Debito fuori controllo, sistema antimissile Golden Dome e corsa alle materie prime: così Washington prova a tenere in piedi l’egemonia fuori dal diritto internazionale
Il vecchio ordine globale non esiste più, ora siamo arrivati alla dottrina del disordine mondiale dove a vincere è la legge del più forte. È quanto si evince dalla nuova Strategia Nazionale di Difesa 2026, pubblicata dal Dipartimento della Guerra Usa il 23 gennaio che incarna la visione del presidente Donald Trump di "Pace attraverso la Forza".
Il documento si apre con una critica tagliente alle politiche post-Guerra Fredda, accusando le precedenti leadership di aver "disperso i nostri vantaggi militari" perseguendo "progetti grandiosi di ricostruzione nazionale" e impegnandosi a sostenere "astrazioni costruite sul nulla come l'ordine internazionale basato su regole".
Effettivamente il tycoon lo ha ricordato solo pochi giorni fa, sostenendo che “l’unico limite” al suo potere è la sua moralità personale, non il diritto internazionale o altri vincoli esterni.
Ora conta solo la logica barbara del più forte che interviene solo per i propri fini di mantenimento ed ampliamento della potenza. Quello statunitense è un impero ormai in decadenza e le posture più aggressive ed offensive sono sintomatologia di debolezza crescente.
Il debito e interessi USA crescono più in fretta dell’economia e il deficit resta strutturalmente alto. Una traiettoria è insostenibile nel lungo periodo. All’inizio del 2026 il debito federale totale supera i 38,5 trilioni di dollari, con un incremento di più di 2 trilioni in appena un anno. Il rapporto debito/PIL è ormai nell’area del 120–125% per il 2024 e le proiezioni lo spingono verso il 126–127% nel 2026, segnalando che il debito cresce stabilmente più della ricchezza prodotta ogni anno. Solo per interessi sul debito gli americani hanno speso circa 970 miliardi nel 2025, ma diverse analisi mostrano che l’onere effettivo ha ormai superato il trilione di dollari l’anno, quasi tre volte il livello di inizio decennio.
L’America sperimenta una dipendenza dal resto del mondo: la posizione finanziaria netta verso l’estero è passata da circa 1 a oltre 24 trilioni di dollari in questo secolo, con una bilancia dei pagamenti cronicamente in rosso che rende gli Stati Uniti sempre più assuefatti dalla disponibilità altrui a finanziare il loro disavanzo. In uno scenario in cui gli interessi superano stabilmente 1,5 trilioni e il gettito non cresce allo stesso ritmo, ogni rialzo dei tassi o una recessione costringerebbero Washington a scelte drastiche tra tagli pesanti alla spesa, aumenti di imposte o ulteriore monetizzazione del debito, con il rischio di instabilità finanziaria e politica ben superiore a quella odierna. Per questo hanno bisogno di vendere materie prime, hanno bisogno del petrolio venezuelano per aumentare la domanda di dollari del mondo, hanno bisogno dei metalli rari della Groenlandia per superare la dipendenza forte che hanno con la Cina.
Tutta la retorica fasulla che vedeva l’intervento militare occidentale come la missione salvifica per occidentalizzare il mondo intero e condurlo ai presunti valori di democrazia e libertà si è sciolta come neve al sole.
Ed ecco che al cuore della nuova dottrina si trova la convinzione che le precedenti amministrazioni abbiano minato sistematicamente lo "spirito guerriero" delle forze armate, distraendo i militari dal loro "ruolo principale, insostituibile-combattere, vincere, e così deterrere le guerre che contano davvero per il nostro popolo".
Al fine di sostenere l’egemonia imperiale statunitense, la strategia identifica quattro linee di sforzo prioritarie che costituiscono la spina dorsale della nuova postura difensiva americana: difendere la patria e l'emisfero occidentale; deterrere la Cina nell'Indo-Pacifico attraverso la forza ma senza confrontazione diretta; aumentare la condivisione degli oneri con alleati e partner; e rivitalizzare la base industriale della difesa. Questa priorizzazione gerarchica rappresenta un riconoscimento esplicito che le risorse americane sono limitate e devono essere concentrate dove i rischi sono più gravi per gli interessi nazionali.
