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A sette anni dall'attentato, non abbiamo ancora una risposta

Omaggio a Pablo Medina ad Asuncion, Paraguay

Oggi è il giorno della memoria del nostro martire caduto”. Con queste parole e con profonda emozione il direttore della rivista ANTIMAFIADuemila, Giorgio Bongiovanni, ha iniziato il suo intervento in ricordo del suo amico Pablo Medina, nell’evento organizzato da Antimafia Dos Mil e dal Movimento Our Voice, a sette anni della sua morte, il 15 ottobre in Plaza de las Armas de Asuncion, in Paraguay. Il suo amico e collega, assassinato dalla narcopolitica paraguaiana, dal sindaco di Ipehjú, Vilmar 'Neneco' Acosta, e da alcuni suoi familiari - esecutori della sua morte e di quella di Antonia Almada, sua assistente -, e da un potere oscuro che non permette di essere portato allo scoperto.

Le sentite parole di Bongiovanni sono l'emblema di quello che ha significato un nuovo omaggio al giornalista paraguaiano ed alla sua assistente, assassinati sette anni fa, il 16 ottobre del 2014, in un sentiero di terra rossa nel profondo Paraguay, mentre erano di ritorno dopo aver realizzato alcuni servizi giornalistici. Pablo denunciava i legami delle cariche politiche, cioè, di istituzioni dello Stato, con il mondo narco, con la criminalità organizzata, con un coraggio che pochi come lui erano capaci di avere. Per amore alla verità.

È con quello stesso sentimento che un gruppo di giovani in Paraguay, membri del Movimento Culturale Internazionale Our Voice, insieme alla rivista Antimafia Dos Mil, hanno deciso di ricordarlo ancora una volta, dandosi appuntamento nella capitale paraguaiana, dove arte, giornalismo e denuncia si sono uniti per gridare in faccia al Congresso Nazionale, al popolo immerso nell’indifferenza e al potere criminale, che la morte di un giusto non rimarrà impunita.

Il temporale scoppiato ad Asuncion prima dell’inizio dell'evento è stato solo il preambolo di quello che sarebbe accaduto dopo, dell'energia che si sarebbe proiettata dal centro stesso del paese guaranì a tutto un popolo che ha deciso di nascondersi dietro la porta della propria casa, che non vuole sapere, che preferisce che il veleno della corruzione che ha sommerso il Paraguay in un disastro giuridico, politico, istituzionale e sociale, continui a circolare nelle vene aperte di un paese tristemente abituato al sangue e alla sofferenza.

L'evento è stato coordinato principalmente da Juan Manuel Ferreira, un giovane uruguaiano che fa parte di Our Voice, un movimento di giovani il cui scopo è lottare attraverso l'arte, e che nel pomeriggio di venerdì ha presentato una performance artistica diretta proprio da Juan Manuel. Una messa in scena impegnata, giocosa, sarcastica, divertente e tristemente realistica, realizzata di fronte al Congresso della Nazione per reclamare giustizia.

La giornata è stata caratterizzata da discorsi di grande valore. Voci coraggiose, di affetto verso il giornalista paraguaiano, e di sete di giustizia, che hanno impregnato l'aria del centro di Asuncion, a partire dalle ore 17:00.

Dall'Italia, sono intervenuti il giornalista Giorgio Bongiovanni, la direttrice del Movimento Our Voice, Sonia Bongiovanni, ed il direttore di Our Voice per l’America Latina, Matías Guffanti.

Giorgio Bongiovanni: "Pablo Medina è un simbolo della resistenza"
"Oggi è il giorno della memoria del nostro martire caduto, Pablo Medina. Un uomo onesto, un giornalista impeccabile, un ricercatore della verità e della giustizia che attaccava il potere con i suoi articoli. Il quotidiano per il quale lavorava, uno dei più importanti, ABC Color, non lo protesse, né gli editori. Lo lasciarono solo, e gli assassini narcotrafficanti della mafia lo assassinarono il 16 ottobre del 2014. Pablo Medina è nostro fratello, Pablo Medina è un simbolo della resistenza, della rivoluzione. Anche i martiri caduti sono nostri. Lui era reporter della rivista Antimafia Duemila italiana, e mi onoro di essere stato suo amico. Mai più martiri, mai più assassinati dalla mafia. Pablo è stato il precursore di un movimento della gioventù mondiale che in Paraguay come in Italia, in Europa, in Sudamerica, scende in strada. Sono piccoli rivoluzionari che cambiano il mondo. Giornalisti come Jean Georges Almendras, il vostro servitore ed altri paraguaiani che sono lì, e da tutto il Sudamerica, seguiamo le sue orme”.

