Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Italia a rischio di una nuova emergenza energetica QatarEnergy ha annunciato la sospensione delle attività di liquefazione dopo gli attacchi 

I mercati energetici internazionali reagiscono con forte nervosismo all’improvvisa escalation militare in Medio Oriente grazie all’operazione congiunta condotta nel fine settimana da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha innescato un’impennata delle quotazioni del greggio, alimentando il timore di una crisi prolungata nelle forniture globali. Nelle prime ore di contrattazione europea il Brent ha raggiunto i 78,80 dollari al barile (+8%), mentre il West Texas Intermediate (Wti) è salito a 72,24 dollari (+8%). Durante la notte tra il 1 e il 2 marzo, i prezzi avevano toccato picchi fino al 13%, segnale della crescente preoccupazione degli operatori per possibili interruzioni strutturali dell’offerta. Secondo diversi analisti, in caso di blocco prolungato, il petrolio potrebbe rapidamente salire tra i 100 e i 120 dollari al barile, con effetti diretti su carburanti, elettricità e inflazione globale.
A pesare sulle aspettative degli investitori è soprattutto la decisione di Teheran di sospendere il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, snodo strategico attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale (20 milioni di barili al giorno) e una quota rilevante di gas naturale liquefatto, proveniente in gran parte dal Qatar. Una misura adottata in seguito ai bombardamenti che hanno causato la morte della Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, che ha inciso significativamente sulla sicurezza della navigazione: almeno tre petroliere sarebbero state danneggiate e diverse grandi compagnie di trasporto stanno evitando il passaggio nell’area.
Le notizie più destabilizzanti arrivano dal Qatar: QatarEnergy ha annunciato la sospensione delle attività di liquefazione dopo gli attacchi, mediante droni, contro le infrastrutture nei poli industriali di Ras Laffan, più grande impianto di Gnl al mondo, e Mesaieed. Il Qatar rappresenta circa il 20% dell’offerta globale di Gnl ed è il secondo esportatore mondiale dopo gli Stati Uniti, con un ruolo chiave per Europa e Asia; la reazione del mercato è stata perciò immediata: al Ttf di Amsterdam il gas è balzato da 41 a 46 euro per megawattora, con punte fino a 48,8 euro (+50% sui contratti mensili), prima di stabilizzarsi attorno ai 44 euro. Il timore è quello di un blocco strutturale delle forniture. A subirne le conseguenze anche l’Italia, fortemente dipendente dal gas naturale liquefatto dopo la progressiva sostituzione delle forniture russe: nel 2024 il Qatar ha rappresentato il 45% del Gnl importato nel Paese, diventando il primo fornitore nazionale.

Il sistema è al limite”, avverte Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, la possibile perdita del Qatar metterebbe a rischio anche il secondo pilastro di approvvigionamento, in una dinamica che richiama la crisi del 2022.
Dal punto di vista operativo immediato, le navi destinate all’Italia per il mese di marzo risultano già transitate da Hormuz prima dell’escalation, tuttavia la chiusura forzata di Ras Laffan potrebbe pesare nei mesi successivi. Edison, legata a QatarEnergy da un contratto venticinquennale siglato nel 2009, e Eni, che nel 2023 ha firmato un accordo di 27 anni partecipando allo sviluppo del giacimento North Field, monitorano l’evoluzione predisponendo piani di contingenza. Secondo Simone Tagliapietra, economista del think tank Bruegel, l’Italia è il Paese europeo più esposto perché utilizza più gas nella generazione elettrica rispetto ai partner continentali e fa maggiore affidamento sul Gnl qatariota, l’impatto finale dipenderà quindi dalla durata dello stallo produttivo, mentre il Paese si prepara alla fase di riempimento degli stoccaggi per l’inverno 2026-2027. Infine sul fronte industriale, Confindustria ha richiesto l’istituzione di una task force d’emergenza, parlando di fase di “emergenza nazionale” per le imprese fortemente esposte all’imprevedibilità dei costi energetici. Le tensioni inoltre si estendono al Mediterraneo orientale con Israele che ha disposto la sospensione temporanea delle operazioni nel giacimento offshore Leviathan, gestito da Chevron, mentre prosegue il piano di espansione dell’export verso l’Egitto. Sono state segnalate esplosioni in Iran, sull’isola di Kharg, snodo da cui transita circa il 90% del petrolio destinato all’esportazione. Teheran, terzo produttore dell’OPEC, contribuisce con circa il 4,5% alla produzione globale, con 3,3 milioni di barili al giorno. Anche l’Arabia Saudita è stata coinvolta: un drone è stato intercettato nei pressi della raffineria di Ras Tanura (capacità di 550.000 barili al giorno). Infine nel Kurdistan iracheno diverse compagnie internazionali hanno sospeso precauzionalmente la produzione, riducendo flussi pari a circa 200.000 barili al giorno verso il porto turco di Ceyhan. Le incognite su gas e petrolio restano profonde, alcuni analisti ritengono poco probabile un blocco prolungato di Hormuz, considerate le conseguenze sistemiche che avrebbe anche per gli alleati regionali di Teheran, le prossime 48 ore saranno determinanti per capire l’evoluzione del conflitto tra Washington, Tel Aviv e Teheran e le conseguenti ripercussioni sull’equilibrio energetico globale. La crisi conferma ancora una volta quanto la stabilità geopolitica del Medio Oriente resti un fattore determinante per l’economia mondiale, e quanto l’Italia, oggi più che mai, sia esposta alla volatilità dei mercati energetici internazionali.

ARTICOLI CORRELATI

Morto Khamenei. Iran: colpiremo con un'arma che il mondo non ha mai visto

Trump pronto ad intensificare la guerra con l'Iran che può spezzare l'impero americano

Missili sulla USS Abraham Lincoln. Tre soldati Usa uccisi dai missili iraniani

È guerra totale. Usa e Israele attaccano l’Iran

TAGS:

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos