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60° Marcia della Pace: le guerre strategiche degli USA e della NATO legate da un unico filo conduttore

Senza armi non ci sarebbero le guerre, ma “la ragione è semplice, non prendiamoci in giro, le armi servono a che cosa? […] Servono a proteggere lo sfruttamento, a proteggere il nostro stile di vita del 10% del mondo. […] Perché il 10% ha bisogno della ricchezza che c'è nel Sud del mondo. […] L’uomo è diventato la più feroce bestia che esista su questo pianeta”. Queste sono state le parole di Padre Alex Zanotelli, missionario di pace, giustizia e solidarietà, durante l’evento di apertura della 60° Marcia per la Pace Perugia Assisi a cui hanno partecipato numerosi relatori, tra cui attivisti, esperti, giornalisti. Una Maratona Contro Tutte Le Guerre in cui si è discusso e riflettuto di tutti i conflitti, di varia natura che, da oltre 50 anni, devastano paesi e popolazioni del nostro pianeta. Ma quali sono le vere cause e gli interessi che finanziano le guerre? Le industrie militari vendono armi alle parti contendenti e quest’ultime attraverso le guerre sfruttano le risorse naturali ed umane dei paesi occupati: risorse rivendute, successivamente, allo stesso Occidente e alle altre potenze mondiali, con interessi pagati in vite umane. In poche parole, stiamo parlando del modus operandi del sistema capitalistico neoliberista su cui si basa la nostra società occidentale. Ma ci si è mai fermati a riflettere su quali siano state e su quali siano tutt’ora le conseguenze di questo vergognoso mercato? Popoli che non trovano pace, sfollati, migranti, violenze, fame, disperazione e morte. Non c’è mai una fine. Spesso i conflitti sono legati da un unico filo conduttore, da un’unica strategia politica, economica e militare. Ed è questo il caso dell’Ucraina, della Siria, della Libia e dell’Afghanistan e non solo.

La guerra in Siria nelle parole di Giulietto Chiesa: oggi nel Paese solo morte e distruzione
Sulla Siria di Bashar al Assad, Giulietto Chiesa disse che “era l’unico Stato in cui le religioni erano conviventi, in cui era possibile un vivere civile alto, di buona qualità, anche dal punto di vista sociale. La Siria era un paese relativamente ricco”. Nel 2011 iniziarono le proteste che stranamente però, a detta di giornalisti e testimoni sul campo, furono subito affiancate da azioni violente da parte di estremisti islamici sunniti. Molti di questi appartenevano a gruppi estremistici come Al-Nusra e Daesh, tutti gruppi dell’Isis. Durante le rivolte e il successivo conflitto interno ed internazionale scaturitovi, ci fu una pesante campagna mediatica di disinformazione da parte dei media occidentali. Solo in seguito si scoprì infatti che il primo attacco chimico attribuito ad Assad era stato invece organizzato dall’Isis, che le armi chimiche erano di provenienza libica e che erano state fornite ai terroristi tramite l’aiuto delle autorità turche. Si scoprì anche che il secondo attacco chimico, sempre attribuito ad Assad, non avvenne mai e fu solo una messa in scena filmata ed organizzata dai famosi caschi bianchi (composti per la maggior parte da miliziani dell’Isis, supportati dalla coalizione occidentale anti Assad). Come spiegò bene Giulietto, il disegno degli Stati Uniti d’America “era distruggere la Siria perché era ed è governata da una maggioranza Alawita, che è una maggioranza sciita (e non sunnita come la maggior parte dei paesi islamici - ndr). […] Bisognava liquidare la Siria ed aprire la strada ad un conflitto con l’Iran”. Ricordiamo che la Siria è stata sempre vicina all’Iran, essendo entrambi i paesi musulmano-sciiti.


