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Zelensky smentisce i colloqui avviati ma il capo della Pontificia Accademia assicura: “Ci lavoriamo da 8 mesi”

La pace si fa sempre aprendo i canali, mai si può fare non con la chiusura”. Lo ha affermato Papa Francesco ai giornalisti durante la conferenza stampa che si è tenuta nel volo di ritorno da Budapest. Durante la conferenza stampa, il Pontefice, senza svelarne i dettagli, ha anche annunciato l’inizio di "missione di pace” per l’Ucraina. "In questi incontri non abbiamo parlato certo di Cappuccetto Rosso. - ha ribadito Bergoglio a proposito dei colloqui con le autorità ungheresi - Abbiamo parlato della guerra, a tutti interessa la strada della pace e io sono disposto a fare tutto quello che si deve fare”. In riferimento alla “missione” annunciata dal Santo Padre, tra dubbi e tanta curiosità, è arrivato anche il commento dell’ufficio stampa del presidente Volodymyr Zelensky che ha affermato: “Se ci sono colloqui, stanno avvenendo a nostra insaputa”.

A dissipare alcune curiosità nate attorno alle parole pronunciate da Papa Francesco durante il volo di ritorno dall’Ungheria, quelle del professore Stefano Zamagni che ha recentemente lasciato la presidenza della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. “Il Pontefice - ha detto Zamagni - è al lavoro continuo sulla pace da oltre otto mesi”. E sulla risposta di Kiev relativa al fatto di non essere a conoscenza della missione avviata dalla Santa Sede per mettere fine alla guerra “non c’è nulla di cui meravigliarsi - ha spiegato Zamagni -. Ovvio che il Cremlino e Kiev smentiscano perché non esiste ancora un documento ufficiale”. Si tratterebbe infatti di un “percorso che non ha niente di ufficiale e canonico, ma che raccoglie i frutti dell’intervento di diverse persone”. Invitando a “cogliere i segnali”, il professor Zamagni ha anche precisato che “se non entro le prossime settimane, entro i prossimi tre mesi sicuramente si vedrà se questo lavoro per la pace da parte del Vaticano avrà il via libera oppure arriverà il semaforo rosso”.

Il professor Stefano Zamagni, sul dossier di pace che lui stesso ha contribuito a scrivere, ha anche spiegato che l’alternativa alla pace sarebbe “una guerra per esaustione”. Pertanto, risulta fondamentale il contributo super partes di Bergoglio, “l’unico che può fare da garante di pace". Zamagni, sulla possibilità di raggiungere finalmente un accordo di pace in Ucraina, non ha escluso il valore che potrebbero avere anche Cina e Stati Uniti: “A sedersi intorno a un tavolo devono essere Joe Biden e Xi Jinping. E il Papa ha forte ascendente su entrambi per motivi diversi”.

Intanto, qualche speranza di pace in Ucraina potrebbe arrivare anche dalla decisione di Papa Francesco di incontrare il patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa. Lo stesso Kirill, durante il giorno dedicato alla celebrazione della Pasqua ortodossa, ha infatti parlato di “pace giusta”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Foto © Imagoeconomica

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