“Ho speranza, la pace è possibile. Ma serve che tutti si impegnino per smilitarizzare i cuori e poi disarmare la violenza”

Ne siamo sempre più certi e non siamo gli unici a dirlo: Papa Francesco è l’unico leader mondiale, tra centinaia di capi di stato, ministri, ambasciatori, e diplomatici di vario colore e grado, a mobilitarsi seriamente per raggiungere la pace tra Russia e Ucraina. E, azzardiamo, forse è l’unico ad esserne realmente interessato. Come sappiamo, dall’inizio della guerra sono trascorsi otto mesi e ci stiamo avviando ad entrare al nono. Finora la strategia seguita dall’Occidente, cioè quella delle sanzioni a profusione per isolare Mosca e quella dei finanziamenti non-stop in armamenti a Kiev per contrastarla, si è rivelata oltremodo fallace. Ce lo dice la situazione sul campo. Lo dicono i bollettini di guerra che parlano di 100mila soldati ucraini uccisi dal 24 febbraio e il fatto che le truppe russe (nonostante il recente ritiro da Kherson) ancora occupano saldamente le regioni a sud est del Paese, le stesse che hanno scelto di abbandonare Kiev e aderire alla Federazione Russa. L’insuccesso delle mosse della NATO, protagonista indiscussa di questa guerra, e delle varie potenze dell’Alleanza Atlantica è sotto gli occhi di tutti.
Da febbraio, il dialogo è stato minimo, perché vinto dalle logiche mercatiste che questo conflitto, per forza di cose, implica. Papa Francesco è l’unico svincolato da tutto questo, ed è l’unico a sottolineare l’impotenza dell’Onu e a denunciare il commercio di armi delle multinazionali, vere fabbriche di morte che dall’inizio del conflitto hanno visto schizzare i loro introiti. Provoca particolare rabbia e tristezza la consapevolezza che dietro tutte queste tragedie ci sono la brama di potere e il commercio delle armi”, ha detto il Santo Padre in un’intervista uscita oggi su La Stampa, l’ennesima rilasciata sulla guerra. “Mi hanno detto che se in un anno non si fabbricassero e vendessero armi, si cancellerebbe la fame nel mondo”, ha affermato. “E invece prevale sempre la vocazione distruttrice, che sfocia nelle guerre. Quando gli imperi si indeboliscono puntano a fare una guerra per sentirsi forti, e pure per vendere le armi. In un secolo tre guerre mondiali! E non impariamo!”, ha denunciato.
Tornando al dramma della guerra tra Kiev e Mosca, come detto, Papa Francesco si fa portavoce di una terza via: quella del confronto, del dialogo. Bergoglio ci sta letteralmente mettendo la faccia in questo tentativo di fermare quella che chiama “terza guerra mondiale” ma “a pezzi”. E con lui trascina tutto il Vaticano. Su La Stampa il pontefice ha cristallizzato, una volta per tutte, la volontà della Santa Sede: “La Santa Sede è disponibile a fare tutto il possibile per mediare e porre fine al conflitto in Ucraina”.
Del resto il Vaticano conferma da mesi questa volontà e l’aveva manifestata più volte anche il Cardinale Segretario di Stato Parolin. Il Vaticano, del resto, ha promosso la manifestazione a Roma del 5 novembre, alla quale hanno aderito oltre 100mila persone, e da alcuni mesi sta ricoprendo un ruolo certosino di diplomazia con il Cremlino. Va ricordato che Francesco aveva annunciato a maggio di voler incontrare Vladimir Putin a Mosca, mentre il 25 ottobre aveva accolto con favore la proposta del premier francese Emmanuel Macron di telefonare Putin e anche il patriarca ortodosso Kirill per “favorire il processo di pace" in Ucraina. Uno sforzo diplomatico al quale Mosca ha risposto dicendo di essere pronta a dialogare con il Pontefice.
Siamo continuamente attenti all'evolversi della situazione”, ha assicurato oggi Francesco. “Come ho detto sull'aereo tornando dal Bahrein, la Segreteria di Stato lavora e lavora bene, ogni giorno, e sta valutando qualsiasi ipotesi e dando valore a ogni spiraglio che possa portare verso un cessate il fuoco vero, e dei negoziati veri”. Nel frattempo, ha spiegato, “siamo impegnati nel sostegno umanitario al popolo della martoriata Ucraina, che porto nel cuore insieme alle sue sofferenze. E poi cerchiamo di sviluppare una rete di rapporti che favorisca un avvicinamento tra le parti, per trovare delle soluzioni. Inoltre, la Santa Sede fa quello che deve per aiutare i prigionieri”. Papa Francesco si è detto speranzoso che questa guerra finisca prima o poi e che ci sarà una riconciliazione tra ucraini e russi. “Ho speranza. Non rassegniamoci, la pace è possibile. Però bisogna che tutti si impegnino per smilitarizzare i cuori, a cominciare dal proprio, e poi disinnescare, disarmare la violenza”, ha ribadito. “Dobbiamo essere tutti pacifisti. Volere la pace, non solo una tregua che magari serva solo per riarmarsi. La pace vera, che è frutto del dialogo. Non si ottiene con le armi, perché non sconfiggono l'odio e la sete di dominio, che così riemergeranno, magari in altri modi, ma riemergeranno”.
(Prima pubblicazione: 18-11-2022)

Foto © Imagoeconomica

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