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E continuò dicendo che “su questa linea erano d’accordo l’Arabia Saudita (a maggioranza sunnita - ndr) e Israele che considera l’Iran il suo nemico principale. […] E la Turchia ha visto la possibilità di impadronirsi di una parte del territorio siriano”. Inoltre, emerge “la novità che l’Arabia Saudita e il Qatar avrebbero voluto far passare attraverso al Siria un gasdotto che avrebbe portato il gas direttamente sul Mediterraneo. E Siccome Bashar al Assad si è opposto a questo progetto, è venuto fuori il discorso di liquidare la Siria. Quindi c’era un’alleanza tra americani, sauditi, israeliani e turchi che volevano tutti colpire la Siria”.

Anche la Russia è intervenuta, ma al fianco di Assad, siccome la caduta di Siria e Iran vanno contro il suo stesso interesse.

“Lo stato islamico – diceva Giulietto – è stato lo strumento attraverso cui l’occidente, l’alleanza appena descritta, cercava di rompere lo stato siriano. Lo stato islamico ha investito l’Iraq, che era diventato di fatto uno stato sciita. Questa è la sostanza, che dopo aver fatto la guerra irachena gli americani hanno permesso alla scia di diventare dominante in Iraq, quindi l’obiettivo era riportare i sunniti in forza contro gli sciiti in Siria (e Iraq - ndr), e quindi hanno costruito l’esercito islamico sunnita wahhabita, tagliatore di teste”. Tra le paure della Russia di Putin c’era il fatto che “una parte dell’islam sunnita che è in casa russa, va li nell’esercito islamico per attrezzarsi, per diventare componente di un esercito che poi ce lo ritroveremo in Russia. Tagikistan, Uzbekistan, Azerbaigian, Cecenia, Caucaso”. La Federazione Russa sarebbe andata in Siria per colpire l’Isis quindi, ma anche tutti quegli estremisti islamici di provenienza russa.

Giulietto non è l’unico sostenitore di questa tesi. L’Isis, nato nel 2014 in un territorio compreso tra Siria ed Iraq, si compone di milizie islamiste radicali ed ufficialmente è il nemico numero uno dell’occidente. Da diverse analisi approfondite, come nel libro ISIS di Paolo Sensini e nel libro The Isis Files di Franco Fracassi e Paola Pentimella Testa, emerge però che i movimenti islamisti del nascituro stato islamico sono stati finanziati da Arabia Saudita, Kuwait e Qatar (alleati degli USA). Nel libro di Sensini si legge che “documenti originali divulgati nel 2015 dimostrano la vendita al Qatar e all’Arabia Saudita di armi pesanti e di attrezzature militari ucraine, destinate a gruppi terroristi in Siria”, ed anche che “alcuni documenti riservati della National Security Agency (NSA) trafugati da Edward Snowden proverebbero il reclutamento di al-Baghdadi (il Califfo dello Stato Islamico, ndr) da parte della CIA e del Mossad per organizzare jihadisti dei diversi paesi”. Spunterebbero anche, riporta il libro The Isis Files, “tre foto” che documentano l’incontro avvenuto nel 2013 tra l’ex senatore americano John McCain e proprio il Califfo al-Baghdadi, insieme ad altri esponenti anche di movimenti terroristici. Sensini spiega come “nasce in questo periodo (2014, ndr) l’autostrada del Jihad, la quale fa sì che ‘le retrovie dei jihadisti dello Stato Islamico si trovino nella Turchia di Erdogan, quindi in territorio sotto giurisdizione NATO’. […] L’Italia invia alla frontiera turca diplomatici e uomini dell’AISE, il Servizio segreto militare, per addestrare i volontari siriani da infiltrare oltre confine a compiere azioni di commando. Così fanno anche americani, inglesi e francesi. Questa rete verrà poi potenziata, per finanziare e sopportare i gruppi della rivolta anti-Assad, jihadisti compresi. […] Decine di migliaia di combattenti salafiti (corrente dell’Islam radicale, ndr) che affluiscono da Libia, Giordania, Turchia, Marocco, Algeria, Tunisia, Caucaso, Arabia Saudita, Malesia ma anche Nordamerica, Australia ed Europa, fanno base ad Antakya (Antiochia), nella provincia di Hatay”. Cioè in territorio turco. “I servizi segreti giordani si erano occupati dell’addestramento dei ribelli. Il che, poi, è quanto facevano da tempo i Servizi segreti britannici e francesi e la CIA. Quest’ultima, oltre all’addestramento, aveva fornito altri servizi”. Però in riferimento ai ribelli siriani si dice che “Jabhat al-Nusra, punta di diamante della rivolta siriana, era parte integrante di al-Qaida” e il tenente generale dell'esercito americano, Michael T. Flynn, direttore dell'Agenzia di intelligence della Difesa degli Stati Uniti (DIA) da 2012 al 2014 e, al contempo, a capo del Military Intelligence Board, il coordindamento centrale delle Agenzie di intelligence USA, è ancora più esplicito: “Quando la mia agenzia avvisò l'amministrazione Obama della possibile emergenza di uno Stato islamico tra Iraq e Siria, la Casa Bianca scelse deliberatamente di sostenere in maniera clandestina le reti jihadiste combattenti contro il regime di Bashar al-Assad” e quindi che “l'ISIS è stato volutamente armato e finanziato da Obama e da Hillary Clinton”.