 “Pablo Medina è il precursore della verità, una verità che anche in Paraguay trionferà. Una verità che prima o poi smaschererà i potenti anticristi che si nascondono come codardi in Paraguay. L'assassino di Pablo Medina, uno di loro, è in prigione, ma i mandanti sono liberi. E noi con l'arma della penna, della parola, della cultura, dell’arte e del giornalismo li smaschereremo. Ciao Pablo, sei il nostro simbolo della verità. Sei un uomo eterno, e come credente sono sicuro che sei al fianco di Dio. Sempre nel nostro cuore, Pablo. Daremo sempre testimonianza. Fino all'ultimo respiro. E fino alla victoria, siempre, siempre, siempre”.


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Sonia Bongiovanni: “Chi ordinò a Neneco Acosta di uccidere Pablo Medina?”
Mi trovo davanti una foto di Pablo Medina, e sto guardando il suo sangue, il sangue versato da tutti quei martiri che la mafia come un cancro ha assassinato. Ma loro non sono morti invano, Antonia che aveva la mia stessa età, Pablo e ognuno di loro non sono morti invano”.

Le strade un giorno si riempiranno di milioni di giovani. Le strade del Paraguay spezzeranno l'omertà, la stessa omertà che abbiamo in Italia. La mafia fa parte di quel sistema criminale che ha in mano paesi interi, economie, politiche. Siamo stanchi che i pochi come il mafioso Horacio Cartes, siano ancora liberi. Vogliamo giustizia, vogliamo la condanna di Horacio Cartes, che ha in mano la mafia in Paraguay, e che assassinò il nostro compagno, Pablo Medina”.

 “Noi con l'arte, con il giornalismo, con le nostre grida, andiamo contro la mafia, in tutto il mondo, perché ogni lotta è legata all’altra. La lotta femminista, la lotta antirazzista, la lotta antimafia, la lotta ambientale, sono legate tra loro”

L'arte è l'arma più potente che può distruggere i potenti, i corrotti, i politici, quella impalcatura, un sistema di potere di politiche capitaliste che vogliono sempre distruggere la grande maggioranza del popolo e difendere la grande minoranza che ha il 99 percento dell'economia mondiale”.

Oggi voglio chiamare tutti i cittadini del Paraguay affinché escano dalle loro case, perché il popolo ha ammazzato il padre della nostra patria, Pablo Medina”.

 “Uscite dalle vostre case, dal vostro lavoro, fate scioperi. Dovete gridare. Perché siamo stanchi. È il potere che deve avere paura di noi. Non siamo pochi giovani ad essere contro di loro. Siamo il popolo, un popolo intero, perché il nostro popolo unito non sarà mai vinto”.

Non ci stancheremo, non ci arrenderemo. Quello che più deve spaventare è che non siamo una generazione, siamo tutte le generazioni a venire, i giovani di oggi e i giovani di domani, come i giovani di ieri che furono assassinati, ma la loro ribellione è in noi e in quelli che verranno”.

 “Non si può abbattere un ideale. Abbiate il coraggio di uscire e di farvi vedere”..

Non uscite perché siete vigliacci. Questo siete... la mafia è vigliacca. Io conosco la mafia, perché in Italia come in tutto il mondo è vigliacca, perché spara alla schiena. Non ha il coraggio di affrontare faccia a faccia le persone, il giornalista Pablo Medina, no! Gli spara dietro la schiena, come un codardo. E quello è Horacio Cartes, un codardo, e quelli sono i responsabili, codardi. Abbiate il coraggio come noi di uscire in strada e di ucciderci, di farci tacere. Provate a farci tacere. Vi troverete con una barriera di persone”.

La mafia fa pena. Un potere vigliacco che uccide i cittadini alla schiena; quello è lo Stato paraguaiano, quelli sono i politici del Paraguay”.

 “I politici assassini rappresentano il popolo omertoso del Paraguay, come anche dell'Italia, e di Palermo, e della Calabria, dove io vivo”.

Abbiate coraggio, scendete in strada, gridate contro la mafia se davvero volete cambiare un mondo ingiusto, perché la lotta antimafia è fondamentale per poter arrivare ai vertici del potere mondiale, è a loro che noi miriamo. Non ci basta puntare su un Neneco Acosta. Noi vogliamo andare oltre. Chi ordinò a Neneco Acosta di uccidere Pablo Medina?”.

Vogliamo che ci sia giustizia di verità, vogliamo i nomi dei veri assassini di Pablo, e a questo fine dobbiamo lottare contro tutte le mafie del mondo, perché ci sono e fanno parte di quel vertice della piramide mondiale del potere che va oltre i paesi e le politiche dei nostri paesi”.

 “Un potere che decide sulle politiche di tutto il mondo”.

La mafia ha in mano gran parte dell'economia mondiale, 7 milioni di euro guadagna la 'Ndrangheta ogni anno”.

