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Siamo oramai nel bel mezzo di una guerra in aperta violazione del diritto internazionale, senza che nemmeno il popolo italiano se ne sia reso conto.
Nessuna novità. La risoluzione di maggioranza sull’Iran approvata a Montecitorio, oltre a impegnare l’Italia a rafforzare la difesa anti‑aerea nel Golfo, riconferma l’utilizzo delle basi Usa nel quadro dei trattati, senza mai citare esplicitamente Washington e Tel Aviv. 
Assente Giorgia Meloni, forse tormentata dall’imbarazzante visione di dare volto all’ennesima prostrazione larvale del nostro Paese alle guerre illegali Usa-Israele. Il ministro della Difesa Guido Crosetto clamorosamente protesta, arrivando a definire gli attacchi contro Teheran “fuori dalle regole del diritto internazionale”, una presa di posizione inedita per l’esecutivo “sovranista” a stelle e strisce. 
Giuseppe Conte accusa la premier di “scappare dal Parlamento” per affrontare la crisi solo via radio, rimprovera al governo il mancato “no” all’uso delle basi e l’assenza di una chiara condanna degli attacchi Usa‑Israele, collegando la crisi all’impennata di bollette, costi energetici e inflazione che graveranno sui cittadini italiani.  
L’apparato militare Usa, per altro, non ci aveva certo chiesto il permesso per l’utilizzo del suolo italiano.  
Negli ultimi giorni, diversi droni di sorveglianza MQ-4C Triton (matricola 169804) della Marina statunitense, come riportato da Itamilradar, sono stati osservati volare da e verso la base navale di Sigonella, operando sul Mediterraneo orientale e probabilmente verso aree più vicine al Golfo Persico. 
Fatto inusuale, poiché normalmente i Triton sono impegnati attivamente nel monitoraggio della regione del Golfo, vengono dispiegati in basi avanzate negli Emirati Arabi Uniti, in particolare ad Abu Dhabi. Da lì, i droni possono condurre missioni ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) persistenti sullo Stretto di Hormuz, sul Golfo di Oman e sul Mar Arabico settentrionale.  
Ma l’urgenza di allungare il tempo di volo è presto spiegata nella pesante esposizione alle ritorsioni di Teheran delle grandi basi aeree e navali che sostengono la proiezione Usa in Medio Oriente: sono stati compiuti attacchi ad Al Udeid in Qatar, che è il quartier generale avanzato del Centcom e la più grande base aerea americana nella regione; Ali Al‑Salem in Kuwait, che ospita decine di migliaia di militari statunitensi e anche contingenti alleati, fra cui italiani; Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti, snodo per le operazioni aeree su Golfo e Levante; il quartier generale della Quinta Flotta della US Navy in Bahrein, fuori Manama, colpito da missili e almeno un drone, sebbene senza vittime confermate. 
L'utilizzo dei Triton da Sigonella aumenta significativamente la distanza dalle aree operative, ma garantisce un luogo di lancio più sicuro e politicamente più stabile. 
Contestualmente, nelle ultime ore, un aereo cisterna KC-767A dell'Aeronautica Militare italiana è partito oggi dall'Italia e si sta dirigendo verso Riyadh, in Arabia Saudita, dopo due voli simili effettuati ieri verso Dubai e Abu Dhabi. Lo scopo del volo rimane poco chiaro. Tuttavia, la tempistica suggerisce fortemente che potrebbe essere collegato al riposizionamento in corso del personale da diverse basi del Golfo. 
L’ennesima occasione sprecata per il nostro Paese di agire a difesa di un diritto internazionale che alla fine, secondo il nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani, “conta fino ad un certo punto”. 

Foto © Imagoeconomica 

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