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L’attacco militare congiunto contro obiettivi sensibili in Siria da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia il 14 aprile 2018 è stato molto indicativo dei livelli di tensione raggiunti: la Russia fece sapere che se fossero state attaccate dalla coalizione sue installazioni sul campo, avrebbe risposto al fuoco. In quel momento tutto il mondo è stato vicino ad un escalation militare di portata globale se si fosse arrivati ad uno scontro diretto USA-Russia. Tutta la diplomazia mondiale si attivò per scongiurarlo.

L’episodio ha ricordato molto la tensione diplomatica e militare vissuta durante il periodo della guerra fredda, che ormai si pensava archiviata. Ogni guerra porta con sé il germe per un possibile conflitto mondiale e di fronte a questo è necessario che i cittadini si fermino a riflettere, che non abbassino mai la guardia nella lotta per il mantenimento della pace e per porre fine a tutti i massacri e agli interessi economici e finanziari che ne derivano.

Il macabro bilancio di 10 anni di conflitto in Siria è stato di oltre 387 mila morti e 12 milioni di profughi (un terzo del paese, se si tiene presente che la Siria prima del conflitto contava 23 milioni di abitanti). I bambini sono stati quelli che hanno pagato, come sempre, il prezzo più alto e ancora oggi subiscono gli effetti di quel terribile massacro: 12 mila bambini uccisi o feriti, circa il 90% dei minori necessita attualmente di assistenza umanitaria, oltre la metà dei bambini sotto l’anno di età soffre di arresto della crescita a causa della malnutrizione cronica, altissimo è il numero di piccoli che mostrano sintomi di sofferenza psichica, circa 2,5 milioni di bambini non frequentano la scuola.

Libia: dal regime di Gheddafi agli attuali lager e migliaia di profughi
Dalle e-mail di Hillary Clinton, pubblicate dal giornale Wikileaks, emerse che il regime di Gheddafi in Libia venne fatto cadere perché la sua intenzione era quella di creare una valuta autonoma, il dinaro oro, per la quale stava accumulando riserve auree nel sud del paese. Tale valuta avrebbe sostituito il Franco CFA, una valuta legata alla Banca di Francia, che vincola pesantemente le economie delle ex-colonie francesi in Africa e arricchisce la République française. Da quando il conflitto è iniziato nel 2011 fino ad oggi, il paese si trova ancora in uno stato di guerra interna. A muovere guerra a Gheddafi nel 2011 furono i soliti ‘volenterosi’: la coalizione a guida statunitense (Barack Obama Presidente), britannica (David Cameron Primo Ministro) e questa volta anche francese (Nicolas Sarkozy Presidente), dove pure l’Italia (Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio) partecipava. Altri attori, come la Russia di Putin e la Turchia di Erdogan sono entrati, invece, in un secondo momento nella scena libica.