Ragazzi e ragazze che mi ascoltate, compagne e compagni di Our Voice, a voi mi inchino, perché siete i miei punti di riferimento, io vi ammiro perché siete lì a dare la faccia”.

Ci hanno voluto dividere, ci hanno messo bandiere false e frontiere. Siamo un unico paese che grida con tutte le culture e con un'unica arte che si continua a manifestare oltre le frontiere ed in ogni generazione”.

Pablo ed Antonia vivono, oggi e sempre”.

Matías Guffanti: "il miglior omaggio a Pablo Medina è continuare la sua denuncia"
La lotta che portiamo avanti la dobbiamo al sacrificio di persone come Pablo”.

Stiamo parlando ad un popolo intero, stiamo parlando ad Asuncion, e stiamo parlando ai politici che lavorano dentro gli edifici, alle istituzioni che sono di fronte a questa piazza; il Congresso, un luogo macchiato di sangue in questo momento, di violenza, di crimini, di omicidi, di riciclaggio di denaro sporco, di narcotraffico e di tutto quello che continua a succedere in Paraguay e che lo stesso Pablo Medina denunciava”.

Credo che il miglior omaggio che possiamo fare oggi a Pablo Medina è continuare la sua denuncia, continuare la sua accusa, continuare ad attaccare questo cancro che abbiamo in Paraguay, ma che abbiamo anche in tutti i paesi. La narcomafia, la narcopolitica che regna oggi in Paraguay, finirà”.

Da quel 2014 siamo sempre presenti”.

Condanniamo Neneco Acosta ed oggi grazie alla nostra lotta Neneco è in prigione. E così come Neneco è oggi in prigione, anche Horacio Cartes finirà in prigione. E finiranno in prigione tutti i politici coinvolti, tutti quelli che appartengono a questa mafia, a questo narcotraffico di Honor Colorado, questo partito politico figlio della dittatura di Stroessner, che continua dentro le istituzioni, vincolato alla morte, al terrore, alla violenza, al sangue”.

Li accuseremo dalla piazza, attraverso l’arte, dall’interno della politica e dal giornalismo; da ogni lato senza fermarci, fin quando in Paraguay non avremo migliaia e milioni di giovani nelle strade”.

 “Andremo avanti in onore di Pablo Medina e Antonia Almada e tutti i martiri, fin quando tutti i responsabili finiranno in carcere (…) ed abbandoneranno lo Stato per lasciarlo a noi, la gioventù”. “Perché prima o poi noi saremo lì dentro, nelle istituzioni e loro, così come Neneco Acosta, anche loro saranno in prigione”.

I referenti di Antimafia Dos Mil, l'avvocato Jorge Figueredo, e il direttore di questo mezzo digitale, Georges Almendras, hanno parlato dell'uomo, di quel Pablo che non solo era esemplare come giornalista, ma anche come persona, e hanno chiesto giustizia, denunciando complicità intorno alla morte del giornalista, ma soprattutto, alla criminalità organizzata.


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Jorge Figueredo: "Pablo Medina è il pioniere di una rivoluzione culturale"
"Oggi ci siamo riuniti per ricordare il settimo anniversario dell'assassinio di Pablo Medina e Antonia Almada. Morirono crivellati da sicari al servizio della narcopolitica e della mafia. Non ci sono parole che possano descrivere quel fatidico giorno in cui finì non solo con la vita di Pablo Medina - ed Antonia Almada -, hanno ucciso l'onestà, un esempio non solo per la sua capacità intellettuale, bensì per la sua etica e spiritualità. Un uomo solidale, un uomo pacifico, un uomo che ha aiutato soprattutto i giovani”.

 “Voglio ricordare quel Pablo Medina al quale accorrevano sempre i giovani di Curuguaty e di tutto il dipartimento di Canindeyú. Nei pomeriggi estivi di Curuguaty, Pablo era assiduamente visitato da giovani nel suo piccolo ufficio del giornale ABC Color in Curuguaty, e si consultavano con lui sui vari temi riguardanti la situazione politica, economica, sociale e culturale di Curuguaty e del nostro paese. E sempre come un gran maestro, non solo di giornalismo ma come umanista, un conoscitore della cultura curuguatenia, del dipartimento di Canindeyú, e conoscitore della cultura paraguaiana, ha sempre incoraggiato, istruito e ispirato i giovani di Curuguaty”.

"Come dimenticare un Pablo Medina che, oltre al suo lavoro di giornalista, è stato volontario dei pompieri della città di Curuguaty. Un uomo impegnato verso il suo paese, come giornalista, ma anche come servitore di un'attività sociale”.

Pablo Medina non è morto, i suoi ideali camminano sulle nostre gambe, attraverso le voci dei giusti, dei giovani, dei militanti della verità e della giustizia. Un pensatore italiano disse che il seme deve morire prima di fiorire negli ideali. Possiamo dire che i semi di Pablo Medina e Antonia Almada erano semi rivoluzionari, erano semi che ora vedo in questi giovani che sono presenti”.

