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Nella regione del Tigray, in Etiopia, ci sono "gravi violazioni dei diritti umani" con notizie continue di abusi e violenze. Per questo motivo l'Alto commissario per i Diritti umani delle Nazioni Unite Michelle Bachelet, intervenendo in una sessione a Ginevra, si è detta "profondamente turbata" ed ha annunciato che entro agosto sarà pronto un rapporto dettagliato sulla crisi, realizzato in collaborazione con la Commissione per i diritti umani dell'Etiopia. Nel Tigray, ha continuato Bachelet, a compiere le violenze sarebbero "tutte le parti coinvolte" e ha puntato il dito anche contro le truppe eritree, sostenendo di avere "informazioni credibili" sul fatto che i militari stranieri sono ancora di stanza in questa regione. Eppure il governo di Addis Abeba - ammettendone la presenza - aveva assicurato che l'avrebbero lasciata presto. Queste dichiarazioni arrivano a qualche giorno dalle elezioni legislative e municipali nel Paese che hanno visto però i seggi chiusi nel Tigray a causa dell'instabilità interna. In questa regione, il governo federale a novembre scorso ha lanciato un'operazione militare per deporre il governo guidato dal Tigray people liberation front (Tplf), un partito accusato di essere arrivato al potere attraverso elezioni illegali. Le popolazioni locali da allora stanno pagando questa crisi con sfollamenti, violenze e una carestia che secondo le Nazioni Unite non si registrava da almeno un decennio. Mark Lowcock, responsabile degli aiuti umanitari delle Nazioni Unite, in una sessione del Consiglio di sicurezza ha accusato i soldati eritrei di impiegare "stupri sistematici" e "fame" come arma di guerra.

Foto © Imagoeconomica

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