Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Raid americani sul terminal che esporta il 90% del greggio iraniano, attacchi a Citibank e alle basi USA nel Golfo, missili su Israele e la raffineria di Haifa 

Non ci possono più essere fraintendimenti: il conflitto in Medio Oriente non è destinato a concludersi a breve.  Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz afferma che la guerra con Teheran sta entrando in una "fase decisiva", elogiando gli attacchi statunitensi contro quelli che Washington ha definito obiettivi militari sull'isola iraniana di Kharg, importante centro per l'esportazione di petrolio.
Si tratta di un terminale iraniano nel Golfo Persico, attraverso il quale passa il 90% di tutte le esportazioni di petrolio greggio del Paese, pari a circa 1,5-1,6 milioni di barili al giorno.
Poche ore prima, il Comando Centrale degli Stati Uniti aveva “condotto uno dei raid aerei più potenti nella storia del Medio Oriente, annientando completamente ogni obiettivo militare nell'isola di Kharg, il gioiello della corona iraniana", come annunciato da Trump in un post su Truth Social.  Dopo gli attacchi aerei delle forze armate statunitensi sull'isola iraniana, tutti i 55 serbatoi per lo stoccaggio del petrolio greggio sembrano non aver subito danni. Questa mattina, due petroliere iraniane della NITC hanno iniziato a caricare circa 2,7 milioni di barili di petrolio greggio. Al momento non risultano incendi in corso, ma sembra solo l’incipit di un’offensiva più grande.
Il ministro della guerra Pete Hegseth ha approvato il trasferimento della 31° unità di spedizione marina (MEU) nello Stretto di Hormuz, composta da 2.200-2.500 marines su navi da sbarco con elicotteri d'attacco, artiglieria e aerei che non necessitano di un aeroporto. Secondo gli analisti, queste truppe potrebbero essere utilizzate per assumere il controllo della raffineria petrolifera di Kharg, compromettendo di fatto la capacità dell'Iran di operare a livello economico.
L’Iran ha già reagito lanciando un serio monito: “Tutti gli impianti petroliferi, economici ed energetici appartenenti alle compagnie petrolifere della regione che sono in parte di proprietà degli Stati Uniti o che cooperano con gli Stati Uniti saranno immediatamente distrutti se le risorse energetiche ed economiche dell'Iran verranno colpite”, ha riferito l'agenzia di stampa Fars del paese, citando il comando militare centrale.
Anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che l'Iran attaccherà gli impianti delle aziende statunitensi in Medio Oriente se le sue infrastrutture energetiche saranno prese di mira.
"Se le strutture iraniane verranno prese di mira, le nostre forze colpiranno le strutture di aziende americane nella regione o aziende in cui gli Stati Uniti detengono partecipazioni", ha dichiarato, citato dall'agenzia di stampa YCJ.
Teheran ha già annunciato di aver attaccato la filiale della Citibank a Dubai, anche in rappresaglia per gli attacchi statunitensi e israeliani contro il distretto bancario di Teheran.
Ha inoltre annunciato di aver lanciato attacchi su larga scala contro obiettivi militari statunitensi nei Paesi del Golfo Persico. La dichiarazione è stata diffusa dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (CGRI), che ha riferito di operazioni condotte con missili balistici e droni contro diverse installazioni militari utilizzate dagli Stati Uniti nella regione. 


cartina iran dep 530699969


Secondo quanto comunicato dal CGRI, uno degli obiettivi principali è stata la base aerea di Al Dafra negli Emirati Arabi Uniti, una delle principali strutture militari utilizzate dalle forze statunitensi nel Golfo. Durante l’attacco sarebbero stati colpiti i radar dei sistemi di difesa aerea Patriot, la torre di controllo e diversi hangar impiegati dalla difesa aerea.
Un’altra struttura presa di mira sarebbe stata la base aerea di Sheikh Isa, situata in Bahrein e utilizzata dalle forze statunitensi e dalla Quinta Flotta della Marina degli Stati Uniti. Secondo la versione iraniana, i missili e i droni avrebbero distrutto radar di allerta precoce, hangar militari, stazioni di comando e serbatoi di carburante utilizzati dall’aviazione statunitense.
Il comunicato iraniano afferma inoltre che un attacco massiccio con missili e droni è stato condotto contro la base elicotteristica di Al Adairi, in Kuwait. In questa struttura sarebbero stati colpiti gli hangar dei velivoli, le aree di raccolta delle unità operative e i depositi logistici destinati agli elicotteri militari.
Alcune operazioni di carico di petrolio nel porto di Fujairah, appena fuori dallo Stretto di Hormuz, sono state sospese dopo un attacco di droni e un incendio sabato mattina. Le persone hanno chiesto di non essere nominate in quanto non autorizzate a parlare con i media. Abu Dhabi National Oil Co. e il porto di Fujairah non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento.
Intanto, secondo il Wall Street Journal, l'Iran ha colpito e danneggiato cinque aerei di rifornimento americani presso la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita.
Di fatto, le minacce da parte delle parti in guerra di colpire ulteriormente i centri energetici segnano una nuova escalation nel conflitto e che vede l’Iran, capace di provocare il caos nella regione e nei mercati energetici e Trump è ormai alle strette in una situazione senza via d’uscita.


