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Portavoce del Cremlino: “Russia disponibile sui temi tracciati ad Istanbul”. Per la Russia il Donbass è prossimo ad essere liberato

La Russia ha tenuto ancora aperta una possibile via d’uscita per la polveriera ucraina. Ad annunciarlo nella giornata di ieri è stato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che, intervistato dall’agenzia di stampa russa Tass, ha ribadito come Mosca “era ed è ancora pronta a risolvere il problema ucraino attraverso la diplomazia", ma alle sue condizioni.
"È opportuno ricordare”, ha continuato Peskov, “che tali termini sono stati concordati a Istanbul da entrambe le parti, russa e ucraina", ha aggiunto Peskov, citato dall'agenzia Tass. Successivamente, ha insistito il portavoce, “Kiev ha abbandonato quell'accordo, ma Mosca rimane pronta a negoziati su quelle basi, che prevedevano in sostanza una separazione delle trattative riguardanti la neutralità di Kiev da quelle sul futuro della Crimea e del Donbass”.
Un chiaro riferimento agli incontri svolti il 29 marzo presso il Palazzo Dolmabahce di Istanbul, nel quale la Russia aveva ricevuto proposte scritte dall'Ucraina rispetto alla questione chiave dello status neutrale e non nucleare del paese. Propositi deragliati rovinosamente con la strage di Bucha, i cui responsabili dovrebbero essere ancora individuati da indagini indipendenti.
Ad annunciare la possibilità di un accordo si è aggiunto anche l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder che, dopo aver incontrato Vladimir Putin la scorsa settimana a Mosca, ha annunciato la ricerca da parte della Russia di una soluzione negoziata. L’Ucraina, d’altra parte, come riportato sul quotidiano The Guardian, ha affermato che qualsiasi accordo di pace negoziato con Mosca sarebbe subordinato a un cessate il fuoco e al ritiro delle truppe russe. Condizioni che, evidentemente, non aprono alcuno spiraglio per un’interruzione delle ostilità. L'economista americano Jeffrey Sachs, durante la conferenza Free Thoughts on the Future, è stato ancora più esplicito: "Se vogliamo vivere in un mondo stabile, allora dobbiamo risolvere la crisi. E non alle condizioni della NATO. Dovrebbe essere chiaro che l'escalation è avvenuta perché gli Stati Uniti hanno insistito per espandere l'alleanza a est", ha osservato.

La Russia annuncia la liberazione imminente del Donbass
Le trattative avanzate da Mosca, d’altra parte, lasciano trasparire una certa fiducia in futuri progressi militari decisivi. Ne è convinto il capitano Vasily Dandykin, che, citato da Ria Novosti, ha commentato l'avanzata delle forze alleate nell'area del villaggio di Peski vicino a Donetsk: "Ora la nostra artiglieria e aviazione stanno lavorando lì. Nel prossimo futuro, il problema sarà risolto e il bombardamento di Donetsk, (da parte di Kiev) almeno dall'artiglieria dei cannoni, si fermerà. Inoltre, il nostro esercito va direttamente a Slavyansk e Kramatorsk. La completa liberazione di Il Donbass si avvicina".
Dandykin ha osservato in sostanza che, nonostante la presenza di una potente area fortificata a Pesky, strategicamente favorevole per le forze armate di Kiev, l'esercito ucraino soffre ora "una posizione deplorevole" a causa della mancanza di artiglieria e militari qualificati. "Certo, puoi catturare un milione di persone, armarli con armi leggere e mandarli in prima linea. Tuttavia, questi non saranno nemmeno soldati, ma semplicemente persone che francamente andranno al massacro", ha affermato Dandykin.
Una condizione delle truppe condivisa anche dal volontario ucraino Serhiy Gnezdilov, che, citato sempre da Ria Novosti, ha rivelato come l'esercito di Kiev starebbe perdendo il villaggio di Sands vicino a Donetsk, subendo pesanti perdite. In precedenza, la milizia popolare della DPR ha dichiarato che le loro unità erano trincerate a Pisky. Questo villaggio si trova nel distretto di Yasnovatsky, nelle immediate vicinanze dell'aeroporto distrutto di Donetsk.
Secondo il ministero della difesa russo, vi sarebbero anche casi di diserzione fra le truppe: in particolare i comandanti delle unità del 132° battaglione di ricognizione delle forze armate ucraine si sarebbero rifiutati di seguire gli ordini del comando. "Nell'area dell'insediamento di Nortsovka, nella regione di Kharkiv, a causa delle elevate perdite dovute al fuoco dell'artiglieria, i comandanti delle unità del 132º battaglione di ricognizione si rifiutarono di obbedire agli ordini del comando, attraversarono il fiume Seversky Donets con il personale ed è partito per un punto di dispiegamento temporaneo", ha affermato il ministero in una nota. In precedenza, era stato annunciato l'abbandono di massa dei soldati delle forze armate ucraine "a causa delle pesanti perdite in due brigate di truppe ucraine nelle direzioni Kharkiv e Zaporozhye".

In foto: i primi negoziati in Turchia tra Ucraina e Russia © Imagoeconomica

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