La Repubblica Popolare Cinese: la sfida prioritaria
La strategia riconosce la Cina come "il secondo paese più potente del mondo - dietro solo agli Stati Uniti - e lo stato più potente rispetto a noi dal diciannovesimo secolo". Di fatto, mentre l'economia sovietica non superò mai il 40% di quella americana, in contrasto, l'economia cinese è già più grande di quella americana in termini di parità di potere d'acquisto e continua a crescere.
Nel rapporto del 2022, Pechino era stato descritto come il concorrente strategico più importante degli Stati Uniti. Il nuovo rapporto afferma che gli Stati Uniti non cercano di "soffocare o umiliare" la Cina e dovrebbero contenere Pechino "con la forza, non con il confronto". Il rapporto afferma che il Pentagono "fornirà la potenza militare per la diplomazia lungimirante e realistica del presidente Trump, creando così le condizioni per un equilibrio di potere nell'Indo-Pacifico che permetterà a tutti noi, Stati Uniti, Cina e altri Paesi della regione, di godere di un mondo decente".
Tradotto: l’approccio continuerà a risolversi in una pericolosa militarizzazione di Taiwan. A metà dicembre 2025, l'amministrazione Trump ha annunciato un pacchetto di vendite militari a Taiwan del valore di 11,1 miliardi di dollari, superando qualsiasi precedente transazione.
Tra i sistemi forniti ci sono 82 HIMARS, combinati con 420 missili ATACMS da 300 km di gittata, che forniscono per la prima volta a Taipei la capacità credibile di colpire obiettivi militari nella Cina continentale, includendo basi aeree costiere, concentrazioni di forze anfibie e infrastrutture logistiche nello Fujian e nel Guangdong. Questa capacità di interdizione trasforma il calcolo strategico cinese, introducendo costi potenzialmente proibitivi per qualsiasi operazione d'invasione. La Cina ha risposto al pacchetto di armi USA con le più grandi esercitazioni militari mai condotte attorno a Taiwan, denominate "Justice Mission-2025", eseguite il 29-30 dicembre 2025.
Questo esercizio costituisce un serio avvertimento alle forze separatiste per l''indipendenza di Taiwan' e alle forze esterne di interferenza... è un'azione legittima e necessaria per proteggere la sovranità nazionale e mantenere l'unità nazionale", ha dichiarato il portavoce del Comando Teatro Orientale dell'Esercito Popolare di Liberazione (PLA).
La strategia dirige il Dipartimento di Guerra a "costruire, posizionare e sostenere una forte difesa di negazione lungo la Prima Catena di Isole". La Prima Catena di Isole, che si estende dal Giappone attraverso Taiwan e le Filippine fino al Borneo, rappresenta una barriera strategica naturale che limita l'accesso della Cina al Pacifico più ampio. Le acque a ovest della Prima Catena di Isole sono relativamente poco profonde, il che ha importanti implicazioni per il rilevamento dei sottomarini - una considerazione critica dato che i sottomarini cinesi con missili balistici costituirebbero un componente importante di una capacità di secondo attacco credibile per la Repubblica Popolare Cinese.
Russia: una minaccia persistente ma gestibile dall’Europa
La strategia 2026 ridimensiona significativamente la percezione della minaccia russa rispetto alle precedenti dottrine, caratterizzando Mosca come "una minaccia persistente ma gestibile per i membri orientali della NATO". Sebbene mantenga il più grande arsenale nucleare del mondo e capacità sottomarine, spaziali e informatiche rilevanti, la sua minaccia convenzionale rimane “confinata all'Europa orientale” senza costituire un pericolo esistenziale per gli Stati Uniti.
Il documento enfatizza una disparità economica schiacciante: "Mosca non è in posizione di fare un'offerta per l'egemonia europea". Il prodotto interno lordo della NATO europea raggiunge i 26 trilioni di dollari contro i soli 2 trilioni della Russia - un rapporto di 13 a 1. La sola Germania supera economicamente l'intera Federazione Russa. Nonostante ciò, la guerra in Ucraina dimostra che la Russia conserva "profondi serbatoi di potere militare e industriale", destinando circa un terzo del bilancio statale (7% del prodotto interno lordo) alle forze armate.
