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“La Nato dovrebbe dedicare molto più tempo e risorse alle minacce alla sicurezza poste dalla Cina”. E’ quanto è emerso, secondo le indiscrezioni del Wall Street Journal, in un rapporto di 67 pagine commissionato dal presidente dell’alleanza Atlantica Jens Stoltenberg (in foto).
“La Cina non condivide i nostri valori. Non rispetta i diritti umani fondamentali e cerca di intimidire gli altri Paesi. Dobbiamo affrontare ciò insieme, sia come alleati Nato, che come paesi che condividono la stessa mentalità”, ha dichiarato lo stesso Stoltenberg appena 2 giorni fa, pur ricordando che il gigante orientale non rappresenti ancora un avversario.
Sembrano davvero lontani i tempi in cui l’alleanza atlantica si reggeva, a parole, nella lotta al terrorismo internazionale e nella neutralizzazione delle potenziali minacce, confinate allora in qualche grotta dell’Afghanistan o in fatiscenti rovine nel deserto già bersagliate da bombardamenti statunitensi; una retorica perfetta per intervenire militarmente in quei paesi mediorientali non allineati.
Douglas Lute, ambasciatore degli Stati Uniti presso la Nato sotto l’amministrazione dell’ex presidente Barack Obama, a questo proposito, ha affermato che tra gli obbiettivi del documento vi è l’aggiornamento del “concetto strategico” dell’Alleanza, risalente al 2010.
Allora si affermava che l’area euro-atlantica “viveva in pace”, con una bassa minaccia di un attacco convenzionale ed il vero pericolo per la sicurezza dei cittadini era rappresentato solamente dal terrorismo internazionale.
Dopo soli 10 anni ci viene rappresentato uno scenario completamente nuovo e adesso non si nasconde più l’esigenza di prepararsi alla minaccia data dalle grandi super-potenze.
Un cambio di paradigma già annunciato nel 2018, quando la National Defense Strategy Commission degli stati Uniti, aveva pubblicato il documento “Providing For The Common Defense”, dove si enunciava la nuova strategia di difesa nazionale, caratterizzata dall’aumento per le spese militari del 3/5 per cento annuo in risposta a future azioni belligeranti da parte di Russia e Cina. Ed ecco che oggi viviamo la più imponente corsa agli armamenti mai verificatasi negli ultimi 70 anni, come testimonia l’avvento dei nuovi missili ipersonici o delle nuove bombe nucleari B61-12, che presto raggiungeranno il nostro paese.
Lo stesso Lute ha poi spiegato come un altro obbiettivo fondamentale, rappresentato da questo nuovo rapporto, è quello di offrire al segretario generale Stoltenberg uno strumento per rispondere alle critiche del presidente francese, Emmanuel Macron. Quest’ultimo aveva definito in passato la Nato “clinicamente morta” e aveva invitato gli altri Paesi europei ad acquisire maggiore indipendenza rispetto agli Stati Uniti.
Ecco dunque la nuova minaccia individuata per tenere in vita la Nato. A ben vedere, però, ad essere messa a rischio non è la sicurezza degli stati aderenti, ma la sicurezza del Pianeta intero.

Foto © Imagoeconomica

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