco circa un miliardo di euro l'anno, e la Bulgaria è nota come principale punto d’ingresso di questi solventi. Inoltre, gli omicidi legati alla mafia del carburante si sono moltiplicati negli ultimi anni, rendendo plausibile l’ipotesi che il treno merci trasportasse illegalmente questo tipo di sostanze. Nonostante le pressioni dell'opinione pubblica, la gestione del caso da parte delle autorità greche e di Hellenic Train non ha fatto altro che alimentare ulteriori sospetti. Per mesi, i video di sorveglianza delle telecamere lungo la linea ferroviaria sono rimasti introvabili. Quando finalmente alcuni filmati sono emersi, la loro autenticità è stata contestata. Inoltre, è stato rivelato che le registrazioni di ben 40 telecamere di sicurezza erano scomparse accidentalmente. Come se non bastasse, il fatto che il processo, ancora in fase preparatoria, stia procedendo con accuse di negligenza piuttosto che con reati più gravi ha alimentato ulteriore rabbia e risentimento nella popolazione ellenica, la quale ha percepito questa linea di condotta come un tentativo di minimizzare la portata dello scandalo. Il caso - spiega il Fatto Quotidiano - sta avendo conseguenze anche nei rapporti tra Italia e Grecia. L'incontro tra il premier Mitsotakis e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, previsto per il 19 febbraio, è stato annullato su richiesta della parte italiana. Nel frattempo, una recente sentenza del tribunale di Atene ha stabilito che Hellenic Train, gestita dalle Ferrovie dello Stato italiane, è parzialmente responsabile dell’incidente e dovrà risarcire le famiglie delle vittime.


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