Legami tra il narcotraffico e la politica uruguaiana. Desecretati i verbali del Senato. E adesso?
“Bo, Seba, smetti di fare denunce. Te la stai giocando, ragazzo. Se hai qualche problema con me o qualcosa, vieni e ne parliamo qui, di persona, come uomini. Abbiamo tutti e due i peli sulle palle, no? Smetti di fare denunce, bo, perché per la verità non ci sta. Ok? De visu e di mano, bo. Ti sto parlando in modo cortese, come un cavaliere. Hai qualche problema con me? Vieni e me lo dici in faccia, non denunciando la gente, bo, e senza ragione. Ok? So che sai dove abito quindi quando vuoi e dove vuoi, papino”.
È con questo audio Whats App che l'imprenditore Gonzalo Aguiar si rivolgeva al deputato del partito filogovernativo Cabildo Abierto, Sebastián Cal, a dicembre 2022. Un anno e due mesi dopo queste minacce - di inequivocabile stampo mafioso - Gonzalo Aguiar veniva ucciso a colpi di arma da fuoco dalla sua ex compagna. Qualche tempo dopo il deputato ha fatto una dichiarazione (lo scorso 2 aprile), davanti alla Commissione Speciale Costituzione e Sicurezza del Senato della Repubblica riguardo l’audio dell'imprenditore. È così emersa pubblicamente una serie di situazioni che lo coinvolgevano - da quando lo incontrò per la prima volta a Roma, nel settembre del 2021 - in uno scandalo collegato proprio ad un tema scottante in questo momento in Uruguay: i legami del narcotraffico con la politica.
Oggi, quasi un mese e mezzo dopo la comparizione di Cal davanti alla Commissione del Senato che aveva disposto la segretezza dell'istanza, è stato deciso che la versione stenografica possa essere resa pubblica, e rimanga ugualmente a disposizione del pubblico ministero competente del dipartimento di Maldonado, al tempo che altri pubblici ministeri eseguano parallelamente altre indagini sulle attività di Aguiar, alcune delle quali riguardanti reati economici e riciclaggio di denaro.
Quel che è certo è che ogni fascicolo è pubblico e la società uruguaiana comincia a prendere coscienza dei fatti, a conoscerli nel dettaglio, dalla voce stessa di uno dei protagonisti, un deputato della Repubblica che ha avuto il coraggio di parlare, in tono di inequivocabile denuncia e di avvertimento, prima con il Capo di Polizia del dipartimento di Maldonado, Julio Pioli, e dopo con il Segretario della Presidenza della Repubblica, Alvaro Delgado, e poi ancora con il Ministro dell'Interno Luis Alberto Heber.
Conversazioni avvenute alla fine di dicembre del 2022 e nel 2023, senza riscontrare alcuna risposta, almeno in quei giorni, a modo di prevenzione da parte delle autorità. Una indifferenza tale che il legislatore ha vissuto tutto l'anno 2023 in preda al terrore (dopo la minaccia di Aguiar), e decise di portare un'arma da fuoco e prendere precauzioni individuali per la propria sicurezza e quella della sua famiglia.
Da specificare che l’intera situazione si è aggravata, principalmente nei suoi riguardi, quando dopo il primo avvertimento da parte del Capo della Polizia Pioli, ricevette la minaccia di Aguiar. Dedusse infatti in quel momento che senza dubbio la denuncia fatta sull'imprenditore era trapelata (vale a dire che era stata filtrata fuori dall’ambito della massima carica della Polizia. Il fatto è sotto indagine), ed ecco quindi la temeraria minaccia dell'impresario al deputato Cal che iniziò così a vivere nella propria carne gli attacchi di questo personaggio che qualche mese dopo, a febbraio del 2024, perderebbe la vita a colpi di arma da fuoco ad opera della sua ex compagna, Romina Camejo. Si sta indagando per determinare se si trattava di legittima difesa o altro.
Sentirsi deluso ed isolato
Ho conosciuto personalmente il deputato Sebastián Cal poco dopo le sue forti dichiarazioni, soprattutto quando fu reso pubblico l’audio della conversazione tra lui ed il direttore di Crónicas de Este, dove ha parlato di Aguiar, del suo suo ambiente, e sul fatto che l'imprenditore si vantava liberamente dei legami che aveva con l’“herrerismo” (partito fondato da Luis Alberto de Herrera, ndr.), e con personalità del governo (Luis Lacalle Pou), sottolineando inoltre che lui entrava nel Parlamento come se fosse casa sua. Cal aveva detto alla stampa che lo aveva interpellato riguardo l'audio di Crónicas del Este, che “era ingenuo pensare che il narcotraffico, in Uruguay, non avesse vincoli con la politica”.
