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L’analisi: dall’arresto dell’ingegnere iraniano a Malpensa al caso Abu Omar, rapito dalla CIA sul suolo italiano nel 2003

Mohammad Abedini Najafabadi, accademico svizzero-iraniano di 38 anni, è stato arrestato il 16 dicembre 2024 all’aeroporto di Milano Malpensa, su mandato delle autorità statunitensi, mentre era in transito verso Istanbul. Si tratta di un episodio che solleva implicazioni di grande rilievo. Abedini è accusato di aver collaborato con l’Iran nella costruzione di droni impiegati per attaccare una base americana in Giordania, nel cuore del Medio Oriente. Il suo arresto, tuttavia, ha innescato una crisi diplomatica che coinvolge non solo l’Iran, ma anche il ruolo dell’Italia nell’arena internazionale, in particolare in relazione agli Stati Uniti. Come risposta all’arresto di Abedini, l’Iran ha detenuto la giornalista italiana Cecilia Sala, in un gesto che appare come una ritorsione volta a favorire uno scambio di detenuti. Sul caso è intervenuto anche il direttore di “Sicurezza Internazionale”, Alessandro Orsini, che, attraverso “Il Fatto Quotidiano”, ha ricordato un episodio simile avvenuto in Italia nel 2003. “Per comprendere la mossa dell’Iran, occorre capire come il ‘caso Abedini’ sia legato al ‘caso’ dell’imam Abu Omar, rapito a Milano sotto il governo Berlusconi: uno dei casi più documentati di azione illegale condotta dai servizi segreti americani in un Paese straniero.

Abu Omar - ha ricordato Orsini - fu rapito il 17 febbraio 2003 da dieci agenti della CIA. L’imam fu portato nella base aerea di Aviano e poi condotto in Egitto, dove fu brutalmente torturato con la falsa accusa di essere un terrorista islamico. Dalle sentenze della magistratura milanese è emerso che i vertici dei servizi segreti italiani e, quindi, il governo Berlusconi, erano informati e coinvolti nell’operazione della CIA. Nel dicembre 2010, la Corte d’Appello di Milano ha stabilito un risarcimento di un milione di euro per Abu Omar e di 500 mila euro per la moglie, a carico di 23 agenti della CIA, tutti cittadini americani”. Orsini ha poi aggiunto: “I vari governi italiani hanno sempre fornito protezione agli agenti americani, ricorrendo persino al segreto di Stato per ostacolare le indagini della magistratura. I giudici di Milano condannarono anche agenti italiani, eliminando ogni dubbio sul coinvolgimento del governo Berlusconi in questa orrenda violazione dei diritti umani contro un musulmano. Sulla base del caso Omar, l’Iran pensa che il governo Meloni sia un governo ‘fantoccio’ della Casa Bianca. L’Iran ritiene che, davanti agli ordini degli Stati Uniti, l’Italia cessi di essere uno Stato sovrano e indipendente, soprattutto quando si tratta di violare i diritti umani dei musulmani”.

Il caso di Abedini, dunque, viene inquadrato da Teheran come una nuova dimostrazione di sudditanza dell’Italia nei confronti degli Stati Uniti. Oltretutto - ha spiegato Orsini - le accuse che lo coinvolgono appaiono piuttosto fragili e legate più a un contesto di guerra e geopolitica che di giustizia. Come se non bastasse, il suo arresto in Italia è avvenuto non perché fosse coinvolto in attività illegali sul territorio italiano, ma solo per aver fatto scalo a Malpensa durante un viaggio verso Istanbul. L’arresto - ha concluso il docente di sociologia del terrorismo internazionale - risponde dunque a un mandato di un Paese, gli Stati Uniti, in conflitto con l’Iran, ma privo di legittime motivazioni legate alla sicurezza nazionale italiana. Vien da sé che l’intero caso solleva molti dubbi e interrogativi sulla sovranità dell’Italia e sulla capacità del governo italiano di agire in maniera indipendente e autonoma rispetto alle pressioni esercitate da Washington. In questo contesto, le reazioni del vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, e del ministro della Difesa, Guido Crosetto, sono emblematiche. “Tajani ha esortato a non parlare della vicenda. Un invito anomalo giacché - ha precisato Orsini - nelle società libere i ministri non decidono quali temi trattare e come trattarli.

Crosetto, invece, ha invitato a non sollevare l’indignazione contro l’Iran, sostenendo che: ‘Questi problemi, purtroppo, non si risolvono con lo sdegno popolare’”. E aggiunge: “Il governo Meloni mette in pericolo gli italiani per eseguire un ordine della Casa Bianca funzionale alle guerre americane. La Casa Bianca ha spinto l’Italia in guerra con la Russia. Adesso pretende che l’Italia faccia la guerra all’Iran con un’operazione simile, nella logica di fondo, al caso Omar. Abedini sta subendo un abuso intollerabile in una società libera e andrebbe liberato. Prostrato dietro le sbarre - scrive Orsini - la sua sofferenza è ingiusta e ingiustificata, al pari di quella della giornalista italiana”.

Foto © Roberto Pisana

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