Dal 10 ottobre oltre 1.300 violazioni del cessate il fuoco trasformano la striscia in un laboratorio di guerra permanente
Emergono con sempre maggior chiarezza i risvolti del Board of Peace, l’ente promosso dall'amministrazione Trump per supervisionare la ricostruzione di Gaza, con l’appoggio del "Great Trust" da 100 miliardi di dollari. Un piano che promette rendimenti quadruplicati per investitori sui nuovi palazzi da consegnare ai nuovi ricchi proprietari mentre i palestinesi saranno relegati alla marginalità di un genocidio che passerà sotto silenzio.
Eppure di bombe ancora si muore. Mentre il mondo discute di governance e ricostruzione, le forze israeliane hanno perpetrato un nuovo massacro che ha ucciso almeno 31 palestinesi, in una chiara violazione del cessate il fuoco firmato appena quattro mesi fa.
Tra le vittime, sei bambini—bambini che dormivano quando i razzi israeliani hanno colpito i loro edifici residenziali senza alcun preavviso.
L'ospedale Nasser di Khan Younis è stato subito trasformato in una tenda di dolore. Mohammed Saqer, funzionario medico, ha descritto uno scenario straziante con i reparti di terapia intensiva strapieni e una drammatica carenza di forniture mediche che rende impossibile fornire un'assistenza adeguata.
Un residente di Gaza City, Mohammed al-Helou, ha raccontato l'orrore di questa mattina: droni di sorveglianza ed elicotteri da combattimento volavano a bassa quota. Alle 4:00 del mattino, un appartamento residenziale è stato colpito mentre una famiglia e i bambini dormivano dentro. Nessun preavviso, nessuna possibilità di scampo.
Altro che Board of Peace. Dal 10 ottobre 2025 si contano oltre 1300 violazioni del cessate il fuoco e 509 palestinesi uccisi dalle forze israeliane.
Il Collasso Sanitario: Morte Lenta in Ospedale
Ciò che caratterizza questa aggressione è il suo impatto diretto sul sistema sanitario, già distrutto dopo più di due anni di guerra. Il quadro clinico è apocalittico. L'ospedale al-Shifa di Gaza City, attraverso il suo direttore Muhammad Abu Salmiya, testimonia un crimine invisibile agli occhi dei media internazionali: circa il 50% dei pazienti dializzati è morto negli ultimi due anni in attesa di cure al di fuori della Striscia o di forniture mediche essenziali. L'ospedale gestisce solo 34 macchine per dialisi per circa 750 pazienti affetti da insufficienza renale. L'assenza di oltre il 70% dei farmaci necessari ha trasformato la medicina in una pratica di triage disperato, dove si decide chi vive e chi muore in base ai criteri di scarsità estrema.
La chiusura del valico di Rafah, imposta dalle autorità israeliane, ha causato la morte di oltre 1.000 pazienti e feriti in attesa di cure all'estero. Circa 20.000 persone necessitano urgentemente di evacuazione medica, ma il valico rimane sigillato, trasformando la Gaza meridionale in un carcere senza sbarre dove la morte arriva lentamente e inesorabilmente.
Munir al-Bursh, direttore generale del Ministero della Salute palestinese, ha lanciato l'allarme sul fatto che le forniture mediche si stanno esaurendo rapidamente e la situazione sanitaria è "estremamente grave".
L’allarme delle ONG
Ancora una volta le organizzazioni internazionali lanciano appelli disperati nel vuoto. Sam Rose, Direttore degli affari dell'UNRWA a Gaza, sottolinea che la sopravvivenza di 2,1 milioni di persone "è appesa a un filo". Le condizioni di carestia si sono "moderatamente stabilizzate," ma le famiglie restano sfollate, i bambini vanno a letto affamati, e l'assistenza sanitaria di base è fuori dalla portata di centinaia di migliaia di persone.
Amjad Shawa, responsabile della rete di ONG palestinesi a Gaza, afferma che il cessate il fuoco non ha fermato i "crimini di genocidio". I bombardamenti quotidiani continuano a sfollare la popolazione mentre Israele impedisce l'ingresso di beni di prima necessità, forniture per rifugi e medicinali.
La promessa della riapertura del valico di Rafah domenica 1° febbraio è presentata come un segnale di "ottimismo", ma gli esperti sul campo avvertono che il piano si concentra solo sul movimento pedonale—non su combustibili, camion di aiuti, e forniture mediche critiche di cui la popolazione ha estrema necessità.
Foto © Imagoeconomica
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