Con uno sguardo, io direi proprio di una persona trasparente, Cal era seduto di fronte a me prendendo un caffè. Mi ha detto che si sentiva in qualche misura deluso dal sistema politico, che si sentiva vulnerabile e sapeva perfettamente che era entrato in un terreno difficile, avendo denunciando Aguiar facendo emergere un problema, quello del narcotraffico nel nostro paese ed i legami con la politica del nostro paese.
Parola dopo parola mi ha parlato nel dettaglio del tema in questione. Ho scoperto una persona integra, estremamente preoccupata per quello che stava vivendo, e quello che stava succedendo nel suo paese.
Dopo quell'incontro, in un nuovo incontro ricordo perfettamente che mi sottolineò il complesso tema nel quale si era visto coinvolto. Con fermezza e chiarezza mi disse: “La madre di tutti i mali è in ciò che concerne il finanziamento delle campagne politiche”, argomento sul quale bisognava prestare somma attenzione.
Oggi, ormai a conoscenza del contenuto dei verbali della sua dichiarazione alla Commissione del Senato, si è ben capito il motivo per il quale ogni volta che poteva toccava questo punto. Cosa contenevano i verbali?
Viaggi in Colombia
Non c'è mezzo di comunicazione che non abbia diffuso la versione stenografica della dichiarazione di Cal, tra l’altro già a disposizione della procura, fermo restando che Cal aveva già dichiarato davanti al pm di Maldonado titolare del caso.
Il deputato ha detto davanti alla Commissione che aveva conosciuto Gonzalo Aguiar, nel settembre del 2021, in un viaggio a Roma, per partecipare ad un evento di un'organizzazione relazionata con le telecomunicazioni e la libertà di espressione denominato CERTAL, che lo aveva contattato per il suo impegno nella Commissione di Industria.
“In questo viaggio ho conosciuto questo signore, Gonzalo Aguiar, e altre persone. Mi sono stati presentati come imprenditori uruguaiani, ed uno di loro era canadese, il signore John Pollesel, azionista di Boreal Agrominerals in Canada.
Davanti ai senatori della Commissione, Cal disse che quelle persone lo contattarono a febbraio del 2022. Lo consultarono sull'acquisto di un aeroplano: “Mi chiesero anche se c’era una qualche possibilità che io li indicassi un contatto con il Ministero dell’Agricoltura in Colombia. Per motivi personali mi sarei recato in Colombia alla fine di aprile. Dissi loro di sì, che con molto piacere”.
Sebastián Cal ha approfondito le sue spiegazioni indicando che aveva diversi contatti in Colombia e che aveva preso contatto con l'ambasciatrice accreditata in Uruguay, Carmen Vázquez, per riferirle l'interesse degli imprenditori canadesi di offrire agrominerali. Raccontò anche che nel mese di aprile dello stesso anno viaggiò in Colombia accompagnato da altri due membri di CERTAL e li presentò alle autorità del Ministero di Agricoltura. Ci ha tenuto a specificare: “Voglio chiarire che non sto accusando assolutamente quelle persone che possono essere anche vittime di questo signore che diceva essere una cosa che non era”.
Cal ha poi raccontato di un suo secondo viaggio in Colombia con Aguiar ed altri tecnici dell'impresa canadese, per realizzare un'esposizione sugli agrominerali, aggiungendo che, sempre quell’anno, incontrò di nuovo Aguiar in Colombia.
Prendere un caffè e dire un secco no ad un viaggio in Paraguay
Sempre nel mese di giugno del 2022 - la terza settimana - l'impresario Gonzalo Aguiar invitò il deputato Cal a casa sua a prendere un caffè: “Io vado e noto realmente una presenza della sicurezza fuori dal comune. C'erano almeno cinque, sei o sette persone della sicurezza nella famosa mansione di Maldonado (…) dopo che entro a casa sua, nella porta principale, mi apre un signore che non so di dove era - dall'accento sembrava messicano o dell'America Centrale -, armato che entrava in casa. A sinistra c'era un tavolo abbastanza grande, dove c'erano almeno quattro, cinque o sei armi di un calibro importante, sembravano armi di guerra”.
È a partire dalla visita alla mansione Aguiar che il rapporto del deputato di Cabildo Abierto, Cal, con Aguiar assume altre connotazioni. Non avrebbe mai immaginato quello che sarebbe accaduto dopo, nel corso della giornata. Aguiar gli chiese di accompagnarlo in Paraguay per proporre lo stesso affari degli agrominerali (visto che non erano andate a buon fine le trattative in Colombia), ed immediatamente Cal rifiutò di accompagnarlo rivolgendosi a lui in questi termini: “Guarda, perdonami. Io non sono lobbista. Non mi dedico al lobby. Non mi dedico a vendere. Ti accompagnai al tempo perché ti avevano presentato persone che avevo capito erano di fiducia e avevano la buona intenzione di un'impresa che si trovava in Uruguay”.
La risposta di Aguiar non si fece aspettare, e cambiò parecchio il tono delle sue parole: “Voi non avete idea di chi io sia perché voi siete nuovi, ma io qui finanzio campagne politiche e poi avrete bisogno di me. Ti sto chiedendo un favore. Vuoi dire che ti costa tanto accompagnarmi in Paraguay?. Quelli che sono qui fuori, almeno di quelli che ci sono adesso, due o tre sono poliziotti”.
“Me ne sono andato via abbastanza nervoso e capivo che non era giusto che mi tenessi quella informazione. Quindi sono andato e ne ho parlato con il capo della Polizia in quel momento, Julio Pioli”.
Il nuovo lessico dell'impresario Gonzalo Aguiar
Dopo l’incontro con il capo di polizia Pioli si verificarono due fatti: la minaccia dell'imprenditore alla sua persona ed un episodio con protagonista Aguiar, dove un operativo della polizia è riuscito a sequestrare armi, droga che vedeva coinvolti anche dei poliziotti e lo stesso Aguiar: “Le prime notizie dicevano che nei veicoli, oltre alle armi, c'era droga. Poi la versione diventò più leggera con il passare delle ore. Non c'era più droga. Le armi erano in regola”.
“I primi giorni di dicembre 2022 era ormai evidente la situazione a Maldonado con questo signore. E ho parlato per la seconda volta con il capo della Polizia. Si sapeva ormai che c’era qualcosa di vero riguardo a quello che avevo riferito mesi prima, perché avevo saputo che c'era un'indagine amministrativa in corso per quello che era successo qui a Montevideo e perché era stato verificato che c'erano effettivamente poliziotti in attività lavorando con questo signore”, ha spiegato Cal alla Commissione.
Ma c’è stato dell’altro da parte di Heber. Uno scherzo (per niente appropriato e fuori luogo) che fece a Cal in un determinato momento quando si incrociarono nell'aeroporto di Laguna del Sauce: “In modo scherzoso e sorridente, mi chiese, di fronte alla gente, se ancora non mi avevano ammazzato i narcos. Gli dissi che per adesso no, ma qualsiasi cosa lui lo avrebbe saputo”.
Fortunatamente i narcos non hanno ucciso il deputato Sebastián Cal. Può veramente testimoniare di essere sopravvissuto a quel per niente gradevole scontro con un personaggio il cui ambiente si è dimostrato e continua ad essere (dopo il suo decesso), tossico, non solo per lui come persona, bensì per il sistema politico e per la nostra società, e quindi per la nostra democrazia.
Il deputato in Commissione aveva espresso ai senatori di essersi sentito vulnerabile: “Se si tratta di una minaccia di morte? In un certo momento, dopo che diventarono pubblici gli audio, mi è stato chiesto: “A lei l’hanno minacciata di morte? E no, non mi dice ti ammazzo, né mi dice ti faccio a pezzetti. Ma ritorno sullo stesso punto, oggi sono tutti coraggiosi perché prima di tutto è già morto, e secondo perché apparentemente non era narcotrafficante, ma non gli mancava la apparenza e si vede che nemmeno le abitudini”.
Illustrando in un certo modo l'ambiente dell'imprenditore Aguiar, il deputato Cal ha ricordato ai senatori alcuni punti relazionati con l'agire di alte cariche di governo, come ad esempio il ministro Heber che lo ha ricevuto il 24 gennaio 2023, occasione in cui lo mise al corrente della minaccia, facendogli ascoltare l'audio di Aguiar.
