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Brutale irruzione ha scosso il Wallmapu

In trent’anni, dal ritorno della democrazia, non si era mai visto qualcosa di simile. Giovedì alle undici del mattino, lo stesso giorno in cui veniva emesso il verdetto per l'omicidio di Camilo Catrillanca, oltre ottocento funzionari della PDI (polizia investigativa del Cile), con il supporto del gruppo di intervento speciale (ERTA), Carabineros, elicotteri, droni e veicoli blindati, hanno fatto irruzione in diverse comunità mapuche, avvalendosi di un’ordinanza della Procura di Collipulli per reati apparentemente legati a droghe ed armi. Hanno distrutto case, ucciso animali e arrestato donne, hanno persino tenuto ammanettata per ore la figlia di Catrillanca (ucciso in Cile dai Carabineros), di solo sette anni. Le comunità denunciano la radicalizzazione del terrorismo di Stato in territorio mapuche.
Giovedì, dopo mezzogiorno, all’angolo tra Rengo ed Ercilla, a 12 km. da Temucuicui, Katherine - vedova di Camilo Catrillanca - si è fermata per dare la precedenza, mentre sua suocera, Teresa Marín, preparava alcuni sandwich per appagare la fame mattutina. Volevano arrivare al Tribunale di Angol per ascoltare il verdetto nell'udienza conclusiva per l'assassinio di Camilo, ma non avevano permesso loro di avvicinarsi, così come ad altri membri della comunità. C'era frustrazione nell’aria.
Un minuto dopo, un poliziotto ha preso di mira la conducente del veicolo ed un secondo agente ha colpito il finestrino con il calcio della sua arma rompendo i vetri. In mezzo alle grida, hanno tirato fuori Teresa e l’hanno buttata a terra, lo stesso hanno fatto con Katherine e la piccola G.C. di appena sette anni. La scena è già nota, le donne testa in giù, il ginocchio di un poliziotto sulla schiena di Katherine. Le due donne adulte sono state condotte alla prefettura di Ercilla mentre la piccola - secondo la sua stessa testimonianza raccolta dall’Istituto Nazionale di Diritti umani INDH – è stata portata alla città di Victoria. Ogni volta che la bambina ricorda quel momento, trema e piange.
Un'ora prima, Jaime Huenchullán (werkén - capo - della comunità di Temucuicui), stava tagliando la legna e ha udito i primi spari contemporaneamente all’avvistamento di un consistente contingente di polizia. Un'enorme carovana di veicoli si dirigeva verso la comunità. Temeva il peggio.
Lo hanno avvisato per telefono che era in corso un’irruzione a carico della Polizia investigativa, e che stavano percorrendo le tre strade che conducono a Quicheregua, Collico e Chacaico. Ha avuto paura per i suoi figli Mankilef (16), e Wangulén (17). Ha cercato di calmarsi, forse non sarebbero entrati a casa sua. Poi avrebbe appreso le brutte notizie.
Nei 1.600 ettari di Temucuicui, vivono 150 famiglie. Gli agenti hanno fatto irruzione e distrutto diverse case, tra cui quella di suo fratello Jorge che si trovava ad Angol. C’erano solo la sua compagna Carolina e suo figlio di undici anni. Hanno spaccato le finestre e sparso i sacchi con il raccolto di grano, che era il sostentamento per tutta la famiglia.
Sono stati oltre 850 i poliziotti intervenuti per smantellare una presunta rete di droga nelle comunità. Progettavano di entrare in 12 proprietà (alla fine sono state solo 5) e sono stati utilizzati 200 veicoli, due elicotteri e droni. Nella memoria degli abitanti mapuche non si era mai visto qualcosa di simile, dal ritorno della democrazia.
Inoltre gli agenti erano ben equipaggiati con armi leggere (almeno 30 colpi ciascuno), con il supporto di squadre d’assalto con armamentario pesante.
Al momento dell’irruzione molte donne erano da sole.
