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Parla il presidente brasiliano dopo la visita al Quirinale, Palazzo Chigi e in Vaticano

Da una parte, convincere i Paesi “scettici” a schierarsi in modo più netto sulla guerra in Ucraina, dall'altra convincere sia Mosca che Kiev a cedere entrambe qualcosa, per mettere fine alle ostilità e iniziare a negoziare una pace "che non sia una resa per nessuno". Sono i due approcci con cui, nel fine settimana, gli Stati Uniti e i Paesi del “Sud globale”, tra cui il Brasile, si troveranno a parlare a Copenaghen di possibili soluzioni al conflitto, mentre la controffensiva Ucraina procede a rilento. Ad annunciare ufficialmente l'incontro in Danimarca è stato, da Roma, il presidente brasiliano Inacio Lula da Silva, all'indomani dei suoi colloqui tra Quirinale, Palazzo Chigi e Vaticano, incentrati proprio sul tema della pace. Da mesi Lula sta tessendo una vasta trama che va dall’India alla Cina e che ha come idea centrale della pace quella stessa auspicata da papa Francesco. Lula ha riferito che sabato invierà a Copenaghen il suo consigliere speciale ed ex ministro degli Esteri, Celso Amorim, per un incontro, di cui aveva per primo dato notizia il Financial Times. L'iniziativa, chiesta con insistenza da Kiev, è stata poi introdotta dagli Usa, in rappresentanza dei quali parteciperà il consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, accompagnato dalla “numero tre” del dipartimento di Stato, Victoria Nuland. I due alti funzionari parleranno con rappresentanti dei Paesi considerati "neutrali" come il Brasile, ma anche l'India e il Sudafrica, per cercare soluzioni alla guerra. Potrebbero esserci anche Turchia e Cina anche se l'elenco dei partecipanti non è ancora noto. Gli Stati Uniti puntano quanto meno a spiegare la posizione Ucraina a quei governi che non si sono allineati alle sanzioni contro Mosca e mantengono ancora una posizione equidistante. Mentre Kiev ha lanciato un forte pressing diplomatico per convincere il maggior numero possibile di nazioni a aderire all'idea di un summit globale, con al centro il suo piano di pace in 10 punti. Molti dei maggiori Paesi in via di sviluppo, tra cui Brasile e India, rimangono scettici sull'applicabilità delle condizioni ucraine che, tra le altre cose, prevedono il ritiro completo delle truppe russe sia dal Donbass che dalla Crimea. Il Cremlino ha detto più volte che la penisola annessa nel 2014 e' una linea rossa, che potrebbe far scattare la rappresaglia nucleare.

"Il nostro ruolo è convincere Zelensky e Putin che il miglior affare è mettere fine alla guerra. Solo loro possono farlo", ha spiegato Lula alla stampa convocata all'hotel Villa Agrippina Gran Melià sulla collina del Gianicolo. Questa mattina il presidente brasiliano colloquiando con l’amico e giornalista Domenico De Masi, sul Fatto Quotidiano si domandava come fosse possibile “fare una guerra insulsa e spendere miliardi per armi mortali mentre un miliardo di esseri umani soffrono la fame nel mondo?”.

Pur condannando l'invasione territoriale russa, Lula condivide l'approccio di papa Francesco ("La massima autorità politica in questo momento sul pianeta") sulla necessità di non arrendersi alla logica delle armi e puntare, invece, a possibili forme di dialogo per "provare a creare una coscienza nelle persone che possono contribuire a costruire la pace". Per questo, ha ribadito la necessità di una tregua che renda possibile poi sedersi al tavolo negoziale per delineare "un accordo di pace, che non sia una resa". "Difficile dire cosa passi nelle menti di due persone in guerra, ma entrambi pensano che possono vincere mentre però seminano morti e distruzione", ha denunciato Lula, invitando "le stesse Ucraina e Russia a trovare figure autorevoli, che aiutino a trovare una via d'uscita. Bisogna mettere fine a questa guerra subito, non possiamo aspettare Natale o tutto l'inverno". "Sono d'accordo con papa Francesco: serve riunire gli attori attorno a un tavolo negoziale", ha insistito. "Bisogna smettere di sparare e iniziare a parlare, perché il mondo ha 800 milioni di essere umani che vanno a dormire senza avere nulla da mangiare e stiamo spendendo miliardi di dollari per una guerra", ha aggiunto Lula. Gli attori che facciano “moral suasion” su Kiev e Mosca non possono essere Europa e Stati Uniti, secondo il leader brasiliano, perché "sono coinvolti nella guerra". Ma anche l'Onu, senza una riforma che rifletta il "cambio della geopolitica mondiale", non può essere d'aiuto. “È giunto il momento di rinnovare il Consiglio di sicurezza", dove siedono Paesi come "gli Stati Uniti, che hanno invaso l'Iraq senza permesso", e far entrare nazioni come l'India, il Messico e il Giappone. Riguardo a un possibile accordo di pace, Lula ha sottolineato che "non può essere una resa per nessuno" e nemmeno può essere un accordo "in cui uno vince il 50% e l'altro il 20%" perché "non può essere un'imposizione". "Solo ucraini e russi sanno ciò che è necessario", ha aggiunto, e per questo è urgente che le bombe smettano e si siedano a parlare e si trovi "un minimo comune denominatore; se vogliamo farlo si può, anche se ci vorrà tempo".

Foto © Imagoeconomica

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