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Dopo il post in cui si raffigura come Cristo guaritore, il tycoon insulta il pontefice, ordina il blocco delle rotte energetiche iraniane e scatena un braccio di ferro con Pechino 

Alla Casa Bianca l’istrionico e bullo vate dal ciuffo biondo ha oramai gonfiato la sua egoica e violenta sete di potere e rivalsa dalla sconfitta strategica, da aver ormai varcato le soglie di un’autoproclamata santità, in aperto conflitto con la Chiesa cattolica romana.
Inequivocabile l’imbarazzante post in cui, proprio lui, Donald Trump, si è raffigurato come Gesù Cristo che guarisce un malato, mentre intorno a lui cittadini americani lo pregano come un dio. Il post è rimasto online sui social network per diverse ore prima che Trump lo cancellasse. Tra i malati non c’erano evidentemente le 175 bambine uccise in Iran a seguito di un bombardamento statunitense. 
In ogni caso, l’orrido iconografia blasfema si inserisce nel violentissimo scontro tra il tycoon e Papa Leone XIV, tra l’altro il primo pontefice americano della storia. Il presidente degli Stati Uniti lo ha attaccato sul suo lungo post su Truth, definendolo “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera”. “Asseconda la sinistra radicale, non mi va a genio”, ha aggiunto Trump, sostenendo perfino che “se non fossi alla Casa Bianca, lui non sarebbe in Vaticano”. Un affondo che ha spiazzato i vertici della Chiesa cattolica e sollevato la reazione dei vescovi americani, che hanno parlato di “parole denigratorie nei confronti del Santo Padre”.
Dal suo aereo diretto in Africa, Papa Leone ha risposto con fermezza: “Io non ho paura dell’amministrazione Trump, parlo del Vangelo e continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra”. Senza cedere alla polemica, ha poi precisato: “Non penso si possa abusare del Vangelo nel modo in cui alcune persone stanno facendo. Penso che chi legge possa trarre le proprie conclusioni”. In volo verso Algeri, il pontefice ha ribadito la centralità del dialogo: “Non sono un politico, parlo del Vangelo secondo il quale bisogna costruire la pace. Smettiamola con le guerre!”. E una volta atterrato, davanti al Monumento dei Martiri Maqam Echahid, ha insistito: “Il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace. Alla fine la giustizia trionferà sempre sull’ingiustizia”.
Trump, invece, non ritratta nulla. “Non c’è nulla di cui scusarsi, ha detto cose che sono sbagliate”, ha dichiarato in serata, rinnovando le accuse di debolezza. Ha anche attaccato Leone per non aver “menzionato la paura che la Chiesa cattolica ha provato durante il Covid”, e per aver, a suo dire, mostrato eccessiva tolleranza verso l’Iran. “Non voglio un Papa che critichi il presidente americano, sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto”, ha detto, rivendicando di aver portato “la criminalità ai minimi storici e il più grande mercato azionario della storia”.
In un passaggio carico di arroganza, Trump ha addirittura sostenuto di aver favorito l’elezione di Prevost al soglio pontificio: “Leone dovrebbe essermi grato, perché è stato scelto dalla Chiesa solo perché americano. Se io non fossi alla Casa Bianca, lui non sarebbe in Vaticano”.
Ha infine concluso con un severo monito: “Dovrebbe darsi una regolata, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico. Sta danneggiando la Chiesa cattolica”, ha intimato il presidente Usa, quasi a rievocare le gesta di Filippo IV il Bello nella cattura di Bonifacio VIII, accompagnata dal celebre “schiaffo di Anagni”.
Un’impresa che non sembra in grado di sortire l’esito sperato se accompagnata da una nuova fallimentare campagna contro l’Iran che assomiglia più a una non ammissione di sconfitta.  


