Biden annuncia nuovi pacchetti di armi all’Ucraina mentre vende armi a Taiwan e sospende l’embargo a Cipro

Nonostante l’incubo dell’atomica sempre più concreto, gli Stati Uniti continuano a fornire armi all’esercito ucraino, a venderne di altre a quello di Taiwan e, come se non bastasse, hanno anche rimosso l’embargo sulla vendita di armi imposto a Cipro nel 1987. Ad incorniciare il tutto, in barba alla trasparenza, il comunicato diffuso dal Dipartimento di Stato americano in cui annuncia che non pubblicherà il report relativo alla spesa militare e al trasferimento di armi.

Recentemente, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato l’invio di un nuovo “pacchetto” di armi all'Ucraina per un valore totale di 600 milioni di dollari, in cui, fa sapere  “ANSA”, non sarebbero presenti i sistemi missilistici a lungo raggio tanto agognati dal presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ma dovrebbe proseguire sulla scia di quanto fatto sinora. L’amministrazione Usa, infatti, si è sempre impegnata a fornire a Kiev equipaggiamento militare di varia natura compresi radar e munizioni, evitando di rifornire l’esercito ucraino con i sistemi ATACSM (sistema missilistico con portata fino a 300 km, ndr) nell’intento di voler evitare l’escalation della guerra tra Russia e Ucraina.


nave battaglia depos


Ora, come si apprende da “Il Fatto Quotidiano”, tra i paesi con arsenale statunitense figura anche Taiwan; fornito dall’amministrazione Biden attraverso la vendita di un considerevole pacchetto di prodotti militari per un valore totale di 1.1 miliardi di dollari.
Tra le armi vendute all’esercito di Taipei, 60 missili antinave Harpoon e 100 missili tattici aria-aria Sidewinder per F-16, mentre, si prevede l’estensione del contratto per i sistemi di sorveglianza radar e, oltre al rifornimento di ulteriore attrezzatura militare, anche l’addestramento e il supporto necessario per fare di Taiwan un “valido alleato non appartenente alla NATO”.

Una decisione accolta negativamente dalla Cina che, come si apprende dal quotidiano “China Daily”, parla di “conflitto militare istigato dagli Stati Uniti”, le cui conseguenze si abbattono principalmente sui paesi  interni all’Unione Europea. “I paesi dell'UE, Germania e Francia comprese, che dipendono fortemente dalla Russia per il petrolio e il gas, stanno sopportando il peso maggiore delle sanzioni economiche che Washington ha orchestrato contro la Russia - ha sottolineato il quotidiano con sede a Pechino -. Di conseguenza, l'inflazione è diventata una piaga che sta avendo un grave impatto sulla qualità della vita delle persone nei paesi dell'UE.” - prosegue - “I prezzi di molti prodotti di base come grano, fertilizzanti e gas sono in costante aumento e si prevede che quest'anno aumenteranno del 6%, secondo le stime degli esperti. L'aumento dei prezzi soffocherà la domanda, che a sua volta influenzerà la crescita economica e farà salire i prezzi di cibo ed energia. È un circolo vizioso per la situazione economica generale nei paesi dell'UE”.

Come dicevamo, contemporaneamente alla decisione del Dipartimento di Stato americano di non pubblicare il report relativo alla spesa militare e al trasferimento di armi, gli Stati Uniti hanno anche deciso di revocare l'embargo imposto a Cipro nel 1987 con l’intento di favorire un accordo diplomatico tra la compagine turca e quella cipriota.


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Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg


Dal verbo secondo Stoltenberg
Ad accompagnare la politica tutt'altro che mansueta degli Stati Uniti, anche la Nato che, attraverso le dichiarazioni rese alcune settimane prima dal Segretario Generale Jens Stoltenberg, invita i cittadini “a smettere di lamentarsi dei costi del sostegno all'Ucraina ed essere pronti a pagare ancora di più”-  perché, sempre secondo Stoltenberg - “è necessario un supporto sostanziale all’Ucraina ancora per molto tempo”.

Alle parole del Segretario della Nato, a distanza di settimane, fanno eco anche quelle della belligerante Lizz Truss che, da premier britannica presente all'Assemblea generale dell’Onu, ha dichiarato: “Il Regno Unito garantisce il suo sostegno militare all'Ucraina fino alla vittoria - ha sentenziato Truss -. In questo momento critico del conflitto, garantisco che manterremo o aumenteremo il nostro sostegno militare all'Ucraina per tutto il tempo necessario.” - prosegue - “Mentre parlo - ha concluso Lizz Truss - armi britanniche, compresi lanciarazzi multipli, sono in viaggio verso Kiev. Non saremo tranquilli fino a quando l'Ucraina non avrà trionfato”.

Purtroppo le posizioni folli dei principali leader europei, in particolare quelle della premier inglese Lizz Truss che si era detta “Pronta a premere il pulsante nucleare” non fanno presagire nulla di buono sui possibili scenari futuri riguardo al conflitto tra Russia, Ucraina e la partecipazione autolesionista dei paesi alleati; una questione molto delicata ed evidenziata anche nei dati del Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), la quale, prevede che gli arsenali nucleari globali cresceranno man mano che gli stati continuano a modernizzarsi.

Foto: it.depositphotos.com

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