Tuttavia, questa mobilitazione economica massiccia non è sostenibile a lungo termine. L'economia russa si sta gradualmente trasformando verso un modello simile a quello iraniano, caratterizzato da modernizzazione limitata e stagnazione strutturale. La vulnerabilità critica della Russia risiede nella sua dipendenza dai proventi energetici: sebbene la capacità di sostenere lo sforzo bellico non sia attualmente esaurita, particolarmente se i prezzi del petrolio rimangono stabili, "prezzi più bassi o sanzioni aggiuntive severe renderebbero la situazione più precaria". Il bilancio russo dipende strutturalmente dalle esportazioni di idrocarburi, rendendo il paese estremamente vulnerabile a fluttuazioni del mercato energetico globale o a un coordinamento occidentale volto a deprimere i prezzi attraverso aumento della produzione o enforcement più rigoroso del price cap sulle esportazioni russe. Ed ecco che l’Operazione Absolute Resolve in Venezuela che garantirà agli Usa l’accesso a 303 miliardi di barili di petrolio rappresenta una potenziale micidiale leva economica contro Mosca, se dovesse aumentare a dismisura l’offerta di oro nero nel mondo.
La conclusione è chiara: gli alleati europei della NATO "fortemente posizionati ad assumere la responsabilità primaria per la difesa convenzionale dell'Europa, con supporto critico ma più limitato degli Stati Uniti". Per l'Ucraina, il presidente Trump ha ribadito che "questa è la responsabilità dell'Europa prima e soprattutto". La questione della pace in Ucraina non è più un affare di Washington in sostanza, anzi, seguendo i dettami di questa dottrina è bene che la guerra continui a tempo indeterminato.
L'approccio strategico: quattro linee di sforzo prioritarie
Il documento si articola poi su quattro pilastri fondamentali. Primo: difesa della patria americana, con priorità assoluta alla sigillatura dei confini - considerata esplicitamente "sicurezza nazionale" - e contrasto al narco-terrorismo nell'emisfero. Ma l’elemento centrale è rappresentato dal Golden Dome, sistema di difesa missilistica multi-strato con intercettori spaziali progettato per neutralizzare missili balistici nella fase di spinta - uno scudo "molto vicino al 100 percento efficace" con costi stimati tra 252 miliardi e 3,6 trilioni di dollari. Tuttavia, il sistema presenta vulnerabilità non di poco conto: in particolare risulterebbe inefficace contro i torpedini nucleari autonomi russi Poseidon, armi subacquee strategiche che operano a profondità estreme e possono colpire obiettivi costieri o portare testate termonucleari da 2 megatoni, aggirando completamente le difese aeree e spaziali.
Secondo: deterrenza cinese nell'Indo-Pacifico attraverso "forza, non confrontazione", costruendo una difesa di negazione lungo la Prima Catena di Isole e ampliando il dialogo militare-militare con l'Esercito di Liberazione del Popolo per stabilità strategica. Terzo: aumento drastico del burden-sharing alleato - il Vertice NATO dell'Aia ha fissato l'obiettivo al 5% del PIL (3,5% spesa militare + 1,5% sicurezza) entro il 2035, rendendo l'Europa responsabile primaria della propria difesa e del supporto all'Ucraina. Quarto: rilancio della base industriale della difesa attraverso rilocalizzazione produttiva, tecnologie additive abilitate dall'Intelligenza Artificiale e modelli decentralizzati come la rete Fornace di Mach Industries e Arsenal-1 di Anduril, restituendo agli Stati Uniti il ruolo di "arsenale del mondo", anche grazie al nuovo budjet della difesa fissato a 1,5 trilioni di dollari.
La conclusione è molto amara, se constatiamo come questa da “pace attraverso la forza” a “guerra per la pace” il confine sia più sottile che mai.
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