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Il presidente ucraino propone un dialogo per la pace in Vaticano per la sua neutralità

Non è il colpo di scena di un action movie questa volta, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (in foto) vuole incontrare Vladimir Putin in vaticano.
"La Santa Sede potrebbe essere il luogo ideale per dialogare della pace nel Donbass” ha puntualizzato, precisando che "l'incontro avrà luogo sicuramente. È necessario per fermare la guerra” nella regione e “per compiere tutto il percorso fino a raggiungere una pace giusta e duratura".
“La Santa Sede è un'autorità morale a livello globale che, da sempre in modo efficace, svolge il ruolo di mediatrice perché è imparziale e affidabile per tutte le parti in conflitto. Proprio per questo motivo la Sede Apostolica spesso nella storia è stata chiamata a risolvere i conflitti tra Stati costruendo un futuro di pace”, ha aggiunto Zelensky a riguardo.
Si direbbe una lodevole iniziativa rispetto all’escalation militare che ha avuto luogo in queste ultime settimane nella regione; ma che si mostra in netto contrasto con gli intenti e le provocazioni che tutt’ora prendono di mira autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk.
Nel merito della proposta il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha chiarito che la questione del Donbass non può essere risolta tra Kiev e Mosca, perché Mosca non è una parte in questo conflitto "e il presidente russo Vladimir Putin lo ha affermato in maniera piuttosto schietta", ha precisato.
Sono infatti le regioni a maggioranza russa del DPR e LPR ad aver assistito negli ultimi mesi ad un notevole incremento di attacchi da parte delle forze militari di Kiev, con ammassamenti di truppe in zone proibite dagli accordi di Misk, evidenziate anche nei rapporti della missione di monitoraggio dell’Ocse. Mentre la città di Donetsk tornava a coprire le sue finestre coi sacchi di sabbia Zelensky intervistato a Lefigaro, esortava i residenti a considerarsi ucraini se avrebbero voluto evitare di vivere in un futuro simile alla zona di alienazione di Chernobyl.
Solamente l’ammassamento di truppe russe ai suoi confini ha visto lo sdegno della comunità internazionale; ben poca risonanza mediatica hanno avuto invece le parole del deputato della Rada e membro supplente dell’assemblea parlamentare della Nato, Roman Kostenko, che ha proposto di puntare i missili ucraini sulle centrali nucleari russe per condurre le trattative con il Cremlino su un “piano di parità”.
Uno scenario che suggerisce come la proposta di pace di Zelensky sembri assumere sempre più i connotati di un’istrionica esibizione di potenza sul nemico, più vicina al suo passato da attore, sceneggiatore, regista, piuttosto che da politico con una vera ambizione di riconciliazione con il suo popolo.
Ben più sicuro dell’esito sembra essere il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov: "Se parliamo per la parte ucraina, per conto del presidente Volodymyr Zelensky, non intendo tirare a indovinare, perché secondo quanto emerge dall'esterno l'importante per lui e' rimanere al potere ed e' pronto a pagare qualsiasi prezzo", ha affermato nell’intervista rilasciata all'agenzia di stampa "Ria Novosti".
Aspettiamo dunque l’esito delle parole di Zelensky, ma attendiamo, prima di rallegrarcene, che la popolazione del Donbass torni a vivere lontano dallo spettro della guerra, col suo sottofondo incessante di mortai, missili e granate, ben descritto da Giorgio Bianchi nel reportage fotografico “Teatri di Guerra Contemporanei”.

Foto © Imagoeconomica

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