Il tycoon allarga il conflitto e annuncia di bombardare senza pietà lo stretto di Hormuz

Nel suo ultimo post su Truth Social, il presidente Donald Trump afferma che "molti Paesi, soprattutto quelli colpiti dal tentativo dell'Iran di chiudere lo Stretto di Hormuz, invieranno navi da guerra" in collaborazione con gli Stati Uniti "per mantenere lo Stretto aperto e sicuro".
Il presidente ha ribadito le precedenti affermazioni sulla distruzione delle capacità militari dell'Iran, ma ha riconosciuto che "per loro è facile inviare uno o due droni, sganciare una mina o lanciare un missile a corto raggio" in quella cruciale via d'acqua.
"Spero che la Cina, la Francia, il Giappone, la Corea del Sud, il Regno Unito e gli altri Paesi colpiti da questa restrizione artificiale invieranno navi nella zona, in modo che lo Stretto di Hormuz non rappresenti più una minaccia da parte di una nazione che è stata completamente decapitata", ha dichiarato Trump.
Nel frattempo, gli Stati Uniti "bombarderanno senza pietà la costa", ha promesso il presidente, aggiungendo che aprirà lo Stretto "in un modo o nell'altro".
Il presidente americano ha ormai chiaramente perso il controllo della guerra. Ne è convinto anche il senatore Chris Murphy, secondo cui, sulla base di briefing riservati ricevuti a porte chiuse, l’amministrazione americana avrebbe commesso diversi gravi errori di valutazione.
In particolare, Trump riteneva che l’Iran non avrebbe chiuso lo Stretto di Hormuz, ma questa previsione si è rivelata sbagliata. I prezzi del petrolio stanno già aumentando con il brent che ha già raggiunto i 100 dollari al barile e, se lo stretto dovesse rimanere chiuso, la situazione potrebbe sfociare in una recessione globale, che secondo alcuni potrebbe essere già inevitabile. 


pozzi petrolio dep 40410572


Il senatore ha inoltre affermato che al momento non esiste un piano concreto per riaprire lo Stretto di Hormuz. Secondo le informazioni ricevute nei briefing, gli Stati Uniti avrebbero difficoltà a contrastare efficacemente le capacità della marina iraniana, che può contare su migliaia di piccoli droni, motoscafi veloci e mine navali.
Il quadro che emerge è quello di un logoramento strutturale inevitabile per gli Stati Uniti: in meno di due settimane di guerra gli Usa hanno sparato oltre 1000 intercettori Patriot PAC‑3, più di quanti ne siano stati consegnati all’Ucraina in quattro anni, a fronte di una produzione annua che non tiene il passo di questo consumo. Di contro, l’Iran può produrre 10.000 droni Shahed al mese a costi di ordini di grandezza inferiori rispetto a un singolo intercettore, sfruttando strutture industriali relativamente semplici e quindi difficili da neutralizzare con bombardamenti mirati, mentre la sua capacità di produrre missili balistici appare molto più limitata.
Murphy ha spiegato che l’idea di scortare le petroliere attraverso lo stretto è teoricamente possibile, ma nella pratica risulterebbe estremamente difficile. Ogni giorno circa cento petroliere dovrebbero essere accompagnate, e un’operazione del genere richiederebbe praticamente l’impiego dell’intera marina statunitense. 

L’Iran lancia il più massiccio attacco su Israele

Nel frattempo Teheran ha anche condotto quello che definisce il più massiccio attacco missilistico contro Israele dall’inizio dell’attuale fase del conflitto. A dichiararlo è stato il generale Majid Mousavi, comandante delle forze aerospaziali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), secondo quanto riportato da fonti ufficiali iraniane e dall’agenzia TASS.
Secondo Mousavi, l’operazione ha previsto il lancio di trenta missili balistici “superpesanti”, ciascuno con un peso compreso tra una e due tonnellate, diretti contro diversi obiettivi nei cosiddetti “territori occupati”. Il comandante iraniano ha affermato che l’attacco avrebbe colpito infrastrutture militari e sistemi di difesa israeliani. Il generale ha inoltre sostenuto che, a seguito dell’operazione, “un’altra porzione dei cieli del regime è ora sotto il nostro controllo”.
Tra i siti che sarebbero stati colpiti figura anche la zona industriale di Haifa. Dopo l’ondata di missili, nella città portuale del nord di Israele si sarebbe sviluppato un vasto incendio presso la raffineria di petrolio locale, un impianto strategico che rifornisce gran parte del Paese di prodotti petroliferi.
La raffineria di Haifa, entrata in funzione nel 1944 e gestita dal gruppo energetico BAZAN, era già stata colpita nel 2025. In quell’occasione l’impianto aveva sospeso le operazioni per circa tre mesi a causa dei danni subiti dalla centrale elettrica che lo alimenta. Le prime informazioni indicano che i danni dell’attacco più recente potrebbero essere ancora più gravi, anche se al momento non esistono conferme indipendenti sull’entità delle distruzioni.

Foto di copertina © Imagoeconomica 

ARTICOLI CORRELATI

La nuova guida Khamenei: “La guerra non si fermerà”. Petrolio verso i 200 dollari La nuova guida Khamenei: “La guerra non si fermerà”. Petrolio verso i 200 dollari

Guerra: il silenzio dell'America sul proprio crack finanziario

La folle e perversa guerra di Trump contro la civiltà millenaria dell'Iran

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos