Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

La cava di terra, scavata giorni prima dagli operai municipali di Madariaga, distante oltre 8 chilometri da dove stava passando la notte José Luis Cabezas, è stato lo scenario scelto dai criminali per compiere il rito mafioso dove  togliergli la vita; era la vita di qualcuno che era considerato un oppositore ed un resistente alla prepotenza e all'autorità mafiosa; la vita di qualcuno che con la sua fotocamera aveva immortalato più di quanto si potesse ottenere con mille parole e con mille pistole; la vita di un essere umano che  negli ultimi momenti della sua esistenza aveva fatto prevalere la rabbia sulla paura, al punto di non percepire di trovarsi nell'anticamera della morte, bensì nell'anticamera della verità, quella verità che lo ha reso libero.

Chi custodisce la libertà può avere facce che non tutti hanno la capacità di riconoscere. Sono sicuro che José Luis Cabezas non aveva solo il coraggio della consapevolezza  di quale sventura allegiava su di lui, ma anche la forza di non lasciarsi spaventare o intimidire, nonostante ammanettato e letteralmente  circondato dalla violenza. Lui sapeva da molto tempo che questo poteva accadere e non si era trincerato nelle sue paure, ma anzi la sua più grande prova di coraggio è stata andare avanti con il suo lavoro di fotografo, che ritraeva uno dei volti della mafia. Uno di quei volti che oggi  chiamiamo sistema criminale integrato.
È certo che si trattava di un  sistema criminale quello che lo ha eliminato in quei giorni in Argentina. E Yabrán era un pezzo dell'ingranaggio. Era il volto - uno dei più crudeli - della mafia che teneva la padella dalla parte del manico in Argentina.
Un sistema criminale organizzato; collegato ad altri torbidi sistemi, integrato nelle istituzioni, concretamente nel potere. Questo sistema criminale che oggi è intatto  o, per meglio dire, molto più fortificato e più esteso. Sicuramente più sottile, in alcune occasioni, ma anche più sfacciato, perché la società glielo permette.

Quella criminalità che non sprecava pallottole nella codarda azione di sparare ad una persona indifesa ma, invece, si vestiva elegante - con i vestiti ovviamente intrisi di sangue innocente - per dare a tutti i Cabezas argentini un messaggio preciso. Il messaggio che non si deve entrare nei territori di un sistema che vive coltivando gli interessi mafiosi, e in quelli dei potenti che danno protezione, copertura ed impunità ai criminali. Alla criminalità vestita da democrazia.

Quella criminalità  che nel vero senso della parola  quella notte seminó piombo e fuoco per scrivere, di suo pugno e a grandi lettere, il suo tenebroso messaggio, che sebbene possa sembrare in atto anche oggi, ma in realtà non lo è perché ad un simile messaggio la risposta migliore, oggi come oggi, è quella di conservare  la memoria e preservarla, senza dimenticare l'uccisione di Cabezas e quella di altri che come lui,  come Pablo Medina per esempio in Paraguay,che hanno sacrificato le loro vite per mettere un freno a quei tentacoli nefasti della criminalità organizzata, in collusione stretta con coloro che detengono il potere politico, il potere economico ed il potere armato, proprio color che sfoggiano quelle uniformi che ne risultano infangate,  in nome del potere stesso e per il denaro, chiaro e semplice. Il valore assoluto del denaro, che divora tutto e si impossessa di tutto e di tutti.

Oggi rendiamo omaggio a José Luis Cabezas e a tutti coloro che, come lui, per essere fotografo, per essere giornalista, in tutti gli angoli della nostra America Latina e di Europa e del mondo, rendono onore alla verità e alla giustizia, impugnando le uniche armi che hanno a disposizione; il loro talento nel parlare, scrivere o registrare graficamente tutto ciò che concerne la denuncia e la verità, in mezzo alle tenebre che oggi incombono su di noi.
Noi che nonostante tutto crediamo nella giustizia anche se ci stanno sparando ad uno ad uno.
In fin dei conti la nostra professione consiste anche nel sapere che siamo sempre esposti alla malvagità di questi assassini  e che un giorno  ci potrebbe raggiungere nelle cave, nelle strade, nelle piazze  e condurci al campo santo.
Ma quel giorno la verità trionferà, per quanto - gli assassini che stanno dietro le quinte di qualche poltrona del potere – possano pensare di aver eliminato un ostacolo dal loro cammino. Non sarà  così perché per uno di noi che cade tanti altri nasceranno per esercitare il giornalismo libero. Libero davvero.
José Luis Cabezas è libero tra noi e con noi, oggi è sempre!

Foto di copertina: La Izquierda Diario

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy