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Commemoriamo i due anni dal 18 ottobre 2019, quando migliaia di persone sono scese in strada per chiedere dignità ed uguaglianza, rompendo il silenzio e manifestando per dei cambiamenti profondi nella nostra convivenza. Tantissime persone, precedentemente convocate, si mobilitarono in diversi punti del paese, rispondendo all’appello. Alcuni parlano di 10.000 persone ed altri di 1.000.000 a Santiago, senza contare il resto del Paese.

La reazione delle autorità è stata, come sempre, la repressione violenta e la criminalizzazione delle proteste, che in questo biennio hanno generato le più gravi violazioni dei diritti umani dal ritorno alla democrazia. Si sono registrati oltre 60 assassinii, 8.500 vittime di violenza istituzionale, 460 persone con lesioni oculari, centinaia di testimonianze di torture e abusi sessuali e migliaia di persone private della libertà per aver esercitato il diritto alla protesta. Ad oggi, meno del'1% delle denunce presentate giudizialmente, hanno avuto un seguito. Delle 3.000 denunce emesse dall'Istituto Nazionale per i Diritti umani (INDH), solo quattro sono arrivate a sentenza definitiva di condanna.

Non possiamo dimenticare gli enormi danni causati a molti cittadini di questo paese, specialmente giovani. Non sono stati pochi gli studenti che hanno visto violato il loro legittimo diritto a manifestare, con casi emblematici come quelli di Gustavo Gatica e, recentemente, di Denisse Cortés, che ha perso la vita come difenditrice dei Diritti Umani, tra indolenza e mancanza di protezione dallo Stato. 

È inaccettabile che venga imposta l’impunità, alimentata dall'inerzia dello Stato, dalla stigmatizzazione delle vittime e dalla prescrizione delle cause. Di fronte a questo, crediamo nella necessità di creare una Commissione di Verità, di Giustizia e Riparazione per le vittime della protesta sociale che cerchi di fornire delle garanzie affinché ciò non si ripeta più. Questa dovrebbe essere una politica pubblica globale che preveda l'identificazione e la sanzione delle responsabilità delle autorità e dell'alto comando in questi eventi, e la collaborazione per il perseguimento internazionale di possibili crimini contro l'umanità. 

La nuova Costituzione dovrebbe inoltre riconoscere i diritti specifici dei difensori dei Diritti Umani, quali attori essenziali in questo processo, ed individui che meritano una speciale protezione da parte dello Stato. 

Ribadiamo il nostro sostegno ad una Legge di Indulto Generale per i detenuti della rivolta. Il danno causato dall'uso discriminatorio e sproporzionato della legge sulla sicurezza interna dello Stato e della detenzione preventiva, ha causato danni irreparabili a loro e alle loro famiglie; nuoce gravemente la convivenza nazionale, e non ci permette di avanzare verso una giustizia che risolva alla radice i conflitti che ci troviamo ad affrontare. 

Ci auguriamo che questo giorno rappresenti un'opportunità per riflettere sulla responsabilità democratica e, che ci permetta di avanzare verso una cultura dei Diritti Umani. Rinnoviamo il nostro impegno per la dignità di tutti.


araya antonhy da twitter

Anthony Alexis Araya, giovane di 16 anni spinto dai Carabinieri nel letto del fiume Mapocho a Santiago del Cile a ottobre del 2020

Riportiamo quì le fresche riflessioni del giovane Anthony Alexis Araya pubblicate su Twitter: 

Come interpreti questa lotta, dopo l’istituzione della Convenzione Costituzionale? “Non ci ho prestato molta attenzione, ma penso che sia la stessa “merda” di sempre, di tutta la vita. Penso che non cambierà niente”.

Voterai per qualche candidato? “Non mi piace votare, sono gli stessi di sempre e il sistema è sempre lo stesso. Boric è un venduto, Sichel è un altro Piñera e Kast è full, destra. Credo che ha parlato anche di me in tv”. 

Ti senti deluso? “Da tanto. La gente protesta più per il 10% (il prelievo dai fondi pensione degli Amministratori di Fondi pensione) che per i detenuti politici. Avevano detto che non avrebbero lavorato alla nuova costituzione finché ci sarebbero stati detenuti politici. E invece? Pure menzogne”.

Ed ecco le forti parole di Víctor Chanfreau, portavoce dell'ACES (Assemblea Coordinatrice degli studenti liceali): "Oggi è più chiaro che mai che l'unico modo che abbiamo per realizzare la trasformazione è nelle strade, e con il popolo come protagonista. Non sono le istituzioni, né gli uomini d'affari, né i politici a decidere il nostro futuro. Questo processo storico appartiene al popolo”.

Foto di copertina: Plaza de la Dignidad, Cile da Twitter di Galería CiMA

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