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La popolazione oggi è stremata e le coalizioni di stati stranieri continuano a manovrare i personaggi di turno che vorrebbero prendere il potere nel paese, come il generale Haftar supportato da Egitto, Russia ed Emirati Arabi Uniti o l’ex-presidente Serraj supportato dall’ONU e dai paesi occidentali.

In tutto questo marasma miliziani jihadisti dell’Isis e trafficanti di esseri umani la fanno da padrone.

I barconi di profughi che arrivano sulle nostre coste sono un effetto di tale conflitto sulle sponde del Mare Nostrum. I migranti che raggiungono la Libia, per la maggior parte provenienti dall’africa subsahariana, vengono trattenuti dalle autorità libiche di turno, siccome l’Europa li respinge. Imprigionati in veri e propri centri di detenzione, subiscono abusi ed estorsioni, molti vengono addirittura uccisi. Chi riesce a scappare affronta il viaggio in mare senza la certezza di arrivare vivo o di essere accolto nel paese di arrivo. Questa è la cruda realtà.  

Tutte queste guerre generano profughi che poi però nessuno vuole accogliere. “E qui ci troviamo – ha ammonito Padre Zanotellidavanti ad un Italia parte dell’UE, con un’Europa che non vuole ricevere assolutamente i migranti. […] Ma è mai possibile? Mi vergogno di un’Europa che a livello economico è la terza potenza su questo pianeta, 500 milioni di abitanti... è mai possibile che non riesca ad accogliere 5,6,7 milioni di persone che bussano disperatamente alla nostra porta. Abbiamo pagato 6 miliardi ad Erdogan e ne abbiamo aggiunti diciamo 3,5 miliardi adesso, perché trattenga i siriani, 3-4 milioni di siriani in Turchia. La UE paga la Grecia perché tenga chi tenta di scappare dalle isole greche. Sta pagando noi perché l’Italia trattenga tramite la guardia costiera libica i migranti in Libia che sono autentici lager. Ma verremo condannati e portati davanti a tribunali internazionale fra non molti anni, perché davvero è assurdo questo”. Migranti che vengono soprattutto dalla Siria e dalla Libia, due paesi fatti sprofondare in un baratro di guerra infinita proprio dalle coalizioni militari occidentali. Quegli stati occidentali, anche europei, che oggi non vogliono raccogliere gli effetti delle loro politiche guerrafondaie nel mondo.





Ucraina, guerra del Donbass: le responsabilità di Nato e Usa
Per quanto riguarda l’Ucraina, altro fronte caldo, questa volta ai confini della nostra Europa, a prendere la parola è stata la madre di Andrea Rocchelli, fotoreporter ucciso dall’artiglieria dell’esercito di Kiev mentre faceva il suo lavoro nel Donbass. Le cause dell’incidente sarebbero state confermate da sentenze di ben due corti italiane, anche se Kiev nega le sue responsabilità. “Negli ultimi 30 anni sono franate le illusioni che il nuovo ordine geopolitico sorto dall’implosione dell’URSS potesse forgiare un solido mondo di pace” ha detto. E sulla morte del figlio legata alle sorti dell’Ucraina Andrea Rocchelli è stato ucciso nel corso di una guerra mai dichiarata e mai conclusa. La dimenticata guerra del Donbass divampata in Ucraina nel 2014”. Questa guerra di sterminio della popolazione inerme ha causato finora 13 mila morti e 1 milione di profughi.