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Papa Leone 

Il blocco dello stretto di Hormuz

Alle ore 16:00, è stato avviato il blocco navale a tutte le navi, indipendentemente dalla bandiera, nel Golfo dell'Oman e nel Mar Arabico a est dello Stretto di Hormuz.
"Qualsiasi imbarcazione che entri o esca dall'area bloccata senza autorizzazione è soggetta a intercettazione, deviazione e cattura", ha dichiarato in una nota il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), precisando però che "il blocco non impedirà il transito neutrale attraverso lo Stretto di Hormuz da o verso destinazioni non iraniane."
Trump aveva dichiarato domenica che la Marina statunitense posto in essere questa azione dopo che i colloqui di Islamabad non hanno prodotto alcun accordo, con entrambe le parti che si sono accusate a vicenda per la mancata intesa. Precisiamo che da parte Usa è venuta meno la promessa di garantire il cessate il fuoco in Libano, così come il destino dell’uranio arricchito iraniano e il controllo dello Stretto di Hormuz, che Teheran avrebbe escluso di aprire incondizionatamente senza pedaggi, dati gli ingenti danni di guerra arrecatigli.
In un post sui social media, il tycoon ha poi ribadito che gli Stati Uniti avrebbero agito contro ogni imbarcazione nelle acque internazionali che avesse pagato un pedaggio all'Iran e avrebbero iniziato a distruggere le mine che, a suo dire, gli iraniani avevano posizionato nello Stretto, un punto strategico attraverso cui transita circa il 20% delle forniture energetiche globali.
"Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare", ha scritto, aggiungendo: "Qualsiasi iraniano che spari contro di noi, o contro navi pacifiche, verrà FATTO SALTARE IN FUORI DALL'INFERNO!" La minaccia rappresenta l'ultima escalation nel conflitto in corso, e ha già spinto i prezzi del petrolio oltre i 100 dollari al barile, scuotendo i mercati asiatici tra i timori di una prolungata interruzione delle forniture globali. 

Pechino sfida Washington: le navi cinesi non si fermano

Tuttavia, da Oriente respingono al mittente con fermezza ogni possibile blocco navale di una nazione che fornisce a Pechino il 15% del suo fabbisogno petrolifero.
"Le navi cinesi continuano a entrare e uscire dalle acque dello Stretto di Hormuz. Abbiamo accordi commerciali ed energetici con l'Iran, che rispetteremo e a cui ci atterremo. Ci aspettiamo che gli altri non interferiscano nei nostri affari. L'Iran controlla lo Stretto di Hormuz e ce lo ha aperto", ha dichiarato il Ministero della Difesa cinese Dong Jun. Tradotto: intercettare una nave cinese significherebbe un atto di guerra nei confronti di Pechino, rendendo l'applicazione "imparziale" promessa dal CENTCOM un esercizio ad altissimo rischio geopolitico. 


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In seguito alla decisione di Trump, le Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane hanno avvertito che le navi militari che si avvicinassero allo stretto sarebbero state considerate una violazione del cessate il fuoco e trattate "con durezza e decisione", sottolineando il rischio di una pericolosa escalation. Le Guardie Rivoluzionarie hanno affermato di avere il pieno controllo dello Stretto e hanno avvertito che i nemici rimarrebbero intrappolati in un "vortice mortale" in caso di "mossa sbagliata."
Il capo della marina iraniana, Shahram Irani, ha definito la minaccia di Trump "ridicola e ridicola", mentre la televisione di stato ha affermato che l'esercito sta "monitorando e supervisionando tutti i movimenti dell'aggressivo esercito americano nella regione." Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che l'Iran si è trovato di fronte a "massimalismo, obiettivi mutevoli e blocco" quando era a un passo da un "memorandum d'intesa con Islamabad", concludendo con un monito: "Nessuna lezione appresa. La buona volontà genera buona volontà. L'inimicizia genera inimicizia."
Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha guidato i colloqui del fine settimana, ha affermato che il suo Paese non cederà alle minacce di Trump: "Se combattono, combatteremo, e se si presenteranno con argomentazioni logiche, le affronteremo con argomentazioni logiche." In un post sui social media, Ghalibaf ha pubblicato una mappa dei prezzi della benzina nell'area di Washington con il commento: "Godetevi i prezzi attuali alla pompa. Con il cosiddetto 'blocco', presto rimpiangerete i 4-5 dollari al gallone." Mohsen Rezaee, membro del Consiglio per il Discernimento dell'Iran, ha avvertito che il piano statunitense è "destinato al fallimento" e che Teheran possiede "un potenziale di influenza inespresso" per contrastarlo. 

Israele in coordinamento con Washington

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato pubblicamente il pieno appoggio alla decisione di Trump durante una riunione di gabinetto, secondo un video diffuso dal suo ufficio: "L'Iran ha violato le regole, il presidente Trump ha deciso di imporre un blocco navale. Naturalmente, sosteniamo questa posizione ferma e siamo in costante coordinamento con gli Stati Uniti." Nel frattempo, i C-17 continuano ad affluire senza sosta verso le basi statunitensi e israeliane in Medio Oriente con carichi di munizioni, mentre la regione si prepara a una possibile ulteriore escalation. 