“C’era già stata questa situazione che è diventata pubblica ultimamente, del vincolo che diceva avere - io non sapevo se fosse certo o no - l'oggi ministro dell'Interno (Nicolás Martinelli). Inoltre, erano state diffuse pubblicamente fotografie del matrimonio dove si vedeva l'attuale ministro dell'Interno”.
Cal disse che Heber gli insistette nel stare tranquillo “che è vero che Martinelli c’era in quel matrimonio, ma di non preoccuparmi che non sarebbe successo niente”. Cal non poteva restare tranquillo. Si sentiva “doppiamente esposto”. Semplicemente, perché la massima carica ministeriale aveva commentato a Martinelli (in quel momento terza carica nel Ministero dell'Interno) sul caso.
C'è una domanda che formulò il senatore Javier García a Cal, sulla ragione per la quale non aveva presentato denuncia alla procura: “Stiamo parlando di un tipo che, come ho già detto, ostentava i suoi legami politici. Inoltre, ho già detto chi diceva lui che lo difendeva. Il tipo che fermarono a Montevideo la stampa diceva che lo avevano fermato con droghe, armi, con la polizia che lo stava proteggendo, e che quella notte aveva dormito a casa sua. Non mi sentivo sicuro in suo momento per fare la denuncia. Non lo denunciai per paura. Realmente per questo”, aveva espresso Cal.
Una società civile disinformata è terreno fertile per l'ideologia mafiosa
C'è sicuramente molto su cui riflettere. Una lettura molto attenta di tutto ciò ci pone di certo sull'orlo di un baratro in cui fare gli indifferenti può costarci molto caro. E non parlo unicamente delle istituzioni, perché il tema - per la sua natura - comprende notoriamente alla società civile in sé stessa, all'elettorato, al cittadino comune. Perché? Perché, parlando del narcotraffico transnazionale, dobbiamo assumere, ci piaccia o no, che si tratta di un problema che ci coinvolge tutti, senza eccezione. Non si tratta esclusivamente di un tema dello Stato, perché capace lo Stato può essere seriamente compromesso, infiltrato, inquinato.
E bisogna avere sempre presente che per il sistema criminale non c'è migliore complice che la società civile, in questione quando è estranea a tutto il tema, indifferente, o disinformata, e questo rappresenta campo fertile per l'ideologia mafiosa; è terreno fertile.
Sebastián Cal ha enfatizzato: “Mi addolora profondamente questa situazione e mi auguro che non se ne faccia un cattivo uso politico bensì un buon utilizzo. È una condizione che può trovarsi a vivere qualsiasi uruguaiano che stia o meno nella politica, per fiducioso che sia. Tutti facciamo cene per raccolta fondi. Pochi giorni fa a Punta del Este ho visto biglietti di 1.000 dollari per una cena di raccolta di 1.000 persone. Questo succede in tutti i partiti. Anche nel mio partito facciamo cene di raccolta fondi. Questo dovrebbe fungere da catalizzatore di attenzione perché l'Uruguay sta per trasformarsi in un paese come l'Ecuador. Dovremmo essere un pochino più diffidenti e non dovremmo aprire le porte al primo che arriva con il denaro e dice essere un grande imprenditore. A volte in quelle cene, quando mancano 200 o 300 biglietti da vendere, appare un miracoloso lobbista che dice: “Non ti preoccupare, mi occupo io di vendere quei 200 o 300 biglietti a 1.000 dollari per darti una mano, perché voglio appoggiarti”; senza esserne consapevole il politico sta ricevendo 200.000 o 300.000 dollari di supporto dal narcotraffico e non lo sa. Qualche tempo dopo andranno a bussargli alla porta. Saremmo l'eccezione nel mondo se non fossimo davanti ad un rischio del genere. Voglio credere che il narcotraffico non è entrato ancora nella politica ma che sta facendo un grande sforzo per riuscirci”.
Cosa ci lascia questo labirinto?
Cosa ci lascia questo labirinto? Quali sentieri dobbiamo percorrere ora che le carte di Cal sono già di dominio pubblico? La sconvolgente morte di Aguiar - per mano di Romina Camejo - è stata la causa determinante per accelerare le indagini penali che ora sono in corso, in tutto cinque?
