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La decisione arriva a pochi giorni dal vertice tra Putin e Biden a Ginevra

Oggi lunedì 7 giugno il presidente russo Vladimir Putin ha firmato una legge per far recedere la Federazione Russa dal Trattato Cieli Aperti (firmato nella città di Helsinki il 24 marzo 1992) che aveva lo scopo di promuovere la trasparenza sulle attività militari condotte dai paesi membri attraverso l'ausilio di voli di sorveglianza disarmati eseguiti secondo il concetto dell'osservazione reciproca.
La Duma di Stato ha presentato il disegno di legge lo scorso 11 maggio e il rappresentante ufficiale del Cremlino, Dmitry Peskov, ha spiegato che l'accordo aveva senso solo se venivano effettivamente scambiate le informazioni tra i Paesi firmatari.
Nel mentre il ministero degli Esteri russo ha dichiarato che l'intera responsabilità per il crollo del Trattato sui cieli aperti è degli Stati Uniti poiché Washington, secondo le autorità russe, ha da sempre mostrato disprezzo non solo per la sicurezza europea, ma anche per quella dei propri alleati.
Completamente all'opposto il punto di vista americano. Infatti un portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato che Washington non aveva intenzione di tornare nel trattato perché Mosca non avrebbe adottato nel corso del tempo alcuna misura per rispettare l'accordo. In particolare il portavoce ha parlato anche del recente comportamento della Federazione Russa nei confronti dell'Ucraina dicendo che "non corrisponde al comportamento di un partner impegnato in misure di rafforzamento della fiducia".
Per fare chiarezza, l'uscita della Russia dal trattato è avvenuta dopo che l'attuale amministrazione Biden aveva dichiarato che gli Stati Uniti non sarebbero rientrati nel patto per il controllo degli armamenti nucleari, abbandonato durante l'amministrazione Trump.
L'America aveva già avviato la procedura di recesso dal trattato Cieli Aperti a maggio scorso e ne era uscita definitivamente il 22 novembre.

Foto © World Economic Forum/Flickr

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