I limiti militari del blocco

Nel frattempo, analisti e ricercatori mettono seriamente in dubbio la fattibilità operativa del blocco. Mohammad Eslami, ricercatore presso l'Università di Teheran, ha sottolineato come l'operazione sia "rischiosa ed estremamente difficile da attuare": "È discutibile se l'esercito americano sia in grado di fermare le petroliere e le superpetroliere in questa vasta via d'acqua." Ha sottolineato che l'Iran è sottoposto a forti pressioni militari ed economiche e non vuole che gli venga interrotto l'accesso a "cibo e altri beni di prima necessità", avvertendo che la chiusura dello Stretto sarebbe "un passo molto, molto importante da entrambe le parti."
Sul piano strettamente militare, lo Stretto di Hormuz presenta caratteristiche che complicano gravemente qualsiasi operazione di blocco: si tratta di un punto di strozzatura stretto e poco profondo dove le manovre sono estremamente limitate e lo sminamento sotto il fuoco sarebbe estremamente difficile. L'Iran ha inoltre costruito una fitta rete A2/AD (anti-distanza/anti-attacco) ancorata su isole come Qeshm, Larak e Abu Musa, equipaggiata con missili, droni e mine navali che rappresentano una seria minaccia per le navi di superficie. In acque così ristrette, persino l'artiglieria convenzionale potrebbe colpire le navi da guerra statunitensi, mentre le difese aeree rischiano di essere sopraffatte da attacchi di massa. In condizioni di combattimento, la sola bonifica dai campi minati potrebbe richiedere settimane. A tutto ciò si aggiunge che importanti risorse statunitensi come la USS Gerald R. Ford non sono disponibili e i rinforzi non sono ancora stati dispiegati. 


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Al contrario, secondo lo storico marittimo Salvatore Mercogliano, docente alla Campbell University in Carolina del Nord, la Marina statunitense potrebbero respingere “le navi che escono dallo Stretto mantenendosi a distanza dalla portata dei missili e dei droni iraniani”, sottolineando che, come indicato dal CENTCOM, “il blocco escluderebbe le navi partite da porti non iraniani e quelle umanitarie”. A suo avviso, Washington “dispone oggi di risorse navali sufficienti per attuare un blocco effettivo”. Tuttavia, ha avvertito che la situazione potrebbe degenerare se “Iran e Stati Uniti imponessero due blocchi concorrenti”, scenario che “potrebbe potenzialmente bloccare completamente il traffico marittimo in entrata e in uscita dallo Stretto di Hormuz”. 
A questo proposito, l'Associated Press ha inoltre rilevato che il blocco dei porti iraniani potrebbe portare alla chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb da parte dello Yemen, aggiungendo un "ulteriore livello" di pressione sull'industria della navigazione globale. 

Il boomerang economico distruttivo per l’Occidente

Il combinato disposto dei due blocchi eliminerebbe il 25% dell'offerta mondiale di petrolio e gas e il 10% del commercio globale in volume. Il Bab el-Mandeb — 18 miglia tra Yemen e Gibuti — è il gateway obbligatorio di tutta la rotta Asia-Europa via Canale di Suez, che veicola circa il 30% del container shipping mondiale.
Una sua chiusura costringerebbe tutte le navi a circumnavigare il Capo di Buona Speranza, aggiungendo 11.000 miglia nautiche, 10-14 giorni di navigazione e circa 1 milione di dollari di costi aggiuntivi di carburante per viaggio. Il precedente della crisi Houthi del 2023-2024 è eloquente: il container shipping nel Mar Rosso è crollato del 90% tra dicembre 2023 e febbraio 2024; i flussi petroliferi attraverso il Bab el-Mandeb si sono dimezzati nel 2024, scendendo da 8,7 a 4,0 milioni di barili al giorno. Ventidue compagnie di navigazione ed energia di 65 paesi hanno ricollocato le rotte verso il Capo di Buona Speranza, generando già 7-9 miliardi di dollari annui di extra-costi per la flotta container mondiale. A differenza di Hormuz, il Bab el-Mandeb non ha alternative: non esiste un equivalente del Canale di Suez per le merci secche.
Un eventuale scenario di doppia chiusura costituirebbe “una categoria di evento diversa”, nelle parole del Centro di Economia e Diritto (CELIOS), con shock simultanei su energia, filiera alimentare, farmaceutica e manifattura. Elisabeth Kendall, presidente del Girton College di Cambridge, ha avvertito che la combinazione dei due blocchi “interromperebbe, se non paralizzerebbe, il commercio verso l'Europa”. 
Anche l'economia USA si trovava già sotto pressione con un’inflazione persistente oltre il target Fed del 2%. Il conflitto iraniano ha aggiunto uno shock energetico a una situazione pre-esistente di tariffe commerciali e occupazione in rallentamento. In uno scenario di stagflazione — inflazione alta e crescita in calo simultanei — la Fed si troverebbe paralizzata nelle scelte di policy: un aumento dei tassi per combattere i prezzi peggiorerebbe la crescita, mentre un taglio per stimolare l'economia rischierebbe di disancorare le aspettative inflazionistiche. Il Vice Presidente JD Vance ha riconosciuto pubblicamente “una strada difficile” davanti ai consumatori, dichiarando il 18 marzo che il picco dei prezzi sarebbe temporaneo e legato alla durata del conflitto. 

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