O è stata determinante la condotta del deputato Cal quando ha detto no all'imprenditore Aguiar quando questo gli ha chiesto di accompagnarlo in Paraguay per concludere degli affari? Quella risposta negativa di Cal ad Aguiar è il motivo del suo atteggiamento alterato nei confronti del deputato anche per il fatto che aveva già parlato con il Capo della Polizia Pioli, riguardo i poliziotti della sua scorta, fatto in se estremamente sospetto? O c’è stato un altro detonante legato alla sua cerchia di persone operative – al momento sconosciuta - che lo portò alle minacce tramite WhatsApp?
Che cosa fece si che Aguiar non andasse oltre sul deputato Cal, considerando che era una persona violenta ed in apparenza rancorosa? In che modo, quando, e in quale contesto Aguiar viene a conoscenza che Cal ha parlato con il Capo Pioli? Che livello di infiltrazione vi era nell'informazione confidenziale che Cal fornì a Pioli per fare scattare, come una molla, la reazione minacciosa di Aguiar? A tutto questo si aggiunga il previo esibizionismo di armi nella casa di Aguiar nel migliore stile narco, che non dovevano passare inosservate a Cal, episodio per il quale non sappiamo se c’è stata una qualche indagine.
Gonzalo Aguiar - a giudicare da tutto quello che è venuto allo scoperto su di lui, dopo le denunce di Cal a Pioli, all'ex capo di governo, all'ex Ministro dell'Interno Heber ed alla Commissione del Senato nella sessione segreta del mese di aprile - in realtà faceva parte di una struttura implicata in fatti illeciti (narcotraffico, riciclaggio di denaro e finanziamenti di campagne elettorali dell’“herrerismo”), che interessavano le sue attività e che potremmo definire criminali?
Questo personaggio avrebbe agito in solitudine o insieme a personaggi vicini alla sua persona ed ai suoi rapporti che oggi sono oggetto di indagine? La Procura sarà in grado di determinare, attraverso le indagini, tutte le situazioni criminali raccontate da Cal e presenti nei verbali del Senato? Perché dal governo – pensiamo all'ex ministro Heber, l'ex Pro Segretario Delgado e lo stesso Ministro Martinelli -, è stata minimizzata la denuncia di Cal?
Perché il sistema politico, a livello del Senato della Repubblica e della Camera, non ha agito con celerità con una dichiarazione pubblica di sostegno al deputato - ancor prima che si presentasse dinanzi alla procura – condannando un fatto di estrema gravità, soprattutto per l'eventualità che Aguiar fosse un infiltrato narco all'interno del sistema politico e governativo? Quali circostanze portarono il sistema politico al silenzio di fronte ad un fatto che avrebbe dovuto vedere uno schieramento unanime a favore di Cal, che per tutto il 2023 dovette preoccuparsi della sua incolumità, portando sempre con se un'arma dato il tenore delle minacce ricevute?
Come è stato possibile che una volta uscito il tema (marzo-aprile 2024), trattandosi di un fatto unico - senza precedenti - di denuncia di un deputato in carica non abbia risvegliato gli allarmi, non solo di tutti gli altri deputati, ma anche del governo? Perché non lo hanno preso in considerazione i deputati, colleghi di Cal, quando già il tema narcos, con tutti i dubbi e sospetti e le questioni sul passaporto di Marset, sul caso Astesiano, ecc., erano già in mano alla stampa, ed erano fondati i timori che politici uruguaiani e narcos potrebbero avere legami affaristici? Come è possibile che dal governo siano rimasti in silenzio quando per la prima volta un deputato diceva nome e cognome, fornendo informazioni su un personaggio che oggi - post mortem - è proprio un sospettato?
“Polémica en el Bar”: l'ironia dei fatti
Quell'anno 2023, quando Sebastián Cal si preoccupava della sua vita, della sua sicurezza e di quella della sua famiglia; quando il Capo Pioli, Delgado e Heber sapevano già pienamente cosa era successo al deputato con Aguiar. Quando lo stesso Aguiar e - sicuramente – la sua scorta, ed eventualmente altri personaggi che ignoriamo, continuavano la propria vita, abitudini, ecc. - oggi sospettato-, il sottoscritto fu invitato in tre opportunità al programma “Polémica en el Bar”, Canale 10, per parlare del narcotraffico in Uruguay e dell'ideologia mafiosa.
Ironicamente, mentre Cal viveva questa minaccia mafiosa, pur ignorando i fatti citati, ho fatto allusione ai rischi che stava attraversando il sistema politico uruguaiano a causa del sistema criminale, indicando un indebolimento molto particolare delle istituzioni.
Insieme agli invitati del programma “Polémica”, presenti nelle tre visite che feci agli studi Saetta e che ovviamente ignoravano quello che stava vivendo Cal, abbiamo approfondito temi vari riguardanti il narcotraffico, come ad esempio il caso del passaporto Marset, riciclaggio di denaro, finanziamento di campagne elettorali e la mafia che opera nel nostro paese. A continuazione, un riassunto dei miei interventi nel primo programma del mese di marzo 2023: “L'Uruguay deve interrogarsi a livello di governo, perché ci deve essere una maggiore severità nel controllo del riciclaggio di denaro, perché non si tratta solamente di portare la valigia o il contenitore con la droga. Ci sono operazioni finanziarie perché ci sono mescolati elementi finanziari, elementi del sistema politico. La rete stabilita dalla logica mafiosa”.
“Noi pensiamo che qui non ci sia nessun politico inquinato. Finché non uscirà alla luce questo problema e non verranno fuori i nomi, che prima o poi verranno fuori, io ve li annuncio. Tra poco tempo cominceranno a venire fuori nomi sui quali voi dicevate, 'come è possibile che tale politico, tale parlamentare, sia coinvolto? Invece è coinvolto. Così come nel 2017 apparve Rocco Morabito e dalla notte alla mattina è fuggito, solo dopo la cattura ci siamo resi conto che era un elemento pericoloso. Questo succederà”.
“Loro lavorano inquinando, non solamente con influenze. Inquinano il sistema politico. Significa vincolarsi, dare denaro, comprare influenze, entrare dentro terreni dove magari tu ed io non possiamo entrare per trasferire droga. Corrompere con denaro e con influenze. Il traffico di influenze non si fa solo per aiutarsi, no, il traffico di influenze è una delle metodologie adottate”. “La logica mafiosa è estesa nel mondo. Tutto il resto fa vedere uno Stato indebolito per combattere la mafia. Lo Stato uruguaiano è indebolito per combattere mafie o elementi del crimine organizzato internazionale. La prova è Rocco Morabito".
Nel secondo intervento, ad agosto del 2023, quando il tema centrale era il caso Marset e Sebastián Cal taceva sulla minaccia di Aguiar, e si parlava su cosa sarebbe stato possibile fare ho detto: “La consegna del passaporto a Marset rileva la vulnerabilità istituzionale”. “Il sistema politico continua a guardare altrove”. “In questo incontro, il pubblico ha tutti gli elementi per discernere. La cittadinanza non deve rimanere a casa sperando che il sistema politico parli. Questo è un punto di partenza affinché il paese, gli elettori, incomincino a mettere i punti sulle í al sistema politico. In Uruguay non c'è volontà politica per combattere il narcotraffico in tutti i suoi livelli. E bisogna chiedersi il perché succede questo?”.
E nella mia ultima partecipazione a “Polémica”, a dicembre del 2023 (due mesi prima che uscisse alla luce il tema Aguiar e Cal), non mancarono i momenti caldi, principalmente nel dibattito nato con la collega Patrizia Madrid, la cui posizione definitivamente mi sconcertò tanto. All'inizio del programma ho detto: “7 mesi fa io dissi in questo stesso tavolo che presto in Uruguay ci saremo trovati situazioni gravi nel governo”.
I narcos sono già seduti al potere? Faccio fatica a crederci, ha espresso il conduttore Piñeyrua. La mia risposta è stata la seguente: “Si signore, l'ho detto in più occasioni. Il sistema politico è completamente infiltrato e corrotto. Se non è corruzione o infiltrazione quello del passaporto, cos’è? Siamo infiltrati dalla testa ai piedi. Il tema del narcotraffico è sulla bocca di tutti. Dobbiamo accettare che c'è un grave problema istituzionale nel nostro paese. Perché il narcotraffico internazionale è infiltrato nelle istituzioni. Invito l'udienza a riflettere”.
(continua)
Foto di copertina: subrayado.com.uy