Il nuovo governo di Kiev è salito al potere durante la famosa rivoluzione ucraina del 2014, quando le proteste di piazza dell’opposizione furono usate da gruppi paramilitari neonazisti per attuare veri e propri atti di guerra contro l’allora governo Janukovich, tanto da riuscire a rovesciarlo. Un colpo di stato insomma, soprattutto se si pensa che questi gruppi paramilitari erano stati addestrati e armati dagli Stati Uniti d’America e dalla NATO. Oggi molti di questi gruppi neonazisti come il battaglione Azov lavorano con il governo ed alcuni di questi personaggi sono all’interno delle odierne istituzioni ucraine. Dopo il Putsch, l’odio nei confronti della popolazione russofona ha portato ad esempio nel Donbass ad una vera pulizia etnica, dove ancora oggi l’esercito di Kiev ammazza civili inermi. Anche con l’aiuto di mercenari presi a prestito dall’Isis. Vedendo con timore come volgevano gli eventi, la Crimea (con una popolazione a maggioranza russa) ha indetto il referendum per l’annessione alla Russia.

Appoggiando il governo ucraino e la sua condotta guerrafondaia e genocida, l’Unione Europea si sta macchiando di un grave crimine. Nonostante il pesante conflitto in atto, l’Unione sta elargendo miliardi di euro a Kiev, programmando un suo futuro ingresso.

Come se non bastasse, è molto plausibile che il governo Janukovich sia stato fatto cadere, perché si era rifiutato di entrare nella NATO e così non avrebbe permesso agli Stati Uniti di portare avanti le sue politiche militari espansioniste nei paesi dell’est Europa. E qui sorge una domanda: ma se l’URSS è crollata e non siamo più in guerra fredda, a che cosa serve espandere l’Alleanza Atlantica inglobando sempre più paesi? Chi è il nemico ora? A giudicare dalle politiche estere degli States e dalle continue manovre militari della NATO anche in Europa, come l’esercitazione militare Defender Europe 2020 (una delle più grandi in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale) è chiaramente la Federazione Russa ad essere nel mirino. Il compianto Giulietto Chiesa, in una intervista del 2019 rilasciata a questa testata giornalistica, parlò di un documento di 120 pagine reso pubblico dal Pentagono e poi rimosso, in cui veniva spiegato come il terrorismo internazionale non fosse più il nemico numero uno, ma che ora i nemici sarebbero i due competitors globali (chi compete per il potere e le risorse globali, ndr), cioè Russia e Cina. “Loro ritengono – diceva il giornalista citando il documento – che lo scontro con la Cina e la Russia si verificherà intorno al 2024” e che, sempre nel documento, “il popolo americano deve fronteggiare perdite inimmaginabili”. Secondo l’analisi di Giulietto Chiesa non sarebbe stata “più una guerra fra eserciti ma una guerra dove saranno sterminati popoli interi […] cioè si sta parlando di una guerra di sterminio mondiale”. E spiegò ancora che “il pentagono ha deciso di uscire dal trattato dei missili di media gittata (trattato Inf stipulato con l’Unione Sovietica nel 1987, da cui gli USA in modo unilaterale sono usciti formalmente ad Agosto 2019 - ndr) perché vogliono mettere i missili di media gittata esattamente alle frontiere della Russia, lungo tutte le frontiere europee della Russia in modo tale che i missili russi che dovessero partire per rispondere all’attacco e colpire gli Stati Uniti, siano colpiti alla partenza. […] L’accerchiamento della Russia – dice riferendosi a quanto sta avvenendo nei Paesi Baltici, in Ucraina, Romania, Bulgaria, Polonia, Ungheria ad opera della Nato – serve esattamente a questo scopo.”


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Sarebbe riduttivo guardare ai singoli conflitti nazionali o regionali, senza tenere ben presente ciò che si sta muovendo a livello globale. E le parole di Giulietto Chiesa ci forniscono proprio questa visione più ampia della situazione. Alla domanda riguardo cosa si potrebbe fare rispose affermando con forza la necessità di liberarci dalla guerra, “uscire da questa guerra che si sta preparando, o che si sta creando, obiettivamente. L’occidente è fatto di gente che non capisce e di gente che attivamente lavora per la guerra”. Quindi la parola d’ordine è “uscire dalla NATO”. “Uscire dalla NATO non ci salverà, ma ci darebbe due strumenti di forza molto importanti: la sovranità per decidere il futuro e ci darebbe il modo per aprire un dibattito democratico sul futuro dell’Italia e dell’Europa. […] È l’unico percorso che dobbiamo fare subito, per ottenere la sovranità nazionale e la neutralità del paese”.

