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Questa guerra è costata all’America migliaia di vittime e 2mila miliardi di dollari

Dopo vent’anni gli Stati Uniti hanno annunciato, solo di recente, di ritirarsi finalmente dall’Afghanistan dove dal 2001 sono impiegate migliaia di truppe per contrastare il terrorismo di Al Qaeda. Gino Strada, medico e fondatore di Emergency che per tutti questi anni ha assistito i feriti del conflitto senza distinzioni di schieramento (Strada ha fatto il Giuramento di Ippocrate), ha rilasciato un’intervista durissima a Il Fatto Quotidiano contro le scelte scellerate degli States di avviare e perseguire una guerra che di fatto non ha portato che morte, dolore, diaspore, e spreco di immense somme di denaro. Una guerra, sottolinea Gino Strada, “iniziata con false motivazioni”. Partendo dalle ultime cronache Strada risponde al motivo per cui, a suo dire, il presidente Joe Biden ha deciso di ritirare l’esercito dal Paese. “L’Amministrazione Biden ha bisogno di liberare le truppe per utilizzarle nel contrastare l’espansione cinese”, afferma il medico chirurgo. E poi “perché questa lunghissima guerra è costata all’America migliaia e migliaia di vite e la cifra di 2mila miliardi di dollari. Inoltre, come i russi e gli inglesi ancora prima, gli americani si sono finalmente resi conto che gli afghani non accetteranno mai l’invasore e che piuttosto sono disposti a riunire tutte le tribù specialmente se si tratta di occupanti che per giustificare la guerra accampano motivazioni false dalle conseguenze disastrose, per usare un eufemismo”. In questo senso il fondatore di Emergency ha spiegato che “l’invasione dell’Afghanistan da parte americana non è stata causata dal fatto che il regime talebano ospitasse Osama bin Laden, il fondatore di al Qaeda nonché mente dell’11 settembre. Se ne parlava infatti già durante la presidenza Clinton e, non va dimenticato, prima di bombardare questo già martoriato paese, l’Amministrazione Bush tentò un accordo con i talebani per convincerli a farla entrare nella partita della rotta petrolifera che parte dai territori delle ex repubbliche sovietiche per arrivare in Occidente. La questione dell’emarginazione femminile, l’altra giustificazione usata dalla coalizione occidentale, sotto le insegne Nato, per muovere guerra ai talebani non è mai stata reale. A nessuno è mai interessata realmente la condizione delle donne costrette a portare il burqa. Se così fosse, gli americani e, di conseguenza, i paesi alleati servili, tra cui l’Italia, sarebbero dovuti intervenire in molti paesi. Uno degli esempi più eclatanti è l’Arabia Saudita, stretta alleata degli Stati Uniti e anche dell’Europa che non solo non è mai stata invasa ma a cui vengono vendute enormi partite di armi nonostante la figura femminile sia discriminata e repressa”. A proposito di condizione femminile Gino Strada risponde a una domanda sulla possibilità che queste possa peggiorare con il ritorno al potere dei talebani - che avranno secondo l’intervistato “un ruolo di peso nell’imminente riassetto politico” - a seguito dei negoziati di Doha.
Io sono stato a lungo in Afghanistan dove ho anche conosciuto i mujaheddin del comandante Massud così come i talebani”, dice Strada. “A differenza dei talebani, Massud voleva che le donne potessero studiare e lavorare affinchè, di conseguenza, si liberassero dal burqa e non viceversa. Ritengo pertanto che la questione del burqa e delle limitazioni a cui sono sottoposte le donne risiedano più nella tradizione oscurantista nelle aree rurali, che nel volere dei talebani; loro del resto, sono l’espressione del volere della maggior parte degli afghani data la loro appartenenza all’etnia pashtun che rappresenta il 65 per cento della popolazione”. Gino Strada tiene poi a smontare un pensiero comune in Occidente circa la totale sinergia tra talebani figlia di una comune ideologia estremista. “I talebani non sono un fronte così compatto e omogeneo come si crede. Io ne ho conosciuti molti e tra questi c’erano fanatici estremi ma anche persone intelligenti e moderate”, precisa Strada. “Nei nostri ospedali e presidi compresi quelli nella roccaforte talebana di Lashkargat, non abbiamo mai avuto problemi a impiegare personale infermieristico femminile”, dice ritornando alla questione delle donne nel Paese.
Il fondatore di Emergency parla quindi del futuro della sicurezza nel Paese e dei possibili nuovi conflitti e tensioni. “Se ci sarà una nuova guerra civile? Potrebbe ma non è certo”, risponde. “Mentre è sicuro che finché l’Afghanistan sarà occupato da potenze straniere ci sarà sempre e solo guerra. Questa iniziata all’indomani dell’11 settembre con false motivazioni, ha impoverito l’Afghanistan sotto tutti i profili e costretto a fuggire migliaia di giovani che ora l’Occidente respinge con l’ignobile menzogna che si tratti di migranti economici. Sono invece in tutto e per tutto dei profughi di guerra nati e vissuti sotto le bombe”. A fine intervista Gino Strada ha parlato in merito all’impegno di Emergency in Calabria per affrontare la crisi sanitaria.
A Crotone c’è ancora la nostra presenza con un reparto dedicato al Covid all’interno dell’ospedale. Non abbiamo bisogno di stellette per fare il nostro dovere e collaboriamo con la Protezione civile”.

Foto © Imagoeconomica

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