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Matthew Caruana Galizia (Premio Pulitzer): «Il premier Muscat è un clown». La rabbia per la gioia su web del poliziotto, poi rimosso dall'incarico. La Commissione Ue: «Inorriditi». Assange promette 20mila euro a chi darà informazioni sull'assassinio

«Mia madre è stata assassinata perché era per lo Stato di diritto contro chi vuole violarlo. Ecco dove siamo: in un Paese mafioso dove puoi cambiare gender sulla carta di identità ma vieni ridotto in pezzi se eserciti le tue libertà». Lo scrive su Facebook Matthew Galizia, figlio di Daphne, la giornalista anti-corruzione uccisa lunedì a Malta. Un post accorato, in cui Matthew -, che come Daphne è membro del Consorzio Internazionale di Giornalismo Investigativo ed è stato premiato col Pulitzer per il grande lavoro sui Panama Papers (poi sfociato nel filone maltese) - scusandosi di essere troppo «crudo» racconta gli attimi terribili seguiti all'esplosione che gli ha ucciso la madre, «le parti del corpo di mia madre intorno a me».


Il post
La corsa nei campi, il tentativo disperato di aprire la portiera, il clacson dell'auto che continuava a suonare, il fumo e i due poliziotti comparsi con l'estintore in mano che lo fissano dicendo «Ci dispiace: non c'è niente che possiamo fare». «Siete voi i responsabili», dice Matthew, elencando nomi e cognomi. A partire da quel «clown di Muscat»: il primo ministro che parlava ieri in Parlamento di una cronista che per dieci anni ha demonizzato e aggredito. «Mentre un sergente di polizia che avrebbe dovuto investigare sull'omicidio scriveva su Facebook: “Ognuno ha quello che si merita, letame di mucca. Sono felice». Dopo la denuncia e dopo una petizione su Change.org il poliziotto, Ramon Mifsud, è stato rimosso dall'incarico.

«Complici e responsabili»
Joseph Muscat, dunque, reo di aver «riempito il suo ufficio di corrotti, la polizia di corrotti e imbecilli, e i tribunali di corrotti e incompetenti». Poi «Keith Schembri (capo dello staff di Muscat), Chris Cardona (ministro dell'Economia), Konrad Mizzi (ministro dell'Energia), l'avvocato generale e la lunga lista di commissariati di polizia che non hanno agito». «Siete tutti complici e responsabili di quello che è successo», punta il dito Matthew.





«Un popolo in guerra contro lo Stato»
Che raccoglierà l'eredità della madre, uccisa dalla bomba che ha fatto saltare in aria la sua auto. «Siamo un popolo in guerra contro lo Stato e la criminalità organizzata, che sono diventati indistinguibili». E ancora: «Mia madre è stata assassinata perché si è trovata in mezzo tra la legge e coloro che cercano di violarla, come molti altri giornalisti coraggiosi. Ma è stata colpita anche perché era l'unica a farlo. Ecco cosa accade quando le istituzioni dello Stato sono incapaci: l'ultima persona che rimane in piedi spesso è un giornalista. E quindi è la prima persona che deve morire».

L'ultima denuncia
Le ultime parole di denuncia che Daphne Caruana Galizia,aveva scritto sul suo blog poche ore prima di venire uccisa («Ci sono corrotti ovunque. La situazione è disperata»), sono state scritte a caratteri cubitali lungo una delle strade più trafficate della Valletta, perché possano essere lette e ricordate da tutti.

Testimone
C'è un testimone oculare dell'attentato: Frans Sant, che stava guidando in direzione opposta rispetto alla reporter e ha descritto la scena a Reuters Television: «Ho visto una piccola esplosione venire dall'auto, e ho avuto paura. Tre o quattro secondi dopo ce n'è stata un'altra, più grande. L'auto continuava a scendere dalla collina, sbandando a velocità, in una palla di fuoco. Mi ha mancato di 3 metri, più o meno. Ho provato a fare qualcosa ma le fiamme erano troppo alte e l'auto è finita nel campo».

Ue: «Inorriditi»
La Commissione europea intanto ha espresso il suo orrore per l'uccisione della giornalista e condannato l'accaduto. «Siamo inorriditi dal fatto che la nota e rispettata giornalista Daphne Caruana Galizia abbia perso la vita ieri in quello che è stato a quanto pare un attacco mirato», ha detto il portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas, aggiungendo che il presidente Jean-Claude Juncker condanna l'attacco nel modo più forte possibile. «Il diritto di un giornalista a indagare, porre domande scomode e riferire in modo efficace è al cuore dei nostri valori e va garantito in ogni momento», ha aggiunto il portavoce dell'esecutivo comunitario. Che ha anche annunciato che giovedì prossimo, prima dell'inizio del vertice europeo, Jean Claude Juncker incontrerà il nuovo leader del Partito Nazionalista (affiliato al Ppe) di opposizione al governo laburista di Joseph Muscat. Schinas non precisato se l'incontro ha legami con l'assassinio di Daphne.

«Inchiesta»
Il segretario generale del Consiglio d'Europa Thorbjorn Jagland e il commissario per i diritti umani, Nils Muiznieks - primo responsabile dell'organizzazione a twittare per esprimere il suo sgomento per l'accaduto e le sue condoglianze alla famiglia della giornalista - hanno chiesto alle autorità maltesi «un'inchiesta approfondita per trovare e processare i responsabili dell'assassinio». Davanti al centro stampa internazionale di Bruxelles, alle 18 di oggi, si terrà un minuto di silenzio per condannare l'attacco.

La taglia di Assange
Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, ha espresso la sua indignazione su Twitter, promettendo una ricompensa di 20mila euro per qualsiasi informazione possa portare alla condanna degli assassini: «Oltraggiato dalla notizia della morte della giornalista e blogger Daphne Caruana, assassinata a Malta, metto a disposizione 20mila euro per chi abbia informazioni che portino all'individuazione dei killer», scrive.

Gli altri attentati
L'attentato con autobomba alla blogger maltese 53enne non è il primo caso di uccisioni sull'isola: prima di Caruana Galizia, ci sono state altre cinque esplosioni, solo negli ultimi 13 mesi. Tre persone erano rimaste uccise, altre due gravemente ferite.

Commissione antimafia nell'isola
La commissione Antimafia, presieduta dalla presidente, Rosy Bindi, sarà in visita nell'isola di Malta lunedì 23 e martedì 24 ottobre. Si è appreso che nl corso della visita, già programmata da tempo, verranno auditi esponenti della magistratura e delle istituzioni maltesi. Al centro della visita il ruolo che Malta potrebbe avere in alcuni affari criminali, vista anche la vicinanza con la Sicilia, più volte anche denunciati dalla giornalista uccisa.

Manifestazioni
Associazioni e gruppi di cittadini dell'isola si sono dati appuntamento davanti ai tribunali dell'isola, per chiedere giustizia per Daphne. La manifestazione, organizzata da «Civil Society Network - Malta», segue la veglia che si è tenuta lunedì sera a Sliema, alle porte della capitale La Valletta, a cui hanno partecipato circa 3mila persone.

Tratto da: corriere.it

Foto: dal profilo Facebok di Matthew Caruana Galizia, una foto di matrimonio, con la madre Daphne, a sinistra

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