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Europol denuncia traffici illeciti al Consiglio UE. Per il Times l’occidente sta nascondendo i successi della Russia

I sospetti sul possibile contrabbando degli aiuti militari forniti dall’occidente all’Ucraina circolavano da diverso tempo. Ora la conferma ufficiale è arrivata dall’Europol, agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione di polizia: in una missiva inviata al Consiglio dell’Ue, ha evidenziato che “gli Stati membri dell’Unione europea e i partner operativi hanno segnalato casi in cui le reti criminali sono attive nella regione e operano o prevedono di contrabbandare quantità significative di armi da fuoco e munizioni, comprese le armi militari”.
In particolare secondo l’agenzia sarebbero a rischio i depositi che si trovano in prossimità del confine tra l’Ucraina e i Paesi dell’Unione europea, mentre si è avanzata l’ipotesi che sarebbero alcuni rifugiati provenienti dal paese in guerra a fungere da corrieri, vendendo poi le armi all’interno dell’Ue o scambiandole con beni o servizi. Il traffico illecito di armi era stato peraltro confermato anche dall’Ufficio di sicurezza economico ucraino.
Emblematico in questo senso il caso dell’aereo ucraino Antonov AN-26 schiantatosi in Grecia, vicino alla città di Kavala, la notte del 16 luglio.
Alle autorità greche, a seguito dell’incidente, è stato comunicato che stava trasportando un carico di armi dalla Serbia al Bangladesh con scali intermedi ad Amman in Giordania, a Ryad in Arabia Saudita e Ahmedabad in India. Tra i rottami erano stati trovati mortai di addestramento di fabbricazione ucraina con relativi obici.
A destare forti sospetti ad Atene, il fatto di non essere stata informata del volo e del carico, come impongono le normative, mentre la stampa serba ha pubblicato articoli allusivi su un supposto traffico d’armi gestito da una società locale che avrebbe forti agganci con il governo.
Sconcertante il fatto che ai solleciti delle autorità greche nei confronti dell’ambasciatore ucraino ad Atene Sergii Shutenko per ricevere spiegazioni sulla vicenda, la risposta del ministero degli Esteri ucraino è stata oltre che evasiva, fortemente accusatoria nei confronti della condotta del paese ellenico. Nella nota verbale da parte di Kiev si chiedono spiegazioni sul fatto che imprese greche continuano ad attivarsi in Russia, sul fatto che gli armatori greci trasportano il petrolio o  gas russo e conclude con la minaccia dell’Ucraina di chiedere sanzioni contro la Grecia.
Tragicomico il fatto che Mitsotakis e Draghi siano stati gli unici premier europei ad inviare armamenti a Kiev subito dopo l’invasione russa, scavalcando allegramente le procedure previste dalle leggi e dai regolamenti.

Propaganda di guerra
Vari quotidiani occidentali, tra cui il Guardian, hanno citato funzionari militari ucraini, che rivendicavano un "punto di svolta" nella battaglia per riconquistare la regione meridionale di Kherson, affermando che useranno le armi occidentali per liberare entro settembre la prima grande città catturata dalle forze russe. Sergiy Khlan, un aiutante del capo amministrativo della regione di Kherson, alla televisione ucraina ha affermato:“Possiamo dire che si è verificata una svolta sul campo di battaglia. Stiamo passando dalle azioni difensive a quelle controffensive".
Mentre a larga maggioranza la stampa occidentale continua a costruire l’immagine gloriosa di un’Ucraina pronta a lanciare una pesante controffensiva per rispedire ai confini l’invasore russo, giornalisti come Rod Liddle, raccontano una realtà ben diversa.
In un articolo sul quotidiano britannico Times, Liddle ha affermato che i media occidentali stanno deliberatamente nascondendo la verità sui maggiori successi della Russia in Ucraina e che "i maggiori successi dei russi “sono trattati in modo molto più modesto".
Recentemente l’analista militare americano Scott Ritter si è sbilanciato ulteriormente valutando che in sostanza è già “tutto finito” e “non ci vorrà molto perché tutti giungano a questa conclusione”. Secondo l’esperto la Russia sta infatti vincendo sul fronte militare, politico ed economico.

L’avanzata russa nel Donbass
Nelle ultime settimane le forze di Mosca hanno conquistato le città di Lisichansk e Severodonetsk, annettendosi tutta la Repubblica popolare di Lugansk (LPR). Durante il fine settimana, le forze armate russe hanno inflitto diversi potenti attacchi alle infrastrutture militari ucraine con armi a guida di precisione. 
Nel porto della città di Odessa, secondo il rappresentante ufficiale del Ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, sono stati distrutti una nave da guerra ucraina e un magazzino di missili anti-nave Harpoon forniti dagli Stati Uniti a Kiev, mentre presso l'aeroporto militare di Kanatovo nella regione di Kirovograd, è stata colpita un'attrezzatura dell'aviazione militare.
Il ministero della Difesa ha inoltre riportato che nella regione di Dnepropetrovsk, a seguito di un bombardamento in un punto di schieramento temporaneo della 406a brigata di artiglieria ucraina, sono rimasti uccisi fino a 200 membri del personale, distrutti nove pezzi di artiglieria e equipaggiamento militare.
L’analista militare Vladislav Shurygin, citato dal quotidiano russo Izvestia ha affermato che una prossima grande offensiva potrebbe svilupparsi in tre direzioni: Nikolaev, Kharkov e Zaporozhye, ma prima sarà necessaria la conquista di Slavyansk, Kramatorsk e Konstantinovka.

Conquistato l’insediamento di Novoluganskoye
Nella giornata di ieri il sindaco di Gorlovka, Ivan Prikhodko , ha affermato che l'insediamento di Novoluganskoye, che si trova a nord della città, sulla sponda occidentale del bacino idrico di Uglegorskaya TPP, è completamente bloccato dalle truppe di Mosca.
In precedenza, il rappresentante ufficiale della Milizia popolare della Repubblica popolare di Donetsk, Eduard Basurin, aveva affermato che le forze alleate avevano preso il controllo della maggior parte del villaggio.

Foto: it.depositphotos.com

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