Una considerevole quantità di persone si era recata al Tribunale di Angol per ascoltare il verdetto del caso Catrillanca, ma essendo loro impedito di entrare dai Carabineros e dalle Forze Speciali, hanno cercato di ritornare alla comunità, anche perché avevano appreso dell’irruzione in corso. Ma sono stati fermati, ed è stato impedito loro di ritornare alle proprie abitazioni. Si vedevano veicoli grandi, blindati, veicoli di civili con funzionari di polizia, tutti armati, carri armati Mowag, e si sentivano molti spari, più che il giorno in cui fu ucciso Camilo - racconta Jaime Huenchullán.
All'una del pomeriggio, lungo il percorso da Ercilla e in mezzo al caos, anche Marcelo Catrillanca (padre di Camilo Catrillanca) è rimasto intrappolato tra le auto e il forte contingente militare. Lo avevano avvisato per telefono che sua moglie, nuora e nipote erano state arrestate. Tutto era molto confuso, sapeva dell’irruzione nella comunità, ma non capiva perché si fossero portati via le tre donne della sua famiglia. Alcuni minuti dopo lo hanno avvisato che la piccola G.C. apparentemente era stata portata a Victoria.
Marcelo è riuscito ad arrivare alla prefettura un'ora e mezza dopo. Gli agenti dei Carabineros lo hanno informato che loro non avevano a che fare con l’operazione e che avevano solo fornito supporto logistico alla Polizia investigativa. Ha aspettato per altre tre ore e alla fine un ispettore della polizia lo ha fatto passare e ha visto la piccola G.C ammanettata.
"Ma come potete fare questo a mia nipote! Come potete fare questo a una bambina!", ha esclamato il padre di Camilo Catrillanca. La scena gli provoca ancora rabbia quando la ricorda.
Anche l'avvocato Nelson Miranda è stato testimone della situazione, perché in quel momento accompagnava la famiglia. Conferma che anche a lui hanno negato la possibilità di vedere le due donne e la piccola.
È stato un tentativo abbastanza macabro, non so a quale fine, di tenere sotto custodia illegale delle donne dopo aver impedito loro di accedere ad Angol per assistere alla sentenza del processo per la morte del figlio e marito, una doppia umiliazione, una doppia punizione, un’azione che non è neppure legata all’operazione di Temucuicui. Quando hanno restituito la bambina al nonno, un'ora dopo, hanno cercato di far firmare a Marcelo Catrillanca un documento, ma ovviamente non ha firmato niente, racconta l'avvocato.
Sabato 9 gennaio, nel pomeriggio, la piccola G.C. ha raccontato nuovamente la sua storia, questa volta di fronte a Sergio Micco (Direttore dell'Istituto Nazionale di Diritti umani) e due consiglieri regionali. La bambina era ancora molto scossa.
Alcuni media confermano che erano 800 poliziotti, altri 850. In ogni caso, oltre l’8% delle forze di Polizia investigativa a livello nazionale ha partecipato alla violenta irruzione nelle comunità mapuche. Le immagini dell'operazione, che hanno fatto il giro dei social, assomigliano a scene viste in Medio Oriente o nei film di guerra statunitensi.
Sono intervenuti la squadra di intervento speciale (ERTA) e la forza di élite della PDI (polizia investigativa), ha riferito Bio Bio Chile: “si stima che la capacità di fuoco di questo gruppo era di 25.500 colpi. Oggi sarebbero 84 i funzionari appartenenti al gruppo ERTA, noti come i SWAT cileni”.
Diversi abitanti delle comunità di Temucuicui, sentiti per il presente articolo, hanno confermato che alle undici del mattino è apparsa una grande carovana di veicoli lungo la Rotta 5, tra Ercilla e Angol, che portava piccole bandiere rosse, nere e gialle.
Gli agenti della PDI hanno fatto irruzione in distinte zone di Ercilla, come la comunità Huañaco Millao Chacaico, Pancho Curamil, Butaco, il settore di Pidima e Temucuicui per realizzare delle perquisizioni.
Alla fine si conteranno una decina di ‘comuneros’ feriti, case distrutte e diversi animali, parte del bestiame delle comunità, assassinati a colpi.
"Questa è una struttura già denunciata in precedenza. C'è una situazione di colonialismo, di razzismo molto forte che risulta proprio palese nell’uso della forza, della PDI e dei Carabineros di Cile”, ha commentato l’avvocato Sebastián Saavedra, il quale rappresenta l'adolescente che accompagnava Camilo Catrillanca quando fu assassinato dal Comando Giungla.
Secondo Saavedra “ci troviamo nella stessa situazione di trent’anni fa, benché è andata via via peggiorando da quando il governo di Ricardo Lagos ha iniziato ad applicare la Legge Antiterrorista. Ed hanno iniziato ad esserci dei morti”.
Alex Lemun muore lo stesso anno in cui viene invocata la legge per la prima volta. È una questione che richiama profondamente l'attenzione, l'incapacità dello Stato in genere di risolvere una problematica. Viene dimostrato il razzismo ed il pregiudizio che esiste di fronte alle comunità mapuche. Purtroppo, alla situazione attuale, dovranno soffrire questo tipo di situazioni ancora per molti anni”, ha aggiunto.
Il fratello di Jaime segnala con enfasi che si deve fare chiarezza presso l'opinione pubblica sulla versione dei fatti che stanno comunicando la Polizia investigativa e gli ufficiali governativi. Afferma che quanto accaduto quel giorno è razzismo.
Tutta la comunità sa della detenzione di G.C., la figlia di sette anni di Camilo Catrillanca. Il sabato, diverse donne hanno raggiunto la vedova del ‘comunero’ per dimostrarle il proprio appoggio. Una di loro ha raccontato che avevano sparato contro la sua abitazione in presenza di sua figlia piccola.
“Questo è grave, lei è rimasta molto colpita, e il direttore della Polizia investigativa mentì al paese con la sua versione degli incidenti”, dice.
Rodrigo e Jaime hanno raccontato che nella comunità sono preoccupati dopo la "Mega operazione" della quale sono stati vittime, soprattutto dopo l'annuncio del direttore nazionale della PDI, il quale ha anticipato che simili situazioni potrebbero ripetersi in futuro.
Considerano che tutte le istituzioni hanno delle responsabilità in quello che è accaduto e che l’ordine di reprimere veniva dal Governo di Piñera e dal Ministero dell'Interno.
Jaime Huenchullán sente che esiste un profondo odio razziale contro il popolo mapuche e che si sono serviti di un’ordinanza del tribunale per accedere illegalmente e violentare, andando oltre quello che la legge consentiva loro. Accusano anche il Pubblico ministero regionale, Cristian Paredes, di aver agito in modo subdolo contro Temucuicui. Dicono che quando i mapuche sono vittima di brutalità poliziesca, non ci sono indagini, non si agisce allo stesso modo.
Il Governo ha dichiarato guerra al popolo Mapuche, alle comunità che fanno resistenza. Dopo l'assassinio di Camilo, molte comunità sono attive nel processo di recupero di terre che sono in mano a dei privati, coloni ed imprese forestali. Quella è oggigiorno la sua campagna ed il suo slogan, "il narcotraffico". Vent’anni fa mi dicevano che ero ladro di bestiame, che rubavo animali, che ero ubriaco, dopo ci dicevano che eravamo terroristi, e oggi ci dicono che siamo narcotrafficanti. Storicamente lo Stato ha agito qui in modo razzista contro il popolo mapuche che resiste e si rifiuta di non esistere più.
Questa acutizzazione della repressione, gli attentati, i crimini e le macchinazioni per criminalizzare il popolo mapuche, come pensano molti, ha una sola direzione; cercare una grande e "molto buona scusa" per assassinarli e rubargli la terra, come è accaduto in altro tempo con i tanti genocidi che hanno afflitto la storia.

Foto di copertina: www.eldinamo.com

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