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Secondo i media l’ex premier sarebbe in una fase avanzata dei negoziati con l'ufficio del procuratore

L'ex primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, sarebbe vicino a raggiungere un accordo di patteggiamento nel processo a suo carico per corruzione; uno sviluppo che potrebbe segnare una fine inaspettatamente rapida della sua carriera e innescare turbolenze nella vita politica del Paese. I media israeliani riportano che Netanyahu, presidente del partito di opposizione Likud, è ormai in una fase avanzata dei negoziati con l'ufficio del procuratore. L'accordo prevederebbe che l'ex premier si riconosca colpevole di due capi d'imputazione per abuso di ufficio, in cambio della sospensione della pena detentiva e della conversione ai lavori socialmente utili.
Il principale punto critico da sciogliere sembra essere l'insistenza del procuratore generale, Avichai Mandelblit, a ottenere una dichiarazione formale che bolli come "disonorevole" la condotta dell'ex premier, il quale dal canto sto sta cercando di evitare in tutti i modi questo passaggio. L'ex presidente della Corte Suprema, ora in pensione, Aharon Barak, alleato di vecchia data di Netanyahu, avrebbe agito da mediatore nei negoziati per il patteggiamento. "Si tratta di un processo unico, che sta causando una spaccatura nella nazione", ha commentato Barak sul sito Ynet, "nel tentativo di sanare questa frattura, un patteggiamento e' l'opzione preferibile. Questa posizione è positiva e vitale per lo Stato d'Israele". Con un patteggiamento, Netanyahu potrebbe essere bandito dalla vita politica fino a sette anni, ponendo di fatto fine alla sua carriera. Un tale scenario, innescherebbe una lotta per la leadership del Likud con ricadute poco prevedibili anche sull'attività di governo.

Le accuse a “Bibi” Netanyahu
Netanyahu, con questo processo, rappresenta il primo premier israeliano ad essere stato incriminato mentre era in carica. Il procuratore generale Avichai Mandelblit al tempo decise di incriminare il leader di Likud per tre casi: le accuse sono di frode e violazione della fiducia nei casi 1000 e 2000; e di corruzione, frode e violazione della fiducia nel caso 4000: il più grave per il premier.
Nel “Caso 1000”, quello al centro della sessione rinviata ieri, l'accusa sostiene che Netanyahu e sua moglie avrebbero illecitamente ricevuto doni (champagne e sigari) da un produttore di Hollywood e cittadino israeliano, Arnon Milchan, e da James Packer, imprenditore miliardario australiano, in cambio di favori come aiuti nell'ottenimento di visti e agevolazioni e promozione di interessi commerciali. Secondo l’accusa, infatti, i due avrebbero dato oltre 1 milione di shekel (260 mila euro) ai coniugi Netanyahu insieme a viaggi e soggiorni in hotel per i familiari.
L’accusa, inoltre, ha anche annunciato di aver raccolto testimonianze inedite da parte di Hadas Klein, assistente personale di Milchan: uno dei testimoni chiave del processo. Stando a quanto riportato dal quotidiano israeliano "Haaretz”, una fonte a conoscenza dei fatti avrebbe reso nota la testimonianza di Klein, secondo cui Milchan e il magnate australiano James Packer avrebbero consegnato alla moglie dell'ex premier, Sara Netanyahu, tre braccialetti, tra cui uno del valore di 45mila dollari. Inoltre, Klein avrebbe dichiarato che Sara Netanyahu avrebbe chiesto i monili.
Nel “Caso 2000” per gli investigatori Netanyahu avrebbe usato la sua influenza sull'editore del quotidiano gratuito “Israel Hayom” affinché favorisse il suo principale concorrente, il giornale “Yedioth Ahronoth”, e ottenere in cambio da questo una migliore copertura mediatica. L'accordo, infine, non è stato realizzato.
Ultimo, ma non per importanza, è il “Caso 4000”, la più grave tra le accuse a carico di “BibiNetanyahu. Il caso riguarda le decisioni che lo stesso, in quanto ministro delle telecomunicazioni, ha intrapreso a beneficio del guru dei media Shaul Elovitch: l'uomo dietro il colosso di Internet, Bezeq. Netanyahu, per ottenere coperture positive da parte del sito web “Walla News”, di proprietà della società di Elovitch - la più grande società di telecomunicazioni di Israele -, avrebbe messo in atto azioni e regolamenti a favore del magnate.
Secondo gli inquirenti, sia il premier che sua moglie - e anche Elovitch e la coniuge -, sono intervenuti continuamente per influenzare i contenuti del sito, anche con interventi sulle nomine dei giornalisti. In cambio, Elovitch avrebbe avuto agevolazioni e favori che gli hanno fruttato oltre 500 milioni di dollari.

Foto © Imagoeconomica

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