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di AMDuemila - Video
Olp: “Messaggio di speranza, la giustizia è possibile”. Netanyahu attacca, “strumento politico per delegittimare Israele

La Corte Penale Internazionale (Cpi) aprirà un'indagine completa su possibili crimini di guerra commessi da Israele nei territori palestinesi, sia in Cisgiordania (Gerusalemme Est inclusa) che nella Striscia di Gaza. Ad annunciarlo la procuratrice Capo della Corte con sede all’Aia Fatou Bensouda. "Sono convinta che vi sia una base ragionevole per avviare un'indagine sulla situazione in Palestina ai sensi dell'articolo 53-1 dello Statuto. In sintesi, sono convinta che crimini di guerra sono stati o vengono commessi in Cisgiordania, in particolare a Gerusalemme est, e nella Striscia di Gaza”, ha affermato la giurista gambiana Bensouda.
La procuratrice ha precisato che "date le questioni legali e fattuali uniche e altamente controverse legate a questa situazione, vale a dire il territorio in cui può essere svolta l'indagine, ho ritenuto necessario invocare l'articolo 19 -3 dello Statuto per risolvere questo specifico problema". Fetou Bensouda quindi ha chiesto “alla I Sezione preliminare di pronunciarsi sulla portata della giurisdizione territoriale della Corte penale internazionale nella situazione in Palestina, in conformità con l'articolo 12-2-a dello Statuto di Roma". In particolare, "gli ho chiesto di pronunciarsi sul 'territorio' sul quale la Corte può esercitare la sua giurisdizione e che può essere oggetto di un'indagine, in particolare se include la Cisgiordania, Gerusalemme est, e Gaza. Questa decisione riguarderà solo la capacità della Corte di esercitare la propria giurisdizione ai sensi dello statuto e la portata di quest'ultima". Bensouda ha poi detto che "data l'unicità della situazione attuale, è imperativo che i giudici si pronuncino sulla questione del territorio in cui posso indagare prima ancora di iniziare l'inchiesta, non dopo che è terminata. I giudici devono decidere ora questa questione fondamentale, il più rapidamente possibile, nell'interesse delle vittime e delle comunità colpite, dei potenziali testimoni e delle loro esigenze di protezione, tenendo conto degli obblighi della Corte in materia, lo svolgimento delle indagini e l'efficacia della procedura giudiziaria, senza dimenticare la preoccupazione per la chiarezza per gli Stati interessati". Pertanto - ha concluso nella nota diffusa -, in "quanto organo giudiziario, siamo convinti che si tratti di una misura ragionevole e necessaria date le circostanze di tale situazione".
La notizia è stata accolta positivamente da Saeb Erekat, segretario dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), il quale ha definito "positiva e incoraggiante" la decisione del procuratore della Corte Penale Internazionale di chiedere l'apertura di un'inchiesta per presunti crimini di guerra commessi nei territori palestinesi. Inoltre, ha affermato Erekat, l'iniziativa rappresenta un ulteriore passo verso un'indagine che potrebbe "porre fine all'impunità dei responsabili" e che simboleggia "un messaggio di speranza" nel fatto che "la giustizia è possibile". Di tutt’altro spirito è invece il premier israeliano Benjamin Netanyahu. "La decisione della procuratrice della Cpi ha trasformato la Corte in strumento politico per delegittimare lo Stato d'Israele", ha dichiarato Netanyahu in una nota, aggiungendo che si tratta di "un giorno buio per verità e giustizia".

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