Devastazione in Afghanistan: dalle Torri Gemelle al ritorno dei Talebani
Durante la Maratona Contro Tutte Le Guerre si è discusso anche ovviamente della situazione in Afghanistan, dagli inizi della guerra, cominciata subito dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, fino alla tragica situazione attuale. Sono state l’attivista Selay Gheffar e la giornalista Barbara Schiavulli, in collegamento direttamente da Kabul, a rilasciare delle testimonianze forti riguardo quanto il popolo afghano sta subendo in questo periodo. Furono gli Stati Uniti, in effetti, ad attaccare per primi il paese, che in quel momento stava ospitando presumibilmente Osama Bin Laden e la sua organizzazione al-Qaeda. Lo Stato afghano ha subito 20 anni di occupazione da parte degli americani e della coalizione internazionale fino ad agosto 2021 quando l’esercito d’occupazione ha l’asciato l’Afghanistan. Quest’anno, successivamente al ritiro delle truppe Nato, i Talebani hanno riconquistato in modo fulmineo il paese e la sua capitale Kabul. Questo ha fatto ripiombare la popolazione in un incubo, quello della sharia, la legge islamica. Tutti gli attivisti che hanno lavorato con le ONG occidentali sono a rischio rappresaglia, ma sono soprattutto le donne ad essere, in un contesto del genere, le persone più vulnerabili. “Hanno vietato alle ragazze di andare a scuola, poi hanno iniziato a perseguitare le impiegate donne e le attiviste. Hanno poi escluso le donne dagli sport, dalle attività musicali, dalle arti, dall’educazione superiore e per ultimo dalla sfera economia e politica. […] una poliziotta è stata brutalmente uccisa di fronte alla sua famiglia, una poetessa è stata assassinata solo perché aveva pubblicato un post su Facebook contro il regime talebano e una deputata di un partito politico è stata assassinata” ha raccontato Selay Ghaffar da Kabul. Il ritorno al potere dei Talebani ha ripercussioni su tutta la popolazione che è a “rischio di carestia, di disoccupazione. […] si stima che il 97% della popolazione vivrà sotto la soglia della povertà e il tasso di criminalità aumenterà esponenzialmente, fattore che permetterà ai talebani di esercitare le loro punizioni in modo più brutale e frequente”. Ha ricordato giustamente Selay che “i fondamentalisti islamici di tutti i tipi, siano essi i Talebani, l’Isis, Al Qaeda o Jihadisti sono tutti il prodotto della politica americana in Afghanistan. Il governo americano, insieme a tutti i membri della Nato, deve essere ritenuto il responsabile della tragedia che stiamo vivendo, di tutte le sofferenze che il popolo Afghano e in particolare le donne stanno vivendo e hanno vissuto nelle ultime quattro decadi”. Parole di fuoco che mettono in luce una verità ormai accertata da tempo ma che in Occidente non si vuole dire, cioè che i principali gruppi terroristici, in tempi e modi diversi, sono stati finanziati, armati ed addestrati dai servizi segreti americani, occidentali e non solo, per perseguire i loro interessi nel mondo. Ora che “i talebani controllano il governo sotto la diretta supervisione del Pakistan” ha proseguito “l’Afghanistan diventerà presto il paradiso per tutti i gruppi terroristici”. Proprio quel Pakistan che ufficialmente è un alleato degli USA nella lotta al terrorismo globale. Barbara Schiavulli, giornalista in collegamento da Kabul ha parlato degli attacchi terroristici dell’Isis K di cui gli stessi Talebani sono vittime. Un paese scivolato in un’instabilità senza fine dove i Talebani perseguitano la società civile, mentre l’Isis K fa attentati contro Talebani e civili.