 “Pablo Medina ha trionfato perché ha messo la causa della verità e della giustizia al di sopra della propria vita. Per questo motivo non è morto”.

Pablo Medina è il pioniere di una rivoluzione culturale, pioniere di una rivoluzione civile, e in futuro sarà studiato nelle università, nelle scuole. La vita di Pablo Medina si studierà nel futuro, perché non rappresenta il passato, rappresenta il futuro. Rappresenta il profumo di libertà, di giustizia di cui questo paese ha bisogno”.

I giovani stanno iniziando questa rivoluzione, una rivoluzione culturale di cui questo paese ha bisogno”.

 “Ringrazio ognuno di voi, perché anche ognuno di voi rappresenta un seme, un seme che porterà frutto in futuro. Un seme che sta per fiorire, e quando quel seme fiorirà, sarà possibile costruire un nuovo paese, che tutti noi sogniamo. Un paese dove prevalga la libertà, l'uguaglianza, la fraternità, la giustizia, l'amore. Perché questo proclamava Pablo Medina”.

Di recente in uno dei mezzi di comunicazione che abbiamo visitato, uno dei giornalisti ha ricordato Pablo Medina come un esempio di combattente per la verità e la giustizia. Ed ora, in questo atto, non possiamo ricordarlo morto. Pablo Medina vive, Pablo Medina ha trionfato”.

Georges Almendras: "la criminalità organizzata ha un complice meraviglioso: i mezzi di comunicazione"
Questi giovani che si sono appena esibiti qui ad Asuncion, Paraguay, sono giovani che hanno agito per amore della verità, e che si stanno impegnando e compromettendo con la loro parola, la loro azione e la loro vita per le idee, idee di libertà."

Il silenzio di questa piazza è la mafia, la presenza dell'omertà è la mafia, la mafia vestita di giacca e cravatta che percorre quotidianamente questo edificio che è alla mia sinistra e alla vostra destra e che vedete negli schermi di questo incontro”.

 “La criminalità organizzata è un'altra istituzione. Esistono tre poteri in tutti i paesi democratici: Potere Legislativo, Potere Giudiziario e Potere Esecutivo. Il quarto è il potere mafioso che ha inghiottito i tre poteri; non perchè fossero nati mafiosi ma perchè si sono lasciati inghiottire”.

Le scene che hanno realizzato e interpretato questi giovani, sono le scene che si vedono quotidianamente nel mondo. Il giornalismo criminale, ipocrita, deviato, si occupa di adempiere ai doveri del capitalismo e di un uomo attaccato a un sistema cretino. Questo è un putrido sistema, ipocrita ,in cui stiamo vivendo in America Latina."

 “Siamo presenti qui, e il popolo paraguaiano dovrebbe esserci, ma non c’è, ecco il risultato della mafia”.

Il peggior crimine dell'uomo è l'indifferenza. Qui in Paraguay si dice ‘non fare i ñembotavy' (non fare il finto tonto).

Signori ufficiali della polizia, che in questo momento siete di guardia in un edificio putrido, un edificio macchiato di sangue. Non fate i ‘ñembotavy, perché l'uniforme non è il salvacondotto per convivere con la coscienza. L'uniforme non è né più né meno, che il passaporto per l'inferno, se non abbiamo etica e morale. L'etica e la morale è che io devo guadagnare affinché i miei figli abbiano un'educazione, a quale prezzo? Di uccidere un giornalista tendendogli un agguato in un luogo sperduto? No. Guardare con schifo queste persone che sono alla mia destra, in questa piazza 'bellissima', che dormono in case di legno, con una temperatura di 40 gradi? Questa è la mafia, questa è la corruzione, questa è l'ipocrisia, questo è lo schifo di questa civiltà. Civiltà!?”

 “Quanti giornalisti del sistema egemonico parlano e fanno la voce grossa parlando di civiltà?”

Civiltà? Inciviltà! Umanità? Disumanità!”

Colleghi di Pablo Medina, in questo momento siete nelle vostre case, dovreste invece essere presenti qui. E ABC Color avrebbe dovuto riempire questa piazza, e domani altre piazze. E voglio vederli, e se li vedo, li appoggerò e li applaudirò. Ma devo ancora fare un’altra osservazione dell’ipocrisia. ABC Color ritirò la scorta a Pablo Medina. Allora devo chiedere, qual'è il protagonismo dei mezzi di comunicazione? È criminale! No ABC Color, in tutta l'America Latina e nel mondo la criminalità organizzata ha un complice meraviglioso: i mezzi di comunicazione”.

Basta con le parole, dobbiamo agire”.

Foto © Marcos Padilha

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