Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Da oggi in libreria il volume del pontefice “Pace in terra”

''Molti si chiedono: che fare di fronte alle guerre? Tanti confessano l'impotenza o scivolano nell'indifferenza. Noi crediamo, invece, che la risposta sia un'altra: sempre si deve provare ad agire per la pace senza stancarsi! Anche se non si può agire direttamente sui conflitti, opinioni pubbliche vigilanti possono molto. Possono impegnare il proprio Paese; esercitare pressioni sulla comunità internazionale; chiedere che cessino le oblique connessioni, come il commercio delle armi; domandare una politica di pace. L'indifferenza è complice della guerra''. A dirlo è Papa Francesco nelle pagine, pubblicate oggi dal quotidiano 'La Repubblica', del volume oggi in libreria 'Pace in terra. La fraternità è possibile', che raccoglie i suoi scritti contro la guerra. ''La pace è la più grande aspirazione di milioni di esseri umani: troppi sono minacciati dalla guerra, costretti a lasciare le loro case, colpiti dalla violenza - sottolinea il pontefice - Eppure quest'aspirazione, così legittima, è spesso calpestata o disattesa. Con la scomparsa della generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale, 'velocemente dimentichiamo le lezioni della storia, maestra di vita''. ''Chi impugna la spada sperimenterà, a sua volta, la violenza - scrive Papa Francesco - E i conflitti, una volta aperti, lo vediamo ai nostri giorni, si trasmettono talvolta di generazione in generazione. Come essere cristiani con la spada in pugno? Come estraniarci quando altri impugnano la spada? Come essere cristiani fabbricando 'spade' con cui altri si uccideranno? Oggi purtroppo si realizzano armamenti micidiali e sofisticati. Dare ascolto all'appassionato grido del Signore vuol dire smettere di vendere armi, considerando solo il proprio interesse economico. Non esistono giustificazioni in proposito, fossero quelle dei posti di lavoro che si perderebbero con la fine del commercio delle armi. Per questo ho detto: 'penso all'ira di Dio, che si scatenerà sui responsabili di quei Paesi che parlano di Pace e vendono le armi per fare queste guerre'''

Foto © Imagoeconomica

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy