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Spesso quando si parla del giornalista ed editore Julian Assange e degli abusi che sta subendo per aver detto la verità, si rischia di perdere di vista ciò che egli ha portato alla luce tramite la sua piattaforma Wikileaks.
Il più grande ringraziamento che possiamo fare a Julian Assange per le informazioni che ci ha fornito, pagandone come prezzo la sua libertà, è studiare approfonditamente quelle informazioni per riuscire a comprendere fino in fondo il motivo per cui è stata aggirata ogni legge internazionale, Costituzione, richiamo dell’Onu e tanto altro per perseguitare un singolo individuo e il motivo per cui è dunque necessario lottare per la sua liberazione.
I documenti che si possono trovare all’interno di Wikileaks sono milioni e per questo motivo muovercisi dentro può risultare complicato. In questa rubrica verrà presentato per ogni articolo un documento che reputiamo di altissimo interesse pubblico o, per meglio dire, estremamente rivelatore.
Rapporto della CIA sul rafforzamento del sostegno alla guerra afghana in Europa occidentale (11 marzo 2010).
Da questo documento risalente al 2010 della CIA, classificato come segreto, emerge chiaramente il continuo impegno -e preoccupazione- da parte degli Stati Uniti di scongiurare il pericolo che i suoi alleati europei smettano di dare il loro supporto alle guerre statunitensi. Questa preoccupazione si traduce da una parte in una forte pressione sui governi e sui politici europei per fare in modo che non ascoltino i propri elettori. Dall’altra si traduce in continue menzogne mediatiche rivolte alle popolazioni europee (considerate l’unico vero ostacolo alla guerra) per convincerle che si tratti di guerre “umanitarie” e non economico-strategiche. Un esempio lampante di come, citando Eschilo, “la verità è la prima vittima della guerra”.
L’interesse che suscita questo prezioso documento sta dunque proprio nel mostrare come l’opinione pubblica venga manipolata per far accettare qualcosa di inaccettabile come, in questo caso, una guerra.
Il documento prende le mosse dall’allora decisione dell’Olanda di ritirare le proprie truppe dall’Afghanistan. Si intendeva dunque scongiurare ad ogni costo che la decisione olandese “contagiasse” altre nazioni europee (in particolare Germania e Francia) creando, come viene affermato nel documento, un “precedente da citare” per gli altri politici europei.
Di seguito verrà presentato il contenuto del documento seguendo l’ordine dello stesso, di cui vengono mantenuti i titoli originari (tradotti).

“L’APATIA PUBBLICA CONSENTE AI LEADER DI IGNORARE GLI ELETTORI”
Viene analizzato come fino a quel momento la Germania e la Francia siano riuscite a mantenere rispettivamente il terzo e il quarto posto come contribuenti delle truppe ISAF (International Security Assistance Force) grazie all’indifferenza dell’opinione pubblica.


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Ma c’è il rischio che questa “apatia” si trasformi in “un’opposizione attiva e politicamente potente” se dovesse aumentare il numero dei morti sia civili che militari. Del resto, la pressione che l’opinione pubblica può esercitare sulla politica è dimostrata dal massacro di Kunduz che, ordinato nel 2009 dalle forze tedesche, portò alla morte di oltre 100 civili afghani. Quando il fatto giunse all’opinione pubblica, alcuni ministri tedeschi direttamente coinvolti -nel fatto o nell’insabbiamento- dovettero dimettersi.
Ecco perché nei capitoli successivi del documento la Cia delinea dei “tailoring messaging” (“messaggi personalizzati”) finalizzati a manipolare l’opinione pubblica grazie ad un capovolgimento della vera natura di quella guerra.

“MESSAGGI PERSONALIZZATI POTREBBERO PREVENIRE O AL MASSIMO CONTENERE LA REAZIONE”

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“I cittadini dell'Europa occidentale potrebbero essere meglio preparati a tollerare una primavera e un'estate di maggiori vittime militari e civili se percepissero chiari collegamenti tra i risultati in Afghanistan e le proprie priorità. Un programma di comunicazione strategica coerente e iterativo tra i contributori delle truppe della NATO che attinge alle preoccupazioni chiave di un pubblico specifico dell'Europa occidentale potrebbe fornire un cuscinetto se l'apatia di oggi dovesse diventare l'opposizione di domani verso l’ISAF, dando ai politici maggiori possibilità di sostenere gli schieramenti in Afghanistan.”
Vengono dunque delineate le caratteristiche specifiche relative all’opinione pubblica francese e a quella tedesca per poterle in seguito sfruttare per una manipolazione mediatica “personalizzata”. Secondo l’analisi della Cia, l’opinione pubblica francese risulta essere più sensibile al tema dei rifugiati e dei civili in generale. Dunque per l’intelligence statunitense “contraddire la percezione "ISAF fa più male che bene" è chiaramente importante, in particolare per la minoranza musulmana francese”, facendo leva sulle conseguenze di una ritirata: traffico di essere umani, aumento rifugiati, ecc.
L’opinione pubblica tedesca -sempre secondo il sondaggio dell’INR su cui in parte si basa la Cia- risulta invece essere maggiormente preoccupata per il prezzo, considerato uno spreco di risorse, e i principi della missione ISAF. Per convincere i cittadini tedeschi a non abbandonare la guerra in Afghanistan bisogna far leva sulle conseguenze di una sconfitta:


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“Messaggi che illustrano come una sconfitta in Afghanistan potrebbe aumentare l'esposizione della Germania al terrorismo, all'oppio e ai rifugiati potrebbero contribuire a rendere la guerra più saliente per gli scettici”.

“GLI APPELLI DEL PRESIDENTE OBAMA E DELLE DONNE AFGHANE POTREBBERO GUADAGNARE TERRENO”
L’ultimo capitolo è decisamente il più interessante. Dimostra in maniera totalmente esplicita come un presidente apparentemente pacifico come Obama sia invece la miglior risorsa del complesso industriale-militare-economico per vendere all’opinione pubblica la guerra.


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Secondo quanto si legge nel documento, la fiducia che gli europei avrebbero avuto nei confronti di Obama poteva permettere ad un discorso di quest’ultimo di convincere l’opinione pubblica sull’importanza di continuare a sostenere la guerra. Non è un caso se il premio nobel per la pace fu assegnato ad Obama non molti mesi prima che venisse scritto questo documento. Evidentemente era un modo per rendere ancora più credibile il presidente neo-eletto (è molto inusuale infatti ricevere un nobel a inizio mandato) e per ripulire l’immagine statunitense dell’era Bush, decisamente troppo compromessa agli occhi del mondo a causa della retorica bellica. 
Nello stesso capitolo infine, viene utilizzato un ultimo fondamentale tema manipolatorio, per toccare le emozioni soprattutto delle donne europee, risultate maggiormente scettiche rispetto agli uomini sul tema guerra: la missione ISAF ha come fine “liberare” le donne afghane dalla situazione in cui vivono. È sconvolgente vedere come un argomento così sentito (la condizione femminile appunto) possa essere così vergognosamente sfruttato per secondi fini. “Se le guerre possono essere iniziate con le menzogne, la pace può essere iniziata con la verità”, diceva Julian Assange.
Dunque non dovrebbe essere necessario ribadire come un documento di tale portata sia essenziale per smascherare un enorme sistema studiato nei minimi dettagli per vendere la guerra e non solo. Smascherare tale sistema significa screditarlo e, soprattutto, sconfiggerlo. È la dimostrazione più lampante di un’altra celebre frase di Julian Assange: “Fondamentalmente alle popolazioni non piacciono le guerre, le popolazioni devono essere ingannate nella guerra, [...] quindi, se abbiamo un buon ambiente mediatico, avremo anche un ambiente di pace”.

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