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di AMDuemila - Video
Mezzo secolo. Tanto è passato da quel pomeriggio di dicembre del 1969 in cui tutta l’Italia si paralizzò per la tragica esplosione di un ordigno piazzato nella Banca Nazionale dell’Agricoltura, nel cuore della città di Milano. La strage di piazza Fontana provocò 17 morti e 88 feriti e fu il primo atto di una lunga serie di attentati eversivi che caratterizzarono la famosa “strategia della tensione”. Un eccidio del quale ancora oggi, a distanza di 50 anni, emergono pezzi di verità. Una pagina nera del Paese. "Neri" erano gli autori dell'attentato appartenenti a cellule del movimento neo-fascista di Ordine Nuovo (collegati a doppio filo ai servizi segreti del SID), e "neri" erano i vari omissis, depistaggi e segreti di Stato posti in essere sul complesso lavoro d’indagine.
Ciò che emerse dalla strage fu che l’Italia non avesse ancora fatto fino in fondo i conti con gli uomini del regime fascista. Un sentimento diffuso negli apparati dei servizi, dell’esercito e dei carabinieri. I servizi segreti alleati infatti si sono serviti dei nostalgici del Duce per il loro obiettivo: soffocare la minaccia comunista nel mediterraneo come avvenne in Grecia con la Dittatura dei Colonnelli e in Spagna con il regime di Francisco Franco.
Su questa linea parve chiaro solo col passare del tempo che quella tragedia avvenne proprio in quel contesto che vede l’Italia, una delle potenze uscite sconfitte dalla seconda guerra mondiale, come una democrazia a sovranità limitata da accordi militari e alleanze strategiche dipendenti dall’egemonia statunitense.
Il giornalista Andrea Purgatori nello speciale di AtlantidePiazza Fontana, la strage”, ha riavvolto il nastro della storia passando per le trame nere di quegli anni, rivelandone, con interviste esclusive, gli aspetti più oscuri di quella che ormai appare chiaro essere stata una “Strage di Stato”.

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