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L'Ucraina ammassa truppe al confine mentre Biden decreta l'emergenza nazionale per la minaccia russa

Dobbiamo prepararci al peggio. È questo il pensiero che nelle ultime settimane sta contagiando le popolazioni del Donbass, dove ancora continuano i bombardamenti delle forze armate ucraine nella periferia occidentale di Donetsk. Lo scenario è effettivamente già quello di una zona di guerra: le finestre delle abitazioni civili vengono coperte con i sacchi di sabbia e si stanno evacuando bambini e famiglie in prossimità della linea del fronte.
Non è un caso che il rapporto della missione di monitoraggio dell’Ocse del 16 aprile abbia registrato nella regione 1591 violazioni di cessate il fuoco, documentando anche la presenza in zone proibite dagli accordi controllare da Kiev, di armamenti pesanti tra cui carri armati T-64 e missili guidati Konkur da 135 mm.
Continua senza sosta l’ammassamento di truppe contro le autoproclamate repubbliche indipendenti: secondo il corrispondente di Russia 1, Simon Pegov, addirittura dalle provincie di Idlib e di Aleppo verrebbero mobilitati i miliziani, con destinazione Ucraina. Un reclutamento avverrebbe grazie ai servizi segreti turchi che sovrintendono i gruppi terroristici e bande nel nord della Siria.
Nel mentre dunque la propaganda occidentale continua a martellare sulla presenza militare di Mosca ai suoi confini, senza che ci si pongano domande sull’eventualità che un possibile attacco russo nella regione avverrebbe in difesa della popolazione russa attaccata dall’esercito di ucraino, Kiev ha la soluzione su come risolvere pacificamente il conflitto. Ne ha parlato l’ambasciatore ucraino Andriy Melnyk, in un’intervista all’emittente radiofonica “Deutschlandfunk”.
L’Ucraina non ha scelta…o diventiamo parte di un’alleanza come la Nato e aiutiamo l’Europa a diventare più forte e più sicura di se, o abbiamo solo un’altra opzione, ripensare allo status nucleare. In nessun altro modo è possibile garantire protezione all’Ucraina” si dice convinto il diplomatico.
A confermare come la situazione sia estremamente tesa, l’escalation di tensioni tra Mosca e Washington non cessa di peggiorare di giorno in giorno.
La Nato, che per conto degli Stati Uniti ha inviato nel mar Nero i cacciatorpedinieri Donald Cook e Roosevelt, secondo il comandante del comando Europeo degli Stati Uniti Tod D Wolters sarebbe pronta a respingere la Russia. Nel suo discorso al senato del 13 aprile, parlando in merito alla possibilità di aggressione dell’Ucraina da parte della Russia ha chiarito che “se il contenimento fallisce siamo pronti a rispondere all’aggressione con tutta la forza dell’alleanza Atlantica.
Dello stesso avviso sono le cancellerie europee. I ministri degli esteri del G7 (oltre a Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America) insieme all’Alto rappresentante dell’Unione europea, Josep Borrell, si sono detti profondamente preoccupati per la situazione ucraina, chiedendo alla Russia di cessare le “sue provocazioni”.
Parole pronunciate mentre, in preparazione delle esercitazioni “Defende Europe 2021”, vengono mobilitate circa 40.000 truppe Nato e 15.000 equipaggiamenti militari destinati al mar nero e il mar Baltico, per simulare la risposta di un eventuale invasione del Cremlino.

Biden definisce la Russia “minaccia nazionale”
Joe Biden, dopo aver avuto il 13 aprile un colloquio telefonico con Vladimir Putin in cui proponeva un incontro faccia a faccia da programmare entro l’estate in territorio europeo, solo 2 giorni dopo annunciava l’applicazione di nuove sanzioni contro la Russia, proclamando l’emergenza nazionale:
Ai sensi dell'International Emergency Economic Powers Act, dichiaro di aver emesso un ordine esecutivo che dichiara un'emergenza nazionale rispetto alla minaccia insolita e straordinaria alla sicurezza nazionale, alla politica estera e all'economia degli Stati Uniti rappresentate da specifiche attività estere dannose del governo della Federazione Russa".
Dichiarazioni di estrema gravità, mentre viene disposta l’espulsione di 10 diplomatici russi ed il divieto alle istituzioni finanziarie americane, a partire dal 14 giugno di acquistare titoli di stato della banca centrale della federazione Russa, del ministero delle finanze e dal fondo nazionale di previdenza russo.
Sanzioni che colpiranno inevitabilmente la maggior parte della popolazione russa e avranno inevitabili effetti sui redditi, salari e pensioni.

La risposta di Mosca
In risposta alle misure di Biden il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov ha annunciato che Mosca vieterà ai fondi statunitensi e alle Ong di interferire negli affari interni della Russia, aggiungendo che gli Stati Uniti impiegano circa 450 diplomatici in Russia, mentre Mosca nella controparte solo 350.
Tra gli ex funzionari a cui Mosca ha vietato l’ingresso vi sono Michael D. Carvajal, direttore del Federal Bureau of Prisons, Christopher Wray, direttore dell’FBI e John Bolton, ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e rappresentante permanente alle Nazioni Unite.
È quest’ultimo che con un comunicato, chiarisce cosa muove la corsa del complesso militare industriale americano contro il resto del mondo: "Sono stato nominato in una lista di individui banditi dalla Russia per rappresaglia contro le sanzioni. La Russia merita la più forte condanna possibile per i loro tentativi di minare il nostro stile di vita. Sono orgoglioso di essere riconosciuto come voce degli interessi americani.
Ecco mostrato come ad essere messo in discussione è “quello stile di vita americano non negoziabile”, di cui parlava Ronald Regan negli anni 80’. Mai nella storia eravamo arrivati a toccare i famosi limiti dello sviluppo con il nostro pianeta. In un mondo finito di risorse, con la crescita inarrestabile della Cina e la rinascita inaspettata della Russia di questi ultimi anni, è oramai chiaro che non c’è più posto per l’opulento consumismo occidentale a spese di tre quarti di umanità. Siamo in grave pericolo, quelli che Paul Krugman definiva, “I padroni Universali” ai vertici del potere decisionale, sono disposti a tutto, pur di non mettere in discussione il loro potere. La guerra è solo questione di tempo.

Foto di repertorio © Wikicommons

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