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Intervista* a cura di Margherita Furlan - Video

Non ha dubbi Fabio Mini, ex generale di capo d’armata dell’esercito italiano, capo di Stato maggiore del comando NATO del Sud Europa e comandante della missione internazionale in Kosovo.
Il ciclo della guerra permanente fatto d’instabilità, paura, distruzione, ricostruzione e profitto da trasformare in potere per creare altra instabilità non si esaurirà mai. Se non riusciranno a spezzarlo, le prossime generazioni dovranno abituarsi a vivere in uno stato permanente di follia collettiva e di paura.
Quanto concreta è oggi la prospettiva di un conflitto su scala globale? Secondo il generale, ora in pensione, la vera domanda non è se ci sarà una guerra (sì, ci sarà), ma che guerra sarà. La tecnologia ha infatti introdotto nuovi armamenti, i sistemi di comando e i metodi operativi si sono affinati e specializzati, i combattimenti a controllo remoto e le piattaforme robotizzate sono già una realtà. Anche la disumanizzazione dei conflitti è un dato di fatto: il soldato non fa più domande e il robot dà solo risposte programmate. Meno prevedibile è invece l’atteggiamento mentale di chi ha ed avrà il potere di usare questi strumenti. Ma anche qui le alternative sono poche: o la strategia seguirà la tecnologia fino a farsene schiava o la oltrepasserà, con esiti inimmaginabili. Ma una guerra si sta già preparando e sarà l’ultima.

* Santa Marinella, 11 dicembre 2018

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