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Dal 2015 i paesi del G20 hanno esportato armamenti per 17 miliardi di dollari verso l'Arabia Saudita

In 5 anni di guerra in Yemen, avviata nel marzo 2015, i paesi del G20 hanno esportato armamenti per 17 miliardi di dollari verso l'Arabia Saudita, alla guida della coalizione di paesi responsabile di tutti i bombardamenti nel paese negli ultimi 5 anni. Una cifra tre volte superiore agli aiuti umanitari stanziati dalle stesse nazioni del G20, per alleviare le sofferenze indicibili di un popolo allo stremo. Se invece si considera la vendita di armi verso tutti gli 8 paesi che compongono la coalizione a guida saudita, il valore delle esportazioni sale addirittura a 31,7 miliardi di dollari, ossia 5 volte il volume degli aiuti. A denunciarlo è Oxfam a pochi giorni dal G20 dei capi di stato e di governo del 21 e 22 novembre che sarà ospitato proprio dall'Arabia Saudita. Un summit da cui ci si attende un'inversione di rotta, alla luce dell'impegno assunto di recente dal presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden, riguardo la volontà di sospendere la vendita di armi che alimentano il conflitto in Yemen.
Oggi lo Yemen si presenta come una nazione devastata. Mentre gli scontri continuano nei governatorati di Marib, al-Jawf e Nihm, la popolazione sta affrontando quella che già oltre un anno fa le Nazioni Unite definivano come “la più grave emergenza umanitaria al mondo”. Ad aggiungersi alle malattie come il colera che hanno colpito le comunità yemenite più degradate ora c’è anche la pandemia da Coronavirus in un Paese in cui gli ospedali sono al collasso perché in gran parte distrutti dalle bombe. I pochi ospedali in funzione non hanno mezzi e personale per rispondere ai crescenti bisogni di cure. In Yemen si soffre anche la fame con 10 milioni di yemeniti che non hanno cibo, 20 milioni non hanno accesso ad acqua pulita e servizi igienico-sanitari, 18 milioni non ricevono cure di base. Nonostante questo però il piano di risposta delle Nazioni Unite per il 2020 - cruciale per alleviare le sofferenze di una popolazione che per l'80% dipende dagli aiuti internazionali - al momento è finanziato solo al 44%. Nel contesto di un conflitto che ha già causato oltre 100 mila vittime tra cui più di 12 mila civili, solo lo scorso agosto si è verificato un raid aereo ogni dieci giorni che ha colpito ospedali e infrastrutture idriche essenziali. Raid di cui è responsabile la coalizione di paesi a guida saudita che sostiene il Governo dello Yemen riconosciuto a livello internazionale. "Dopo anni di anni di morte, sfollamenti forzati e epidemie la popolazione dello Yemen è allo stremo - ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia - Perciò oggi più che mai è cruciale che i Paesi del G20 intervengano subito per riunire tutte le parti in conflitto intorno ad un tavolo negoziale per raggiungere un cessate il fuoco immediato e una pace duratura. Allo stesso tempo si deve mettere fine alla vendita di armi diretta e indiretta verso le parti in conflitto. Solo l'Italia dal 2015 al 2019 ha autorizzato l'export di armamenti per un valore di circa 845 milioni di euro verso l'Arabia Saudita che si aggiungono agli oltre 704 verso gli Emirati Arabi. Tutto questo deve finire al più presto. La comunità internazionale deve abbandonare del tutto una logica fondata sul "profitto di guerra", per sposare un dovere umanitario che, se non altro, questa pandemia dovrebbe aver reso più evidente in tutto il mondo". I combattimenti continuano in tutto il paese, nonostante il cessate il fuoco unilaterale dichiarato in aprile dalla coalizione saudita: i governatorati di Marib e Al-Jawf a nord sono i più colpiti da attacchi aerei, mentre Taiz nello Yemen centrale è attraversato da sanguinosi combattimenti di terra; gli scontri si sono inaspriti a Hodeidah principale porto del paese per l'ingresso di cibo, carburante e medicine, beni essenziali per 20 milioni di persone nel nord colpite da carestia e colera.

Fonte: AdnKronos

Foto © Imagoeconomica

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