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E intanto Mosca affila gli artigli: la quota di armamenti nucleari ammodernati supererà l’88% entro il 2021

Soffiano venti gelidi in Russia. Le continue provocazioni in Dombass dell’Ucraina - supportata da Washington e dalla NATO -, le nuove sanzioni degli Stati Uniti contro Mosca e il cieco sostegno della stampa mainstream occidentale per Navalny, vittima, a detta dei giornali, di “persecuzioni”, stanno portando la tensione a livelli altissimi nell’ex URSS. Ieri Vladimir Putin, dopo mesi di incessanti attacchi da parte del blocco occidentale (termine non casuale alla luce degli ultimi recenti dispiegamenti di forze nello scacchiere geopolitico) ha lanciato un vero e proprio avvertimento in diretta mondiale durante il suo discorso annuale ai parlamentari di entrambe le camere del parlamento russo. “Mosca troverà modi ‘asimmetrici’ per difendere i suoi interessi nazionali se altre nazioni rifiuteranno il dialogo”, ha detto il presidente russo. Una sorta di ultimatum diretto a chi brama per la destabilizzazione dell’area e lo stravolgimento dello status quo. L’avvertimento è chiaro. Putin ha parlato di una risposta “asimmetrica, rapida e dura” nel caso in cui suddetti provocatori “oltrepassino la linea rossa” che spetterà a Mosca delineare. A cosa si riferisce esattamente il presidente non è dato sapere ma molti analisti credono parli in merito, appunto, alla recente crisi in Ucraina orientale dove le milizie di Kiev continuano senza sosta il loro ammassamento contro le autoproclamate repubbliche indipendenti (Donbass, guerra sempre più vicina) site ai confini con la Russia. Azioni militari che potrebbero portare addirittura a un conflitto globale come già aveva predetto il compianto Giulitto Chiesa. "Le azioni ostili nei confronti della Russia non cessano", ha detto Putin sul tema. "In queste circostanze, ci comportiamo con totale moderazione, si può anche dire umilmente, spesso lasciando senza risposta non solo azioni ostili ma anche sfacciata maleducazione”, ha detto Putin paragonando i paesi che cercano di "intimidire" la Russia alla tigre Shere Khan e lo sciacallo Tabaqui del romanzo "Il libro della giungla" di Rudyard Kipling.
Sempre in merito alle provocazioni dell’occidente il presidente Russo ha affermato che “in alcuni Paesi è apparsa una nuova indecente tendenza: in qualsiasi occasione, e il più delle volte senza alcun motivo, si provoca la Russia. È un nuovo sport, chi riesce a parlare più forte”, commenta Putin. Sul punto il presidente afferma quindi che se altri Paesi non vogliono avere un dialogo prediligendo un tono arrogante, allora Mosca troverà il modo di proteggere i propri interessi.
"La Russia non vuole bruciare i ponti delle relazioni nemmeno con gli avversari, ma se sono loro stessi a volerlo, allora devono prepararsi a una dura risposta", aggiunge il presidente. Parole durissime anche per quanto avvenuto in Bielorussia dove mesi fa, stando alle recentissime dichiarazioni dei servizi di intelligence russi (FSB) e bielorussi, soggetti stranieri sotto copertura hanno tentato un golpe contro il presidente Alexander Lukashenko che doveva essere eliminato assieme alla sua famiglia. “Questa pratica sta rinascendo in qualcosa di molto più pericoloso”, dice Putin in conferenza stampa. “Mi riferisco ai recenti fatti noti del tentativo diretto di organizzare un colpo di Stato in Bielorussia e l'assassinio del Presidente di quel paese. È caratteristico - sentenzia il presidente - che anche azioni così eclatanti non trovino condanna nel cosiddetto Occidente collettivo. Nessuno se ne accorge, tutti fingono che non stia succedendo nulla". "Si può avere qualunque punto di vista su Lukashenko, ma la pratica di organizzare gli omicidi è davvero troppo", ha sottolineato. Tornando quindi alle azioni ostili e alle provocazioni di Paesi come l’Ucraina Putin ha detto: “La Russia viene provocata qua e là senza motivo. Naturalmente, intorno a tali Paesi, come anche attorno a Shere Khan, ruotano tanti piccoli 'Tabaquis'. Proprio come nel libro di Kipling. Imitano per assicurarsi il favore del loro sovrano", ha detto Putin. “Vediamo cosa succede”. Parole raggelanti. Nel frattempo Mosca affila gli artigli e mostra i denti. Nel 2021 infatti - annuncia Putin in diretta globale - la quota di armamenti nucleari ammodernati in Russia supererà l'88 per cento, mentre “la quota di armi e attrezzature moderne nelle truppe ammonterà a quasi il 76 per cento” entro il 2024.

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