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In vent’anni di occupazione da parte della coalizione occidentale non sono stati fatti sforzi per il miglioramento delle condizioni di vita della società civile afghana, anche a causa dei governi corrotti che si sono succeduti al potere. L’economia del paese si basa essenzialmente sulla produzione di oppio che, durante l’occupazione USA, veniva controllata da personaggi legati al governo afghano e da signori della guerra, e aumentò proprio nei territori amministrati dagli USA e dal Regno Unito. Anche la produzione di eroina aumentò drasticamente, con la creazione di numerose raffinerie nel paese. L’ex ambasciatore inglese in Uzbekistan, Craig Murray, pubblicò un articolo sul Daily Mail dal titolo “La Gran Bretagna protegge la più grande coltivazione di eroina di tutti i tempi” dove si parlava del fatto che il suo paese gestisse direttamente raffinerie di eroina per l’esportazione. E i Talebani venivano di volta in volta finanziati o armati per lotte intestine fra le varie fazioni per il controllo dei traffici e della produzione di oppio. Questi sono i veri interessi che hanno alimentato per vent’anni i Talebani e la conseguente povertà del paese. Ed ora proprio quei Talebani ritornano al potere.

La giornalista Schiavulli ha raccontato che “non c’è denaro, […] i campi profughi di sfollati interni sono pieni, ci sono 550.000 sfollati, molti dei quali si sono riversati su Kabul e adesso i talebani stanno cercando di rimpatriarli nelle loro province. Province che loro hanno lasciato sia per la guerra che per la siccità. […] Questo paese viveva delle donazioni che arrivavano dai paesi donatori. Il problema è adesso a chi si danno queste donazioni se non c’è più un punto di riferimento governativo, perché nessuno ovviamente li vuole dare ai talebani”.

Bisogna mantenere accesi i riflettori dell’opinione pubblica su questo paese, come hanno ricordato Selay e Barbara, e tutti gli attivisti e le attiviste della società civile afghana si devono unire per contrastare questo potere oscurantista talebano. Solo dalla società civile può arrivare il cambiamento.

Le vicende di questi paesi ci fanno capire quale sia il disegno politico in atto. A supporto delle parole di Giulietto ci sono anche le testimonianze di Wesley Clark, Generale statunitense a capo del Supreme Allied Commander Europe (il Comando Supremo Alleato in Europa, organo preposto per il coordinamento di tutte le forze militari NATO in Europa) dal 1997 al 2000, il quale in un’intervista del 2015 alla CNN affermò che “l’Isis è stata creata attraverso finanziamenti dei nostri amici ed alleati, perché la gente della regione ti dirà che se vuoi qualcuno che combatta fino alla morte contro gli Hezbollah, […] devi andare dai fanatici e da questi fondamentalisti religiosi”. Mentre in un’intervista del 2007 rivelò addirittura che durante una sua visita al Pentagono nel 2001, subito dopo l’attacco all’Afghanistan, un generale che aveva servito sotto di lui gli disse di aver ricevuto dall’ ufficio del segretario alla difesa “un memo che descrive in che modo prenderemo 7 paesi in 5 anni, cominciando dall’Iraq, poi la Siria, il Libano, la Libia, la Somalia, il Sudan e per finire l’Iran”. E alla domanda di Clark se il documento fosse riservato, il militare rispose “Si, Signore”. Quindi già nel lontano 2001 era prevista questa strategia di guerra globale. Ora l’ultimo obiettivo della lista è il tanto demonizzato Iran, paese alleato di Russia e Cina. Ma un attacco all’Iran potrebbe accendere definitivamente la miccia della polveriera mediorientale dove si giocano gli equilibri di mezzo mondo.

Continua...

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